Il complottismo ha vecchie e risalenti radici. In un dibattito fra Ernesto Galli della Loggia e Tomaso Montanari, al Cinema Farnese, una signora che inveiva contro “l’imperialismo americano” si è prodotta contro soggetti ed entità non meglio specificati, che vorrebbero manipolare il pensiero. Galli della Loggia, in splendida forma, si è rifiutato di entrare nel merito dei pensieri cospirazionisti. Può essere un buon metodo, perché non si può negare/confutare senza accomodarsi docilmente sullo stesso piano del pensiero paranoico, attribuendogli una legittimità che non può avere chi, rifiutandosi sia di motivare alcunché che di fornire la minima prova, formula accuse che avrebbero fatto impallidire Torquemada. Sennonché (e questo è il lato pulito della teoria critica) tali accuse non si risolvono in accuse isolate ed estemporanee, ma fanno parte di una sottocultura diffusa, quella riassumibile nel pecoreccio “ci vogliono nascondere” oppure “non ci vogliono far sapere”. Sarebbe sensato ignorare questa sottocultura, perché, tanto, noi saremmo o crederemmo di essere superiori, ignorando che il pregiudizio, per quanto sciocco, può risolversi in derive inattese, insidiose e, soprattutto, illegali? Il pensiero irrazionale è un male necessario, quanto meno per la parte in cui rimuove quanto di sgradevole alberga nelle nostre esistenze. Sennonché, quando si rivolge a terzi, diventa una piaga che rende l’esistenza impossibile alle minoranze, e si rivela anche (ed è questa la maggiore insidia) terreno di coltura per i peggiori demagoghi. Quanto finora esposto – ne sono consapevole – sembrerebbe una sintesi che potrebbe attribuire diritto di cittadinanza ad una versione domestica del c.d. pensiero debole (nel caso cennato, la debolezza non investe di sicuro il corpo). La riscrittura ad libitum della storia, l’invocazione di pensatori non necessariamente eccelsi, come gli autori di Orientalismo o di Las venas abiertas) così come la composizione di una trama fatta da toppe di diversi colori, conducono a pensare che talvolta il soggetto che le cuce insieme non creda necessariamente nelle proprie parole; questo, però, è un argomento che potrebbe prestarsi ad un saggio scritto da chi ne fosse capace.
Emanuele Calò © riproduzione riservata