Cancellazione della Memoria e malattia dell’Alzheimer
Quando si parla di Memoria, il pensiero va immediatamente alla Shoà e agli effetti prodotti dalle persecuzioni nazifashiste. La tradizione ebraica ci sorprende e ci suggerisce invece di pensare agli eventi positivi accaduti al popolo ebraico. Ecco quindi affiorare dalle origini della storia ebraica, l’Egitto, ma non l’Egitto della schiavitù e del massacro dei bambini appena nati, ma l’Egitto che ha accolto benevolmente Giacobbe e la sua gente durante la carestia. La Torà stabilisce una mizvà per ricordare il comportamento degli egiziani: “Non aborrire l’egiziano, poiché fosti straniero nella sua terra”. Il fatto di essere stati bene accolti, nonostante fossimo stranieri, vien posto alla base dell’identità ebraica: “Amerai per il forestiero ciò che ami per te, non odiare lo straniero perché stranieri foste in Egitto”. Hakkarat hatov, la riconoscenza per il bene ricevuto viene sempre in prima linea. Subito dopo dobbiamo pensare cosa ci ha lasciato l’esperienza della schiavitù egiziana e capire cosa ha significato nella storia ebraica e in quella umana in generale”. Questo ci porta al primo comandamento “Io sono il Signore tuo D. che ti ha fatto uscire dall’Egitto dalla casa di schiavitù“: e siamo spinti a pensare cosa dice la tradizione sullo schiavo: “Chi compra uno schiavo acquista un padrone” a causa dei diritti che venivano riconosciti agli schiavi. Questo spiega perché gli ebrei furono tra i primi ad eliminare la schiavitù prima che ci provasse Spartaco.
I massacri e gli stupri fatti dai palestinesi il Setteotobre sono stati una cosa orribile, che il Mondo non ebraico ha già dimenticato. che l’Occidente nel suo complesso, sia quello politico, religioso, intellettuale è pronto a dimenticare e a omettere, non perchè colpito dalla malattia dell’ Alzheimer, ma per scelta: questo è evidenziato dal comportamento della società e in primis dei suoi capi politici, religiosi e intellettuali. Gli ebrei hanno una “memoria lunga” per il bene e per il male, ma non si lasciano incatenare dai ricordi negative: anche nei momenti diffcili sanno cercare, come si deve reagire. Basta guardare alla storia: la distruzione del Tempio di Gerusalemme operata dai Romani nel 70; il cambio del nome di Gersalemme in Aelia Capitolina e il nome di Giudea in Siria Palestina nel 136; l’inquisizione e i roghi seguiti dalla cacciata dalla Spagna e i territory spagnoli con l’editto di Isabella la cattolica nel 1492; i pogrom in tutta Europa e nell’illuminata Francia con l’Affare Dreyfus; le persecuzioni nazifasciste e la Shoà. Tutti questi disastri sono stati sempre seguiti da una reazione con un risveglio sociale, culturale e politico degli ebrei, che hanno messo in campo tutte le loro migliori forze intellettuali.
Anche il Setteottobre, nonostante gli atti orribili fatti dagli arabi di Palestina, che non possono essere dimenticati o sottovalutati e passati in silenzio, ha messo in moto una reazione che ha colpito soprattutto le persone vicine al popolo ebraico o perchè di origine ebraica o perchè dotate ancora di una umanità che non tutti a quanto pare posseggono. Il risultato è stato ciò che sembra si stia realizzando: la richiesta del ritorno dei dispersi al popolo ebraico per il quale gli ebrei pregano tutti i giorni. “Signore! Suona il grande shofàr per la nostra liberazione e innalza un vessillo per radunare i nostri dispersi”. Queste sono le parole del profeta Isaia (27, 13) lo stesso che ha annunciato l’avvento dei tempi messianici: in quel giorno sarà suonato il grande shofàr e i dispersi nella terra di Assiria e coloro che sono stati respinti nella terra d’Egitto torneranno e si inchineranno nel sacro monte a Gerusalemme”. Sul ritorno a Gerusalemme dei dispersi i Maestri (Rabbi Akivà e Rabbi Eli’ezer) non sono d’accordo tra loro: “Rabbi Akivà sostiene che i dispersi non torneranno perché è scritto “li gettò in un’altra terra come questo giorno”: come si getta per terra qualcosa che non servirà più; Rabbi Eliezer invece sottolinea che l’uso della parola “Giorno” sta a significare che il futuro dei dispersi è simile a quello del Giorno, che prima si oscura e poi torna a risplendere”.
Ogni generazione ha sollevato il problema dei “Dispersi di Israele” e qualcuno ha anche cercato di andare a cercare le tribù disperse, per non lasciare il loro ritorno solo alla volontà del S. Ora finalmente dopo secoli di dispersione il popolo ebraico è tornato nella Terra dei padri e questo potrebbe essere il segnale che è arrivato il momento per ricercare e richiamare i dispersi”, per collaborare con le decisioni divine.
Izchak Ben ZVI secondo presidente dello Stato di Israele, si attivò per andare a cercare gli ebrei dispersi, ma dopo la sua morte il progetto fu accantonato: Israele – aggredito da tutte le parti, aveva altri problemi più urgenti.
Alcuni anni or sono Il governo israeliano riprese in mano il progetto e creò una commissione cui assegnò l’incarico di cercare dove potessero essere queste persone. In effetti l’interesse era solo quello di individuare le persone che nel corso della lunga dispersione avevano finito per assimilarsi alle popolazioni locali, mantenendo ancora qualche aspetto riconducibile all’identità ebraica.
I risultati furono sorprendenti, anche se poi poco o nulla fece il governo di Israele per passare dall’analisi alla pratica: chi scrive questa memoria è stato coinvolto per l’attività svolta come Rabbino capo di Venezia, dove si stabilirono molti ebrei provenienti dalla Penisola Iberica, e di Rabbino Capo del Meridione d’Italia d’Italia, dal quale gli ebrei vennero cacciati in seguito all’editto di Isabella di Castiglia del 1492.
La ricerca portò alla luce comportamenti di singoli e di piccoli gruppi che avevano mantenuto un’identità ebraica embrionale. Vi erano anche intere popolazioni che sostenevano di essere di ascendenza ebraica e chiedevano di tornare a far parte del Popolo ebraico.
L’Italia è stata spesso al centro di questo ritorno: I Falasha furono scoperti da italiani che erano andati in Etiopia e ricondotti dopo molti anni in Israele; gruppi di ebrei (di Sannicandro Garganico) si palesarono anche prima della II Guerra mondiale, ma il rabbino capo di Roma li consigliò di rinviare il loro ritorno; molti singoli sono emersi via via portando prove che avevano comportamenti ebraici. Ciò che caratterizza l’identità ebraica dei singoli è che è difficile “cancellarla del tutto”: alcuni comportamente collegati con i precetti del sabato, dell’alimentazione e del lutto sono indelebili. In un certo senso possiamo dire che la malattia dell’ “Alzheimer” non attacca chi ha ricevuto una profonda educazione, basata non solo sui sentimenti, ma su precisi comportamenti quotidiani.
Organizzare l’accoglienza
Pur essendo di matrice ebraica, difficilmente tutte le persone troverebbero spazio nelle comunità diasporiche; bisogna preparare persone e strutture pronte ad accogliere e a inserire in un percorso serio di adesione all’ebraismo coloro che lo desiderano. Questo comprende: i discendenti di coloro che sono stati convertiti forzatamente al Cristianesimo e all’Islam, ma anche i membri di gruppi e tribù che in vari paesi africani, asiatici e americani dichiarano di essere discendenti degli ebrei.
Questo processo può essere realizzato soprattutto in Israele, dove la cultura ebraica è parte viva della vita di tutti i giorni. Nel corso della storia centinaia e migliaia di ebrei sono stati costretti a convertirsi forzatamente all’Islam e al Cristianesimo: i loro discendenti meriterebbero oggi di essere nuovamente reinseriti in un percorso che li reintegri nelle società ebraiche, sia in Israele che nelle Diaspore. Ricerche approfondite sono state fatte negli ultimi anni e si tratta di migliaia di persone desiderose di unirsi al popolo ebraico e alle sue Comunità.
Nel corso degli anni in cui svolsi il ruolo di rabbino capo di Napoli incontrai molte persone che erano chiaramente di origine ebraica. Tra le tante, ricordo che uno shabbath mattino si presentò in Sinagoga un gruppo di nigeriani, dotati di Tallet, che dichiararono di essere ebrei. Non ero al corrente della Comunità degli Igbu che vivono in Nigeria. Nella sorpresa generale, li abbiamo accolti e messi a loro agio: li coinvolgemmo in qualche modo nella preghiera.
Le ricerche hanno messo in evidenza che molte sono le popolazioni che dichiarano di essere ebrei: Falashà, Falashmura (Etiopia), Abayudaya (Ugana), Igbu (Nigeria), Lemba (Sudafrica), Benè Menashè e Beta Israel (India – Asia), Benè Moshè (Perù) e tanti altri gruppi in Colombia, in Argentina e in Messico, a Maiorca ….
Lo Stato d’Israele e il Congresso Mondiale ebraico dovranno mettere in atto un progetto ampio che disponga anche delle risorse necessarie per fare una ricerca approfondita, guidata da esperti nei vari campi (Storici, antropologi, studiosi delle religioni, rabbini ecc.) affinché i risultati possano essere per quanto possibile credibili.
Come nel caso dei Falasha di Etiopia o dei Benè Menashè dell’India (in parte emigrati in Israele), si tratta di permettere alle persone di recuperare esperienze e norme che si sono sviluppate nelle Comunità ebraiche per centinaia di anni. E’ necessario che queste persone vengano inserite gradualmente con un percorso culturale in maniera da non minare l’unità del popolo ebraico.
Qual è l’approccio che è opportuno avere nel rapporto con queste comunità ritrovate? In una società che si è fatta sempre più aggressiva nei confronti degli ebrei, quali sfide e quali strategie mettere in campo per non essere eliminati dal discorso culturale, religioso e politico?
Per rispondere a queste sfide il popolo ebraico deve muoversi in maniera diversa dal passato, deve affrontare molte sfide e tra le altre in particolare quello dell’accoglienza.
Tutti coloro che sono di origine ebraica o sono vicini al mondo ebraico e a Israele in particolare devono essere accolti con favore: a chi può essere applicata la “legge del ritorno”?
La domanda è più critica e complessa quando si tratta di intere “Tribù” che dichiarano di essere ebrei. Lo Stato d’Israele e il Congresso Mondiale ebraico dovranno mettere in atto un progetto ampio che disponga anche delle risorse necessarie per fare una ricerca approfondita guidata da esperti nei vari campi (Storici, antropologi, studiosi delle religioni, rabbini ecc.) affinché i risultati possano essere per quanto possibile credibili.
Vista la tendenza ebraica di dividersi non sarà semplice: questo è un fatto importante sempre, ma specie in questa fase. Abbiamo visto quanto sia stato deleterio lo spettacolo fornito da Israele e dagli ebrei sia prima che dopo l’aggressione palestinese del Setteottobre (che in verità non è ancora terminata e i resti sul piano psicologico saranno difficili da cancellare). Gli antisemiti e gli estremisti musulmani non fanno alcuna distinzione tra un ebreo e un altro. Per questo motivo Rabbi Abraham di Zanz (scampato alla Shoà, dove perse la sua famiglia), diceva che tutti coloro che sono stati perseguitati in quanto ebrei, anche se non lo erano formalmente, hanno il diritto di essere considerati come ebrei, al fine della loro accoglienza dentro il popolo d’ Israele.
Dicono i Maestri che il Tempio di Gerusalemme è stato distrutto a causa dell’odio gratuito tra i membri del popolo ebraico: le nostre generazioni devono fare tesoro di questo insegnamento.
Rav Scialom Bahbout