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LO SQUILIBRIO DELLE FORZE FRA PALESTINESI E ISRAELIANI

  • Opinioni

Sovente si legge di uno squilibrio di forze fra palestinesi e israeliani, da ultimo rovistando in dichiarazioni tanto risalenti quanto autorevoli quanto (infine) rese attuali. È davvero così? Vi è un sottile non detto che attraversa la vicenda, costituito dal fatto che, per il mondo ebraico, un eventuale Stato palestinese è oggetto di accettazione pressoché universale, mentre l’accettazione da parte palestinese dello Stato d’Israele, che sembrava un dato acquisito ai tempi degli Accordi di Oslo, che ormai hanno trent’anni, si è rivelata tutt’altro che una certezza. Infatti, l’accettazione dello Stato palestinese è incondizionata, mentre quella dello Stato ebraico è saltata: non era incondizionata.

Qualcosa c’è, tuttavia: un’Autorità Nazionale Palestinese insediata da Israele (non ha vinto una battaglia per addivenire a tale risultato) con poteri (quasi) statali, garantiti dai cennati Accordi.

Inoltre, aleggia sempre la vecchia frase, per cui il mondo arabo può perdere tutte le guerre di questo mondo senza che succeda alcunché, mentre se Israele ne perdesse una sola, le conseguenze sarebbero morte, esilio e dispersione. Sarà pure normale che un ebreo austriaco avesse introdotto il concetto di rimozione, meno normale è che non ve ne sia contezza. Certo, questo non fa piacere, ma non è una buona ragione per cacciare la capoccia sotto la sabbia.

Gli Stati a maggioranza islamica sono una cinquantina, a maggioranza ebraica uno, gli islamici sono il 24% della popolazione mondiale, gli ebrei lo 0.2%: questi sono due modi pesanti (entità statali e numero di fedeli) di aver ragione a prescindere e non occorre essere Emile Durkheim o Sigmund Freud per accorgersene.

Gli ebrei potrebbero essere pure intelligenti ma che siano furbi è tutto da vedere se, dopo aver posto le basi del sapere universale, non si sono (non ci siamo) accorti che il nazismo intendeva sterminarli/sterminarci; dopo la deportazione del 16 ottobre 1943, da Roma continuavano a chiedere notizie sui loro cari, ormai quasi tutti sterminati e basterebbe rileggere Giacomo Debenedetti per darmi ragione.

Tutti ripetono questi giorni che l’aggressore è la Russia e che l’Ukraina l’aggredito: sarà così? Per esempio, Israele ha abbandonato Gaza da decenni e subisce continue aggressioni da Gaza, eppure per un’importante leader italiana non sarebbe così: dobbiamo rivedere tutto? Ancora: i morti russi sono molti più degli ukraini: perché qui non rileva?

Se vi è sproporzione fra le forze israeliane e quelle palestinesi, perché i deboli non accettano la pace ed i forti la chiedono? La risposta è evidente: perché non ho ben capito: sarà un vizio?

Infine: un’annotazione di costume: su Haaretz si legge che negli USA i legislatori arrivano a inventarsi di essere ebrei senza esserlo, mentre in Italia succede il contrario. Chissà se lo Struzzo mi pubblicherebbe un saggio in materia.

Emanuele Calò © riproduzione riservata