OSSESSIONE EBRAICA ROBA DA PSICOANALISI
Due ebrei in treno seduti l’uno di fronte all’altro; uno legge Shalom e l’altro uno dei tanti giornali più o meno antisemiti. Quello che legge Shalom ad un certo punto chiede al dirimpettaio “come fai a leggere questo giornale che parla sempre male di noi?”; la risposta è chiarificatrice: “perché almeno mi fa sentire potente, invidiato, anche pericoloso, se vuoi!”.
Questa storiella mi è venuta in mente mentre leggevo che Sanchez aveva dato l’ordine di impedire a qualsiasi aereo israeliano di sorvolare il territorio spagnolo.
Il sorvolo, il 14 agosto, era stato richiesto da un volo che stava andando in Colombia per portare aiuto concreto alla popolazione colpita da un terremoto devastante del 7° grado Richter.
Un mese fa circa c’era stato un analogo evento in Venezuela e il governo israeliano anche lì aveva inviato una squadra specializzata che si era distinta per la celerità e la professionalità degli interventi e del materiale impiegato, il tutto affinato da esperienze dirette in crolli e ricerche e interventi di primo soccorso..
La decisione di Sanchez è incomprensibile e ridicola in sé, ma nell’articolo citato ci sono dei passaggi che evidenziano la paranoia di certi atteggiamenti.
Mauro Zanon, estensore dell’articolo pubblicato da Libero domenica 23 agosto, riferisce che l’ex presidente colombiano, Gustavo Petro, uomo di spicco della sinistra, ha accusato i volontari israeliani di non essere abbastanza esperti in materia ed inoltre di appartenere ai servizi di intelligence.
L’inconsistenza di tali argomentazioni è propria di gente armata solo di prosopopea e di arroganza, tanto che non appare molto lontana dal vero l’evenienza che non saprebbe riconoscere un ebreo nemmeno se stesse a colazione con lui.
Non è il solo, però, ad aver assunto un atteggiamento del genere; infatti Ivàn Cepeda, senatore comunista in carica ha detto che l’emergenza in questo modo rischiava di “normalizzare” la presenza di un esercito straniero sul territorio nazionale.
Viene in mente che nel nostro Paese per due soli giorni si è detto che l’unguento che aveva salvato molti ragazzi usciti vivi dall’inferno di Crans Montana era israeliano: una vergogna infinita.
La sconcertante decisione di Sanchez ha costretto il volo umanitario israeliano a sorvolare il Marocco, dopo aver costeggiato il confine orientale della Spagna, facendogli percorrere i due cateti al posto dell’ipotenusa.
La stessa Ong spagnola Acom (Acciòn y Comunicaciòn sobre Oriente Medio) ha accusato il governo madrileno di aver ostacolato un’azione umanitaria, definendo la politica di Sanchez nei confronti di Israele “una vera e propria ossessione che rasenta la dichiarazione di guerra”.
Israele, già dal 10 agosto aveva contattato il governo colombiano che aveva ringraziato accettando anche a seguito dei buoni risultati raggiunti in Venezuela, dove il primo progetto prodotto è stato quello della squadra di Israele.
Questi comportamenti sono il sintomo di un atteggiamento malato che ormai in Italia sta diventando normale ed è questa la tragedia: che sia normale tenere fuori gli ebrei dalla vita pubblica.
Quando ero in terza media ad Ancona c’erano ancora i capoclasse e l’albo d’onore della scuola, sul quale ad ogni trimestre veniva iscritto il migliore di ogni classe.
Nonostante potessi usufruire dell’esonero dall’ora di religione io preferivo rimanere in classe, pur essendo l’insegnante un prelato di chiare inclinazioni antisemite.
Una volta ebbe a dire che gli ebrei sono ignoranti e non all’altezza; correttamente chiesi di parlare, facendo notare al “buon padre” che nella scuola c’erano sei ebrei, di cui due nella stessa classe, in cinque eravamo sull’albo d’onore, mia sorella in pianta stabile e io proprio in quel trimestre.
Non solo mi beccai una nota, ma il Preside chiese a mio padre di sottoscrivere la dispensa dall’ora di religione.
Naturalmente il Preside, partigiano ferito in guerra e perciò claudicante, si scusò, affermando che ero ben voluto dai compagni con i quali ho sempre avuto buoni rapporti, che conservo ancora.
Da questo breve scritto si può constatare che l’atteggiamento e il modo di fare dell’antisemita classico assomigliano a vere e proprie patologie che portano a stravolgere la realtà. L’antisemita vero crede a quello che dice e ci si copre come Linus con la sua coperta. Il vero rischio sono gli antisemiti per convenienza, come i professori bocciati agli esami che occupano il posto solo perché, in un modo o nell’altro, l’ebreo se ne è andato.
Marco Del Monte, Ingegnere