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GIORNO DELLA MEMORIA 7 RISVEGLIARE LA SERPE

GIORNO DELLA MEMORIA 7 RISVEGLIARE LA SERPE

(da HaKol 16/1/26)

Abbiamo scritto – lo precisiamo per coloro che non abbiano letto le scorse puntate di questa nostra riflessione – che, pur riconoscendo gli aspetti positivi del Giorno della Memoria, che ha indubbiamente contribuito all’educazione morale di mote generazioni di giovani e adulti, inducendoli a riflettere sugli orrori del nazismo, sussistono anche dei validi argomenti per considerare questa manifestazione ormai inutile o controproducente. E abbiamo anche affermato che, purtroppo, gli argomenti contrari ci sembrano numericamente prevalenti rispetto a quelli a favore.

Tali argomenti, in sintesi, come abbiamo precisato, ci sembrano essere sei, e sono i seguenti:

  1. Ritualizzazione della Memoria;
  2. Elezione dell’ebreo a “vittima per antonomasia”;
  3. Concezione della Shoah come “eccezione” nella storia e ignoranza dell’antisemitismo;
  4. Collegamento esclusivo e assorbente tra antisemitismo e nazifascismo;
  5. Sollecitazione di nuovo antisemitismo;
  6. Profanazione e insulto della memoria.

Avendo esposto i primi quattro, passiamo ora al quinto: “sollecitazione di nuovo antisemitismo”.

Questo argomento potrebbe sembrare sorprendente.

Come è possibile che un momento di raccoglimento, di riflessione, di analisi, creato appositamente per condannare senza riserve un orrendo passato, e per promuovere – in contrasto con le sataniche ideologie di sopraffazione, discriminazione razziale, morte, sterminio del nazifascismo – i valori di accoglienza, tolleranza, dialogo, rispetto, umanesimo, difesa della dignità dell’uomo (di tutti gli uomini, a partire dai più deboli e indifesi), nella negazione assoluta di qualsiasi “gerarchia” tra gli esseri umani, sia diventata, o possa diventare, un veicolo di nuovo antisemitismo? Ossia della più odiosa, più velenosa, più oscura di tutte le gerarchie, o, comunque, quella che, più di ogni altra, ha segnato di sé gli anni abominevoli della Shoah? Perché, se è ben noto che a essere stati inghiottiti dalla fornace nazista sono stati in tanti – oppositori politici, disabili, omosessuali, rom, slavi e tanti altri -, è altrettanto noto che la prima ossessione di Hitler e dei gerarchi nazisti era un’altra. Il fascismo è durato ben sedici anni senza un manifesto antisemitismo, il nazismo è invece nato, fin dal primo istante, nel nome di questa paranoica ossessione, senza la quale sarebbe semplicemente inconcepibile.

Se si ritiene che il Giorno della Memoria abbia inteso allontanare gli spettri del passato, bisogna logicamente pensare che il suo primo (non certo esclusivo) obiettivo sia stato quello di vaccinare le nuove generazioni contro il morbo antisemita. Che avrebbe dovuto insegnare a riconoscerlo, a rifiutarlo, a combatterlo.

Ci ha provato veramente? Ci è riuscito?

La risposta a entrambe le domande, purtroppo, è negativa, ed il motivo è il seguente.

Come ho provato molte volte a spiegare, l’antisemitismo è un fenomeno opaco, sfuggente, subdolo, sotterraneo, mimetico. Se lo si dovesse paragonare a un animale, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta: strisciante come un serpente, vile come una iena, trasformista come un camaleonte, astuto come una volpe, forte come un leone, nero come un vampiro.

È molto difficile descriverlo, spiegarlo, capirne la natura, ma una cosa è assolutamente certa. È sbagliatissimo pensare che sia qualcosa di ‘esterno’ all’uomo, di contrario alla sua natura. Non è ‘antiumano’, non è ‘disumano’. Almeno duemila anni di storia lo dimostrano. In una lezione sull’antisemitismo, questa dovrebbe essere la prima cosa da insegnare.

La seconda dovrebbe essere che esso si autoalimenta, nutrendosi di sé stesso. Disse il saggio Seneca che le pene crudeli vanno evitate, perché suggeriscono l’idea del crimine che le ha determinate, e fanno ad esso “pubblicità”: “facinus poena monstrat”.  Riproporre sempre le atrocità del nazismo ottiene lo stesso effetto, almeno su molte persone. Fa “pubblicità” all’odio antiebraico, dal quale emana un sinistro fascino. Basta vedere come si stanno moltiplicando i ripugnanti proclami in prossimità del prossimo 27 gennaio: “Il nuovo genocidio”, “La Shoah dopo Gaza”, “Da vittime a carnefici” e via insultando. Certo, questi profanatori della Memoria agirebbero anche senza la manifestazione, ma non c’è dubbio che essa rappresenti per loro una chiamata alle armi, una ghiotta occasione di “rivalsa”, di “rivincita”: “ebrei, da sempre vi compatiamo, ma ora basta: ora sul banco degli imputati ci siete voi. Finalmente”.

Il Giorno della Memoria è la “poena” che il “facinus monstrat”, è come l’odore del sangue che risveglia i serpenti, le iene, i vampiri.

 

Francesco Lucrezi