Le sfide di Israele e delle Diaspore
Il popolo ebraico e lo Stato d’Israele sono stati proiettati nuovamente al centro della politica e della storia del Mondo: una nuova terribile situazione di attacchi di ogni genere verso gli ebrei, l’ebraismo e lo Stato d’Israele. Ogni reazione sembra inadeguata e insufficiente, cosa che può indurre ad abbandonare la sfida e a richiudersi nel proprio campo.
Non è la prima volta che il popolo ebraico si trova davanti a decisioni difficili per ridefinire il proprio futuro. Dalla storia possiamo imparare che una crisi rappresenta una opportunità di cambiamento. Questi alcuni dei momenti in cui è stato necessario che qualcuno prendesse una decisione per dare una svolta e una continuità alla storia ebraica.
- La distruzione del primo Tempio e il conseguente esilio in Babilonia, dove si è imposta l’idea della Sinagoga come “piccolo Santuario” in sostituzione del Tempio.
- La distruzione del II tempio e l’esilio “romano”: il Tempio viene in qualche modo sostituito da Rabban Yochanan ben Zakkai con Yavne e i suoi maestri: lo studio e l’applicazione della Torà vien posto al centro della vita ebraica.
- Altri momenti cruciali sono stati la sconfitta definitiva subita da Adriano che dichiara Gerusalemme Aelia Capitolinae la Giudea Samaria Siria Palestina.
- La cacciata dalla Spagna che porterà parte del popolo a risiedere in Terra d’Israele e ricostituire i centri della cultura ebraica, con lo sviluppo a Safed della Kabbalà di Rabbi Izchak Luria, diffusa dall’italiano Rabbi Chaim ViItal: la redenzione di Israele è alla radice del ritorno di Israele nella sua terra.
La storia successiva è piena di tentativi falliti di falsi Messia con l’approdo – dopo mille persecuzioni degli Stati a ispirazione cristiana o mussulmana – all’idea del riorno in Terra Santa per essere un “popolo come gli alti popoli”, ma con un destino e un progetto diverso.
È noto che dopo la distruzione di Gerusalemme, i Maestri fondarono la scuola di Yavne e, negli anni che seguirono la vittoria romana di Adriano, gli ebrei si riorganizzarono fissando le norme nella Mishnà per tutto il popolo ebraico nella Terra d’Israele e nei paesi della diaspora, creando le basi per il futuro ebraico. In sostanza la crisi divenne un’occasione, un’opportunità, per ridefinire il ruolo ebraico senza Tempio e sacrifici e senza Gerusalemme occupata dal nemico.
Anche questa volta siamo chiamati a nuove sfide, così come dopo la Shoà: ieri i nazisti oggi l’Islam Sciita dell’Iran (che dichiarano essere loro gli ebrei) si propone di cancellare Israele e gli ebrei applicando la Jiàd il genocidio contro gli ebrei infedeli, cosa che avrebbe trovato la benedizione del Mufti di Gerusalemme alleato dei nazisti. Le dichiarazioni erano chiare e inequivocabili perché dettate dalle leggi dell’Islam. Ancora una volta quasi tutto il Mondo occidentale e non solo, è rimasto a guardare, rendendosi complice, della narrativa islamica: le vittime del massacro del Setteottobre (gli ebrei israeliani) sono diventate aggressori. Senza volere tornare ai massacri fatti da Maometto stesso (il più efferato fu nel 627 a Medina con lo sterminio della tribù ebraica dei Banu Qurayza , cui Maometto partecipò sgozzando 900 ebrei maschi adulti. Una persona si può dichiarare un buon musulmano se è pronto a seguire l’esempio di Maometto. L’Obiettivo dell’Iran sciita e dei suoi alleati (Hamas, Hezbollah, Houti) era scritto a lettere capitali sui muri e nelle dichiarazioni e negli Statuti.
Quanto accade oggi è la continuazione degli eventi che si sono ripetuti per oltre 100 anni. Gli arabi musulmani dopo avere invaso e colonizzato la Terra d’Israele, hanno martellato almeno dal 1920 la popolazione ebraica con attentati e migliaia di missili. L’Iran aveva l’obiettivo pubblicato per le strade di cancellare Israele e gli ebrei; nessuno ha ricordato che Hezbollà, longa manus finanziata dagli Ayatollà iraniani, bombardava Israele con missili da molti anni. Il comportamento di Hezbollà era considerato legittimo (anche se contro il volere dello stesso governo libanese), la reazione di Israele per impedire che migliaia di missili IRANIANI piovessero sulla popolazione della Galilea non era legittima. Gli Hezbollà sparavano i loro missili da luoghi vicini alle basi dell’Unifil, forniti da uno Stato membro dell’ONU che dichiarava pubblicamente di volere cancellare un altro stato membro dell’ONU. Accanto a quella che i palestinesi chiamano la Nakba, c’è stata una Nakba peggiore subita dagli ebrei nei paesi arabi: quasi un milione di persone del 1948 (un numero maggiore di quello degli arabi palestinesi) è stato costretto ad abbandonare le proprie case e i paesi in cui vivevano da tempi anteriori alla conquista dell’Islam, a vagare e a cercare un rifugio chi nel nuovo Stato di Israele chi altrove.
E’ necessario ambiare rotta e tornare al momento in cui gli ebrei approvarono la costituzione dello Stato d’Israele. Nei prossimi giorni ricorre l’anniversario della dichiarazione di indipendenza dello Stato di Israele, firmata il 14 maggio 1948. Leggiamo che
Lo Stato d’Israele sarà aperto per l’immigrazione ebraica e per la riunione degli esuli, incrementerà lo sviluppo del paese per il bene di tutti i suoi abitanti, sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace, come predetto dai profeti d’Israele, assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite.
Lo Stato d’Israele sarà pronto a collaborare con le agenzie e le rappresentanze delle Nazioni Unite per l’applicazione della risoluzione dell’Assemblea Generale del 29 novembre 1947 e compirà passi per realizzare l’unità economica di tutte le parti di Eretz Israel.
Facciamo appello alle Nazioni Unite affinché assistano il popolo ebraico nella costruzione del suo Stato e accolgano lo Stato ebraico nella famiglia delle nazioni.
Facciamo appello – nel mezzo dell’attacco che ci viene sferrato – ai cittadini arabi dello Stato di Israele affinché mantengano la pace e partecipino alla costruzione dello Stato sulla base della piena e uguale cittadinanza e della rappresentanza appropriata in tutte le sue istituzioni provvisorie e permanenti.
Tendiamo una mano di pace e di buon vicinato a tutti gli Stati vicini e ai loro popoli, e facciamo loro appello affinché stabiliscano legami di collaborazione e di aiuto reciproco col sovrano popolo ebraico stabilito nella sua terra. Lo Stato d’Israele è pronto a compiere la sua parte in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente intero.
Non so se l’Islam e i suoi capi religiosi sono in grado e pronti fare i cambiamenti necessari per entrare nel novero delle nazioni civili, pronti a convivere con gli altri popoli. L’Islam ha bisogno di un leader come Papa Woytila che ha attraversato il ponte che dal Vaticano porta alla Sinagoga di Roma e ha avuto il coraggio di rompere centinaia di anni di disprezzo e di persecuzioni dichiarando semplicemente che gli ebrei erano suoi fratelli.
Rav Scialom Bahbout