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Aldo Moro, l’Italia e la questione palestinese

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Tratto (senza note) dal pregevole saggio di Miriam Rossi, che ringraziamo,” Aldo Moro, l’Italia e la questione palestinese”, in: Italo Garzia, Federico Imperato, Luciano Monzali (a cura di), Aldo Moro, l’Italia repubblicana e i popoli del Mediterraneo, Nardò, Besa, 2013, pp. 233-274 (n.d.r.).

L’Olp come interlocutore dei governi italiani

Nonostante un’azione in ambito societario piuttosto prudente, tuttavia dalla fine del 1974 il governo Moro aveva dato un certo impulso ai rapporti diretti con i palestinesi.108 Innanzitutto accettò che un inviato ufficioso dell’Olp, Nemer Hammad, nella veste di aggregato alla rappresentanza della Lega Araba a Roma, agisse con piena facoltà di contatti con il ministero degli Esteri,109 autorizzando di fatto, dalla fine del 1974, la presenza dell’Olp in Italia. Sempre attento alla dimensione umana nelle relazioni internazionali, Moro compì inoltre alcuni gesti significativi nei confronti dei palestinesi a livello umanitario, quali la concessione di borse di studio e l’invio di strutture sanitarie nei campi profughi in Libano.110 Nella crescente attenzione italiana verso la questione palestinese non può non aver avuto una certa influenza l’emergere del terrorismo, attraverso il quale l’Olp raggiunse il doppio obiettivo di acquisire potere contrattuale a livello politico e di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla sua causa.111 A detta di molti, la strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973 e il tentativo di scongiurare eventuali altre azioni terroristiche sul suolo italiano avrebbero portato al cosiddetto “Patto Moro”, di cui la documentazione oggi disponibile non consente una ricostruzione certa. Si sarebbe trattato di un accordo sulla parola stipulato in data incerta112 che avrebbe garantito all’Italia immunità dagli attacchi terroristici palestinesi in cambio del libero trasporto di armi ed esplosivi da parte dei membri delle organizzazioni della resistenza palestinese sul suolo italiano.113

La sua esistenza è stata confermata da alcune esternazioni del presidente della Repubblica Francesco Cossiga,114 dalla testimonianza di Bassam Abu Sharif, leader storico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, dalle memorie dello stesso Nemer Hammad, il cosiddetto “ambasciatore di Arafat in Italia”,115 dalle ricostruzioni di inquirenti coinvolti nelle indagini sul rapimento Moro e sullo stragismo degli anni di piombo,116 e soprattutto da ben 6 lettere scritte da Aldo Moro dal “carcere del popolo” delle Br.117 Pur senza specificare i termini dell’accordo, lo statista democristiano fece generici riferimenti a trattative del governo italiano con i terroristi palestinesi, che avevano incluso anche la consegna di prigionieri. Egli tentava di indurre i responsabili italiani a trattare la sua liberazione, prospettando analogie con il precedente operato.

Ad esempio, nella lettera a Flaminio Piccoli, Moro scrisse: Dunque, non una, ma più volte, furono liberati con meccanismi vari, palestinesi detenuti ed anche condannati, allo scopo di stornare gravi rappresaglie che sarebbero poi state poste in essere, se fosse continuata la detenzione. La minaccia era seria, credibile, anche se meno pienamente apprestata che nel caso nostro. Lo stato di necessità è in entrambi evidente. Uguale il vantaggio dei liberati, ovviamente trasferiti in Paesi Terzi.118

Conclusioni

Se mai sarà confermata l’esistenza di un simile accordo da fonti documentarie, apparirà ancora più evidente la ragione che aveva spinto
lo statista pugliese alla sua stipula, ovvero la difesa della popolazione italiana da azioni dello stesso terrorismo palestinese sul territorio nazionale. Una scelta che, già sulla scorta delle ipotesi riportate sinora, alcuni oppositori coevi e detrattori postumi hanno criticato sulla base di una presunta subordinazione della “ragion di Stato”. Tuttavia, su quest’ultima Moro non rinunciò mai a far prevalere i diritti umani, come si è evidenziato nell’intero saggio: secondo un concetto a lui caro, la politica interna come le relazioni internazionali sono al servizio degli uomini, della dignità e dei diritti dei popoli, prima ancora che degli Stati. Un’idea che, ben prima della sua condizione di cattività, era stata testimoniata con coerenza dall’intera vicenda politica di Aldo Moro.

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