Gerusalemme e il popolo ebreo
La rinascita ebraica nella Terra dei padri fu un atto politico moralmente dovuto.
La colonizzazione araba della Terra Santa fu un atto violento, privo di diritti.
(Benedetto Musolino, 1851)
“Gerusalemme ed il popolo ebreo”, scritto dal senatore Benedetto Musolino nel 1851, recentemente ripubblicato da Libri Liberi, è un’analisi dettagliata del come e perché la rinascita nazionale ebraica nella Terra dei padri sia, oltre che un atto politico moralmente dovuto, funzionale alla politica imperiale britannica. Siamo mezzo secolo prima che Teodor Herzl, fondatore del Sionismo moderno, pubblicasse Lo Stato ebraico. L’autore che è stato più volte in visita in Palestina, dichiara ripetutamente che la Palestina è chiaramente la terra del popolo ebreo, così come lo è Gerusalemme (addirittura nel titolo del libro!). In effetti l’Imperatore Adriano che nel 136 cambia il nome di Giudea in Siria Palestina, vuole cancellare il nome Giudea, dando agli ebrei il nome di Palestinesi.
Mio bisnonno Scialom Bahbout, costretto ad abbandonare il Marocco, assieme a molti ebrei a causa dei massacri perpetrati dai musulmani, decide non a caso di trasferirsi a Gerusalemme, perché da sempre quella è la terra dei padri. Gli arabi l’avevano conquistata e colonizzata mettendola a ferro e fuoco, costringendo anche parte degli ebrei a convertirsi, ma, ovunque risiedessero, gli ebrei non avevano mai rinunciato al proprio diritto sulla terra dei padri. Non si può cambiare il diritto sulla terra con una conquista: basta leggere la stampa dell’Ottocento o del primo Novecento per rendersi conto che non esisteva nessun dubbio che gli ebrei fossero i detentori del diritto su quella terra e che quando si diceva vado in Palestina, si intendeva dire vado nella terra dei padri, nella terra degli ebrei.
Gli stessi ebrei basano il proprio diritto sulla terra santa non sulla conquista fatta da Israele sotto la guida di Giosuè, ma sulla decisione dell’imperatore persiano Ciro: dopo la conquista di Babilonia, Ciro prende atto che gli ebrei in Babilonia si sentono in esilio e non possono cantare i canti di Sion in una terra straniera (salmo 137) e, per questo, consente loro di ritornarci per costruire il Tempio (Ezrà 1, 1-5; II Cronache 36, 22 -23)
Gli arabi hanno conquistato molte terre, ma questo fatto non costituisce un titolo per proclamare che le terre conquistate hanno cambiato padrone, e parliamo di molte terre in Asia e in Africa.
In effetti, l’ONU dovrebbe salvaguardare proprio questo diritto: ai nuovi abitanti di una terra va riconosciuto il diritto di cittadinanza, come fa la Torà in vari punti del testo: una sola legge sarà applicata allo straniero come per al cittadino (Levitico 19: 33-34).
Scialom Bahbout, ebreo palestinese