Evelyn Gordon, in Mosaic, 6 marzo 2023, scrive che chiunque leggesse in questo periodo la stampa fuori da Israele penserebbe che il Paese presto smetterà di essere una democrazia. Sennonché, metà del pubblico diffida profondamente della Suprema Corte. Eppure – soggiunge – alcune delle preoccupazioni espresse da chi vi si oppone sono valide e meritano attenzione. Vi sono due pacchetti di riforme governative, uno scritto da Yariv Levin, Ministro di Giustizia, membro della Knesset del Likud, e un altro proposto da Simcha Rothman, membro della Knesset del Partito Religioso Sionista. Ambedue hanno diversi elementi, riferiti alla rivoluzione giudiziale degli anni ’80 e ’90, che si vorrebbero cancellare.
Sarebbe anomalo, secondo Gordon, che in uno Stato privo di Costituzione (come è il caso, ad esempio, in Gran Bretagna) la Suprema Corte abbia un potere come quello che hanno gli Stati che sono invece muniti di una costituzione scritta. Attualmente, in Israele, l’84% della sinistra approva l’operato della Corte, mentre solo il 26% della destra lo approva; il 63% dei laici è a favore, mentre solo il 6% degli ultra ortodossi ne è a favore. La cennata rivoluzione giudiziale avrebbe accresciuto l’ambito dei soggetti legittimati ad agire in giudizio e l’ambito dei casi suscettibili di essere azionati, quindi anche da parte di soggetti privi di un interesse loro (vedi Hillel Neuer, Aharon Barak’s Revolution, Azure online, 1998, n.3). Inoltre, la Corte sostiene che le decisioni del governo se ritenute oltremodo irragionevoli, possono rendersi illegali. Aggiungiamo noi, però, per esempio, che l’ordinanza 23/2023 della Corte Costituzionale italiana menziona il principio di ragionevolezza, ma il punto è che in Italia l’oggetto non si estende alle politiche governative. La riforma vorrebbe vietare alla Corte Suprema di rendere illegittime le Basic Laws, alle quali però la Corte stessa attribuisce natura costituzionale, ponendo in essere una contraddizione non da poco. Inoltre le riforme proposte prevedono che con 61 voti su 120 la Knesset possa annullare le sentenze della Suprema Corte, ossia, chiunque fosse al potere potrebbe farlo, con buona pace della divisione dei poteri. Infine, si prevede che occorrano 12 voti su 15 perché la Corte possa “annullare” una legge. Una guerra (oppure una querelle) senza quartiere?
L’articolo della Gordon è molto più lungo di queste osservazioni ed è bene argomentato. Sennonché, qui il problema non riguarda la capacità tecnica dell’autrice, ma la sensazione che le posizioni delle opposte “fazioni” rispondano a visioni del mondo (diciamo) troppo diverse e troppo radicali per quella che dovrebbe essere una fisiologica divergenza d’opinioni in un sistema democratico. Diremo la nostra, volendo estremizzare e con la consapevolezza di sconfinare nello straw argument ( un tipo di errore in cui la posizione di un avversario è travisata per rendere più facile l’attacco. Implica la creazione di una versione debole o esagerata dell’argomento dell’avversario che sia più facile da confutare, piuttosto che affrontare il suo argomento effettivo). Qui, nel teatro israeliano, le posizioni sono così radicate, che perfino un compromesso rischia di costruire un congegno giuridico disarmonico ed entropico. Un tale compromesso dovrebbe essere raggiunto con l’esplicito impegno di rinviare a tempi migliori (e più sereni) la posta in essere di un sistema che restituisca all’ordinamento giuridico israeliano il prestigio che rischia di perdere. Si illude chi pensa che basti cambiare le norme per risolvere i problemi; se non si cambia la cultura sottostante, le riforme sono inutili e, talvolta, anche dannose (rinvio al mio lavoro: Fra legittimità e merito, spunta il versante culturale, Vita Not., n° 2, maggio- agosto 2020, p. 1). In definitiva, potremmo azzardare una nostra opinione: ogni riforma che incrini la separazione dei poteri sarebbe da considerare insoddisfacente. Scomodiamo il povero Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, autore de L’Esprit des Lois (1748): “Il y a, dans chaque état, trois sortes de pouvoirs ; la puissance législative, la puissance exécutrice des choses qui dépendent du droit des gens, & la puissance exécutrice de celles qui dépendent du droit civil…..Dans la plupart des royaumes de l’Europe, le gouvernement est modéré ; parce que le prince, qui a les deux premiers pouvoirs, laisse à ses sujets l’exercice du troisième”. Volete proprio il compromesso, malgrado le cennate controindicazioni? Ebbene, se lo volete davvero, salvate il soldato Montesquieu.