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LA QUESTIONE EBRAICA 74 INDICE DI PAZZIA

  • Opinioni

LA QUESTIONE EBRAICA 74 INDICE DI PAZZIA

 

Il secondo capitolo del grande libro di Emanuele Calò su La questione ebraica nella società postmoderna si intitola Sionismo e antisionismo. Ci fa entrare, dunque, in problematiche di assoluta, urgente attualità.

Prima di iniziare a trattare dei contenuti del capitolo, mi permetto di dire che sarebbe molto utile se lo studio di queste pagine – magari in una versione ridotta – facesse parte integrante dei programmi scolatici di tutte le scuole d’Italia, tanto sarebbe importante per i giovani (e anche per gli adulti) la conoscenza dei dati in esse esposti. Si potrebbe obiettare che, nello studio della storia, tutto è importante, e che la conoscenza della storia d’Italia deve necessariamente avere la priorità. Inoltre, le ore a disposizione sono sempre poche, e capita spesso che i nostri studenti si diplomino senza avere potuto ascoltare neanche una lezione, per esempio, sugli anni successivi alla seconda guerra mondiale (sperando che almeno a quella siano arrivati).

Questo è vero, ma è anche vero che l’apprendimento dovrebbe essere anche orientato ai fini della comprensione degli argomenti di attualità, soprattutto quelli che invadono gli spazi dell’informazione mediatica. E oggi si parla sempre, dovunque, in modo martellante e ossessivo, di sionismo e di antisionismo, si organizzano immense manifestazioni contro quella che è l’incarnazione del sionismo (ossia lo stato d’Israele: spesso sotto la scusa di voler condannare solo le politiche del suo governo, ma, quasi sempre, si tratta di un camuffamento ridicolo), tantissimi parlano (anche ex cathedra, in giornali di larga tiratura, in libri pubblicati da importanti case editrici, in televisione, in comizi ecc.) di sionismo, dei suoi errori, delle sue contradizioni, delle sue ricadute negative. Ma molto, molto spesso, non solo quelli che ascoltano e leggono, ma anche quelli che parlano e scrivono non sanno nulla, proprio nulla nel sionismo. Ne conoscono solo delle caricature distorte, delle versioni liofilizzate e deformate, come uno scadente fumetto per bambini dove emerge solo la grottesca faccia dell’orco cattivo. Sarebbe molto meglio se, dovendo pur sacrificare qualcosa, si levasse qualcosa dalle Guerre d’Indipendenza, per dare spazio a un po’ di informazione sul sionismo. Il quale, non va dimenticato, è anche storia d’Italia, così come lo è l’ebraismo. Ma informazione vera: onesta, corretta, pulita. Informazione, non deformazione.

Immagino due obiezioni che potrebbero essermi rivolte.

La prima è quella, molto comprensibile, di chi potrebbe dirmi: ma tu, che dici che gli altri sono ignoranti in tema di sionismo, sei forse un esperto in materia? A questa giusta domanda rispondo: no, sono ignorantissimo, ma una cosa l’ho capita, una sola, la più importante. Che la conoscenza del sionismo è fortemente condizionata dall’antisionismo, che è, a sua volta, una forma di antisemitismo. So quindi che la conoscenza del sionismo può essere data solo da una rappresentazione onesta ed equilibrata, scevra di deformazioni negativizzanti.

A questa risposta immagino che seguirebbe un’altra domanda. Perché solo le pagine di Calò sarebbero adatte a svolgere questa funzione? Non potrebbero essere anche esse viziate, in senso filosionista? A chi mi rivolgesse questa comprensibile osservazione, risponderei con un garbato invito a leggere almeno una parte del libro. Dove non si trova mai un’ombra di partigianeria o di ‘tifoseria’. La narrazione della storia, certo, non può mai essere assolutamente neutra, obiettiva e imparziale, ma assicuro è raro trovare pagine altrettanto oneste, documentate ed equilibrate di queste, le cui argomentazioni non sono mai apodittiche o preconfezionate.

Comunque, certo, si può scegliere anche qualche altro testo. Purché non sia deformato e di parte, né in senso “filosionista” (ce ne sono, anche se davvero rarissimi) né “antisionista” (ossia almeno il 90 % di quelli in commercio).

Il titolo del primo paragrafo del capitolo ha un titolo molto emblematico: “Alla viglia del sionismo: in primo grado, essere ebreo è indice di pazzia”.

Ne parleremo la prossima puntata.

Francesco Lucrezi, storico