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Oscurati

Scriveva Mariarosaria Mancuso IL FOGLIO 12 gennaio 2024: “Cercasi piattaforma senza pregiudizi – diciamo così, ma riscontriamo anche una buona dose di fifoneria, per non parlare del vero motivo: l’antisemitismo che si nasconde negli appelli per i bambini di Gaza, e loro soltanto – che compri e metta in onda, con adeguato lancio pubblicitario, le serie israeliane che tanto successo hanno avuto finora. Per la serietà dei temi, e l’ottima messa in scena. “Fauda”, per esempio – uno degli attori è stato ferito pochi giorni fa, altri avevano davvero fatto parte delle unità speciali. Oppure “Tehran”, serie spionistica con al centro una donna, nata in Iran ma cresciuta in Israele, inviata dal Mossad per manomettere una centrale nucleare (naturalmente le cose si complicano assai). La psico-serie “In Treatment” conta decine di remake: uno anche in Italia, con Sergio Castellitto nella parte dello strizzacervelli. Anche “Homeland” è il remake americano di una serie made in Israel. Poi gli spettatori sono maturati abbastanza per vedere gli originali, come dimostra la popolarità di “Shtisel”: una famiglia ortodossa a Gerusalemme e i suoi problemi di matrimoni combinati – cosa più lontano da noi?
Rischiamo di non vederle più”.

Qual è la situazione, ora? Leggiamo su Euronews (David Mouriquand, 10 settembre 2025): Dalla pubblicazione di un appello a boicottare le istituzioni cinematografiche israeliane “coinvolte nel genocidio e nell’apartheid contro il popolo palestinese”, il numero di firmatari ha raggiunto quota 3.500. I rappresentanti dell’industria cinematografica israeliana hanno iniziato a esprimersi contro questa iniziativa.
L’Associazione dei Produttori Israeliani ha rilasciato una dichiarazione, in seguito alla notizia di inizio settimana secondo cui oltre 1.300 artisti, tra cui star di Hollywood e internazionali come Olivia Colman, Tilda Swinton, Emma Stone, Mark Ruffalo, Riz Ahmed e Javier Bardem, hanno firmato un impegno a boicottare le istituzioni cinematografiche israeliane “coinvolte nel genocidio e nell’apartheid contro il popolo palestinese”. I rappresentanti del cinema israeliano hanno iniziato a esprimersi contro questa decisione.

L’associazione degli sceneggiatori israeliani ha affermato che la campagna, che ha ottenuto il sostegno di 1.800 registi, non farà altro che “aggravare l’oscurità”, mentre l’Associazione dei Produttori Israeliani ha affermato che “i firmatari di questa petizione stanno prendendo di mira le persone sbagliate” e che l’impegno è “profondamente fuorviante”.

“Per decenni, noi artisti, narratori e creatori israeliani siamo stati le principali voci che hanno permesso al pubblico di ascoltare e testimoniare la complessità del conflitto, comprese le narrazioni palestinesi e le critiche alle politiche dello Stato israeliano”, si legge nella dichiarazione dell’Associazione dei Produttori Israeliani.