Il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la Giornata della Memoria, merita di essere analizzato con cura. Andrebbe rimarcato che il Capo dello Stato, sul quale gravano tanti compiti, tante responsabilità, tanti impegni e -diciamolo – l’ulteriore gravame dello studio di sterminati dossier sugli argomenti più diversi, non può essere considerato uno specialista della materia. Eppure, non finisce di sorprenderci il valore intellettuale di un uomo che trova il tempo e il modo di essere illuminante anche quando si tratta dell’Olocausto, a conferma del fatto che l’Italia ha ancora Uomini di grandissimo valore, senza i quali poco o nulla si potrebbe fare. Tutto ciò, corredato da una poco comune sensibilità umana, rendendoci in qualche modo debitori per quanto fa per il nostro amato Paese, senza mai risparmiarsi e sempre con la massima delicatezza e umiltà.
Vediamo i diversi punti:
L’antisemitismo è frutto della cultura alta
“Tossine letali – razzismo, nazionalismo aggressivo e guerrafondaio, autoritarismo, culto del capo, divinizzazione dello Stato – che circolarono, fin dai primi anni del secolo scorso, dalle università ai salotti, persino tra artisti e scienziati, avvelenando i popoli, offuscando le menti, rendendo aridi cuori e sentimenti. Così come è fondamentale mettere in luce come la persecuzione razziale poggiasse su un complesso sistema di leggi e di provvedimenti, concepiti da giuristi compiacenti, in spregio alla concezione del diritto, che nasce – come ben sappiamo – dalla necessità di proteggere la persona dall’arbitrio del potere e dalla prevaricazione della forza.
Sarebbe tecnicamente errato fare, come si è proposto di recente, abrogare/espungere la parola “razza” dall’ordinamento
“Il regime fascista, nel 1938, con le leggi razziali agì crudelmente contro una parte del nostro popolo. È di grande significato che la Costituzione repubblicana, dopo la Liberazione, volle sancire solennemente, all’articolo 3, la pari dignità ed eguaglianza di tutti i cittadini, anche con l’espressione “senza distinzione di razza”. Taluno ha opinato che possa apparire una involontaria concessione terminologica a tesi implicitamente razziste. I Costituenti ritennero, al contrario, che manifestasse, in modo inequivocabile, la distanza che separava la nuova Italia da quella razzista. Per ribadire mai più”.
L’antisemitismo colpì ebrei e non ebrei, perché le leggi razziali recavano una definizione di “ebreo” diversa da quella dell’ebraismo
“Agli italiani di origine ebraica fu sottratta, da un giorno all’altro, la cittadinanza, cioè l’appartenenza allo Stato”.
I meriti dei cittadini italiani “giusti” e le colpe degli “ingiusti”
Vi furono tanti italiani, i “giusti”, che rischiando e a volte perdendo la propria vita, decisero di resistere alla barbarie nazista, nascondendo o aiutando gli ebrei a scappare. Rendendo oggi onore a questi italiani, non possiamo sottacere anche l’esistenza di delatori, informatori, traditori che consegnarono vite umane agli assassini, per fanatismo o in vile cambio di denaro.
L’unicità della Shoah, negata purtroppo anche da studiosi ebrei
“La Shoah fu un unicum nella storia dell’uomo, pur segnata da sempre da barbarie, guerre, stragi ed eccidi. Nessuno Stato aveva mai, come scrisse lo storico tedesco Eberhard Jäckel, «deciso e annunciato, con l’autorità e sotto la responsabilità del proprio leader, di voler uccidere, il più possibile e senza sosta, un determinato gruppo di esseri umani, inclusi gli anziani, le donne, i bambini e i neonati; e mai aveva messo in atto questa decisione con tutti i mezzi possibili al potere statal”.»
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