La guerra dei 100 e più anni
Dopo 100 anni di aggressioni, molte delle quali finanziate dall’IRAN,
nel silenzio del mondo occidentale,
Israele reagisce legittimamente per difendersi dal Genocidio (GIAD) Sciita iraniano.
Siamo abituati ad assumere l’aggressione del setteottobre come l’inizio o quanto meno il momento cruciale del conflitto arabo/israeliano. In realtà si è trattato di un episodio di una guerra che dura da oltre cento e più anni, dal 1920. A parte le aggressioni e i massacri fatti sotto la guida di Maometto (629 d.C.), oltre cento sono quelle fatte dai musulmani verso gli ebrei in tutti i secoli successivi. Anche se le persecuzioni dei cristiani furono più numerose e sanguinose, le aggressioni e i massacri dell’Islam furono letali, e non mi risulta ci sia mai stato un atto di ripensamento o una richiesta di perdono per quanto fatto e neanche un’affermazione chiara che gli ebrei sono fratelli da parte delle massime autorità religiose.
Le aggressioni islamiche si sono basate sul presunto concetto di Dar El Islam: il diritto dei musulmani di ritenere che una terra conquistata e colonizzata lo è in eterno, un fatto cioè che ha un valore eterno, anche se accaduta molti secoli fa. Gli ebrei non hanno mai basato il diritto sulla terra d’Israele sulla conquista fatta da Giosuè nell’11° secolo avanti l’EV, ma su tre dati fondamentali: il primo, il riconoscimento di Ciro il Grande (5° secolo a.e.v), il secondo l’avere vissuto, prodotto cultura in quella terra per secoli, e terzo, avere comunque desiderato di tornarci anche dopo l’espulsione fatta dai Romani nel 1° secolo. Tutti sanno che gli ebrei terminano molte delle preghiere con l’augurio l’anno prossimo a Gerusalemme nella speranza di potervi fare ritorno, sia dall’Africa che dall’Europa. La pretesa che la conquista islamica deve esser considerata definitiva fa parte della narrazione musulmana: l’Islam ha colonizzato quella terra così come faranno nel tempo paesi europei come Gran Bretagna, Francia, Spagna, Portogallo e Italia. La colonizzazione araba musulmana ha comportato l’imposizione di una nuova religione e di una nuova lingua. Gli ebrei comunque non si sono mai dati per vinti e non hanno rinunciato a continuare e a sviluppare la propria cultura nella propria lingua e professare la religione, oltre che nelle Diaspore, anche nella Terra d’Israele (si pensi al Talmud di Gerusalemme e a tutti i testi elaborati nella Giudea, nella Samaria e in Galilea).
Quindi la centralità della Terra d’Israele non è stata mai messa in dubbio nella storia e nell’identità del popolo ebraico; tuttavia avere uno Stato che raccoglie l’eredità e partecipa alla vita delle altre nazioni, è un fatto che lo collega alla storia degli Stati ebraici del passato. La creazione dello Stato d’Israele ha messo in moto una serie di cambiamenti che hanno una influenza sostanziale sul futuro del popolo ebraico. Questo significa che Israele deve assumere su di sé la responsabilità di raccogliere tutti gli ebrei e tutti i loro discendenti che hanno lottato perché il popolo ebraico continuasse la sua storia e la sua missione in mezzo agli altri popoli. Oltre a pensare a salvaguardare sé stesso Israele deve anche preoccuparsi di quanto avviene nelle Diaspore in cui è disseminato il popolo ebraico.
Dopo una infinità di attentati sia in Israele che nel resto del Mondo, il Setteottobre i Palestinesi di Hamas – con l’approvazione e il silenzio del mondo musulmano e perfino la complicità e il silenzio di parte del mondo occidentale – hanno iniziato l’operazione che doveva concludersi con la cancellazione (GIAD) degli ebrei e di Israele. Analogamente a quanto avvenne quando i nazisti annunciarono lo stesso progetto, tutti hanno sottovalutato che volessero davvero mettere in pratica questo loro proclama, Non è un caso che il Mufti di Gerusalemme sia stato alleato dei nazisti: i palestinesi di Hamas avevano nel proprio DNA l’odio proclamato dai Nazisti e hanno pensato fosse arrivato il momento per applicare il Giad (genocidio) degli ebrei, proclamato a chiare lettere nel loro Statuto. Questo progetto era finanziato dall’IRAN, patria degli Sciiti musulmani, che sostengono di essere i veri ebrei, e sostenuto anche da Hezbollah (sciita) chiaramente finanziato dall’Iran. Il mondo musulmano, anche parte di quello legato ai Patti di Abramo, non ha reagito come sarebbe stato doveroso dopo gli stupri e i massacri che accompagnarono l’aggressione del setteottobre. Tutto è stato poi confermato dall’esplosione dell’odio verso gli ebrei, cosa ben nota in Europa: la Chiesa, l’Islam, e la società laica che non capisce perché gli ebrei non si assimilino alle comunità in cui vivono, ma insistono a dichiarare la loro fedeltà a un patto, a una religione e a una storia che ha causato loro molte sofferenze. Insomma, la domanda che si fanno è perché gli ebrei non rinunciano alla propria identità una volta per tutte!
Il ritorno sulla scena mondiale di Israele non solo come religione, ma anche come Stato a pieno titolo che ha lo scopo di raccogliere tutte le diaspore ebraiche, passate e future, non è ben visto. La domanda è quindi quale può essere oggi il ruolo dello Stato d’Israele? Come superare una guerra che dura da oltre 100 anni? Come riuscire a convivere con dei vicini che hanno rifiutato il ritorno degli ebrei nella loro terra, che gli arabi – veri coloni – conquistarono e colonizzarono. Lo sviluppo della società ebraica nella sua Terra richiede che si arrivi a una pacificazione: la pace è sempre stata tra i grandi ideali dei profeti d’Israele ed è stata poi tramessa anche agli altri popoli.
Come arrivare a una pacificazione con i popoli musulmani? E’ possibile una pacificazione con l’Iran sciita?
Il problema fondamentale è che purtroppo il mondo musulmano è diviso in vari gruppi: mentre i sunniti (Arabia Saudita ed altri) sembrano più propensi a un accordo, l’Iran e gli Sciti (e tutti coloro che vivono sotto la loro influenza) hanno l’obiettivo dichiarato di cancellare Israele e di negare l’esistenza degli ebrei. Essi affermano che gli ebrei hanno peccato e vanno cancellati “noi sciiti siamo i veri ebrei”.
Il problema è quindi innanzi tutto di natura religiosa: esistono dei musulmani moderati, ma di fatto finiscono per essere irrilevanti perché nessuno dei capi importanti dell’Islam ha assunto posizioni chiare rispetto all’obbligo dl Giad sia degli ebrei che dei cristiani, considerati infedeli e Dhimmi – inferiori – rispetto ai musulmani. Per un dialogo tra le parti è necessario che l’Islam apra una nuova stagione in cui: 1) Riconosca il valore delle altre religioni e quelle scaturite dal monoteismo ebraico in primis; questo però deve esser fatto dai massimi leader religiosi in maniera chiara e senza equivoci, 2) Dichiari che il tempo della Giad è finito e al massimo riguarda il passato; 3) chieda perdono e si penta di tutti i crimini commessi negli atti di Giad.
La Chiesa cattolica ha fatto un passo importante: Giovanni Paolo II ha dichiarato gli ebrei “fratelli maggiori” recandosi di persona nella Sinagoga di Roma (ero presente a quell’evento): tutti coloro che si dichiarano cristiani e ne hanno ricevuto l’eredità, dovrebbero fare tesoro di queste parole.
A quando un alto consesso importante dell’Islam pronto a fare una dichiarazione simile? Questa potrebbe aprire le porte al dialogo: non sarebbe dignitoso dialogare con chi ti considera un essere inferiore. Aspettiamo, auspichiamo e preghiamo.
Rav Scialom Bahbout
*Questo articolo fa parte di una riflessione dedicata alle sfide che attendono Israele e il popolo ebraico dopo i recenti eventi e al ruolo che, secondo la tradizione, Israele dovrà assumere per il futuro