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LA QUESTIONE EBRAICA 89 NON POTERE CAPIRE

LA QUESTIONE EBRAICA 89 NON POTERE CAPIRE

Abbiamo trattato, nella scorsa puntata del nostro commento al libro di Emanuele Calò su La questione ebraica nella società postmoderna, del Bund, ossia il forte partito ebraico socialista rivoluzionario, a cui aderirono molti ebrei russi, polacchi, lituani, estoni e lettoni, fondato a Vilinius nel 1897.

I bundisti, in linea con l’ortodossia marxista, che non ammetteva nessun particolarismo nazionale, come abbiamo ricordato, furono fieri oppositori del sionismo, che consideravano un tradimento dell’internazionalismo proletario. Riguardo alle loro posizioni, Yitzack Zuckerman, leader dell’insurrezione del Ghetto di Varsavia, formulò queste osservazioni, riportate da Calò: “La posizione ufficiale del Bund consisteva nella più estrema e sciocca posizione di contrasto al sionismo. Le loro parole e le loro azioni non erano soltanto contro il sionismo, ma anche contro sé stessi. Si trattava di autodistruzione, ma loro non lo capivano. Molti altri non avevano alternative, perché erano polacchi e la Polonia era la loro patria, ma i bundisti potevano esserlo ovunque fosse loro consentito, e non capivano che, invece, il, Bund non avrebbe trovato spazio in Polonia. Tutta la loro lotta contro il sionismo, contro la nostra gente, era anacronistica, e lo stesso vale per la loro opposizione all’esodo degli ebrei”.

Anche Borochov, il grande pensatore socialista e sionista, di cui abbiamo già parlato, li criticò aspramente, e non soltanto per la loro opposizione all’idea di una patria ebraica, ma anche per una loro concezione astratta e irreale del marxismo: “Non capiscono che è una follia preoccuparsi della lotta di classe senza prestare attenzione al posto di lotta e di lavoro. Il materialismo storico non può cercare il reale contenuto di una questione sociale nell’ambito culturale”.

Il maggiore errore dei bundisti, soprattutto, fu non avere compreso che, nella terra del socialismo reale, la stessa idea di un’organizzazione che si proponesse di conservare ed esibire una matrice ebraica era impossibile. Karl Marx aveva detto a chiare lettere che la soluzione della questione ebraica si sarebbe avuta solo con “l’emancipazione della società dall’ebraismo”, ossia attraverso una “soluzione finale” (quantunque, forse, incruenta) che avesse determinato la completa e definitiva cancellazione di ogni forma di identità ebraica, e Lenin aveva ribadito il concetto, ricordando che “gli ebrei migliori sono quelli che non sono più ebrei”.

Stalin, com’è noto, fondò, nel 1932, una sorta di Repubblica ebraica nel Birobidzhan, una remota regione della Siberia, a ottomila chilometri da Mosca, nella quale furono inviati circa cinquantamila ebrei. Una delle terre più inospitali dell’immenso territorio dell’Unione Sovietica, nel quale fu proibito l’uso dell’ebraico, ma autorizzato, per lo meno, quello dell’yiddish, che divenne la lingua ufficiale del Birobidzhan. Nel 1947, poi, il dittatore avrebbe espresso il voto favorevole, all’ONU, per la spartizione della Palestina, e quindi per la nascita di Israele, ma non lo fece certo per amore degli ebrei, e tanto meno in quanto favorevole a un loro Stato indipendente, bensì esclusivamente per cacciare la Gran Bretagna dal Medio Oriente.

Chi sa come si sentirono i primi dirigenti bundisti – scrive Calò – quando furono arrestati, nella maggior parte dei casi su denuncia dei dirigenti comunisti locali, nel settembre 1939, dopo la stipula del patto Molotov-Ribbentrop e l’immediata invasione della Polonia da parte dell’URSS”. Il crollo delle loro illusioni divenne, in quel momento, definitivo.

Tuttavia, nonostante il loro evidente fallimento, credo che verso i bundisti occorra avere un atteggiamento di comprensione. Anch’essi, a loro modo, cercarono una sorta di riscatto per il popolo ebraico. Non avevano capito che, all’ombra del comunismo, esso era impossibile. Ma, per chi era nato e cresciuto nella religione comunista, questa impossibilità, in quei luoghi e quei tempi, probabilmente, non si poteva capire.

 

Francesco Lucrezi, storico