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LAWRENCE D’ARABIA

LAWRENCE D’ARABIA

Il Medio Oriente è in fiamme, i veri responsabili latitano, perché il “colpevole”, secondo loro, c’è già. Ovviamente non è così e per cercare di aprire un po’ la prospettiva, rileggiamo la storia di un uomo che è entrato profondamente nella mente degli Arabi: Thomas Edward Lawrence, detto T. E. e poi Lawrence d’Arabia.

T.E. era inglese, ma aveva nel cuore i destini della popolazione araba che non era costituita in Stati, ma da un insieme di tribù nomadi, unite solo dalla comune fede islamica.

Gli unici Stati riconosciuti come tali erano la Siria, il Libano e l’Egitto.

Vediamo, quindi, in breve la storia di T.E. e, alla fine, capiremo perché al momento l’Arabia Saudita, sotto attacco dei ribelli yemeniti, pur chiedendo aiuto a destra e a manca, non riceve nessun sostegno, neanche da quei partners con i quali di recente ha siglato un accordo secondo il quale Pakistan e Turchia sarebbero già dovuti intervenire in suo aiuto.

Trump pensa alle elezioni di mid term, l’UE è morta, ma se l’Arabia cede si chiude lo stretto di Bab el Mandeb, che dà accesso al Mar Rosso, con il che i porti di Barcellona, Marsiglia, Tolone, Nizza, Sète, Genova, Savona, Cagliari, Palermo, Bari, Ancona e Trieste possono pure chiudere per ferie.

L’unico che si è offerto di aiutare l’Arabia è stato Israele, ma siccome tra i due Paesi non ci sono rapporti diplomatici, a causa della questione palestinese (si ricorda che il problema l’ha creato Arafat tra il 1974 e il 1979), di cui, peraltro, non si interessa nessuno Stato Arabo, l’Arabia ha rifiutato.

C’è da augurarsi che questo Paese, tra un missile e un drone, si svegli e capisca il grande errore che sta facendo.

Torniamo alla storia di Lawrence, che, per molti versi ha contribuito all’attuale “kaos”.

Il personaggio scelto da T.E. per unire la nazione araba era Faisal, uno dei figli dello sceriffo Hussein. Si incontrarono nell’autunno del 1916, quando Lawrence, ufficiale di collegamento britannico, andò a valutare i capi della rivolta, in modo da scegliere il più idoneo a guidare la costituenda “Nazione Araba”..

Tra i due nacque un sodalizio molto stretto che consentì la presa di Aqaba (1917), raggiunta attraversando il deserto anziché dal mare e nell’ingresso a Damasco nel 1918.

Alla successiva Conferenza di Parigi (1919)  Faisal sperava di avere l’assenso alla creazione di  uno Stato arabo indipendente, con Lawrence accanto come interprete e sostenitore. Ma le grandi potenze avevano già le loro idee: alla conferenza di San Remo (1920) furono avviati e assegnati i mandati, con Siria e Libano alla Francia, Iraq e Palestina alla Gran Bretagna. Faisal, proclamato re di Siria, fu sconfitto dai francesi a Maysalun nel luglio 1920 e dovette lasciare Damasco.

Winston Churchill, allora ministro inglese delle Colonie, riunì al Cairo (1921), gli esperti britannici per ridisegnare la regione. Lawrence, suo consulente, ebbe un peso reale: Faisal divenne re dell’Iraq e suo fratello Abdullah emiro della Transgiordania. Per Lawrence fu una riparazione parziale, perché sentiva di aver tenuto, almeno in parte, fede alla promessa fatta agli arabi. Restavano fuori la Siria, perduta, e la Palestina, destinata a un futuro conflittuale, ancora in atto.

Tra le storie che si intrecciano nella vita di Lawrence, c’è un episodio che viene inserito nel film sulla sua vita e riguarda Damasco. La centrale elettrica era fuori uso, dopo che Faisal aveva conquistato la città.

Il generale Allenby offre l’aiuto degli inglesi; Faisal si dichiara d’accordo. a condizione che sulla centrale sia issata la bandiera araba.

Questo non è un aspetto di facciata, ma dimostra quanto la visione arabo-islamica delle cose sia diversa da quella del mondo occidentale. Per gli arabi quello che appare deve essere sempre a loro favore e non cedono neanche all’evidenza.

Il caso della centrale elettrica di Damasco è emblematico perché in quel momento gli arabi non disponevano nemmeno di un cacciavite e nessun uomo era in grado di svitare una lampadina, ciononostante l’insegna doveva essere araba.

Il caso odierno dell’Arabia Saudita si inserisce perfettamente, così come è perfetta la ricostruzione secondo la quale il mandato inglese sulla Palestina si è esercitato sul caos, che permane tuttora.

Per quanto riguarda l’occidente risulta chiaro che appena uno dei porti prima citati chiuderà per mancanza di traffico (uno a caso: Genova) i camalli propal verranno a più miti consigli.

Per chiudere il cerchio ci soccorre una terzina del nostro Sommo Poeta, tratta dal Paradiso, canto XVII, in cui Cacciaguida, avo di Dante, gli preannuncia l’esilio con queste parole: “Tu proverai siccome sa di sale/ lo pane altrui e come è duro calle/ lo scendere e il salir per l’altrui scale”.

Marco Del Monte, Ingegnere