Si scopre: a) che la Siria è uno Stato artificiale e che non se ne conosce ancora il destino b) che i vincitori della partita sono Israele e Turchia c) che le sconfitte di Hamas ed Hezbollah comportano il tramonto delle ambizioni iraniane d) che le vittime del regime di Assad sarebbero seicentomila e) che la natura statuale della Palestina è dubbia e che andrebbe ricostruita, mentre quella di Israele è potente. Desta una qualche meraviglia che ogni espressione umana di odio viscerale sia stata spesa, ancorché in modo unilaterale e squilibrato, contro lo Stato d’Israele, la cui legittimità è stata messa in discussione addirittura dai libri di testo scolastici, quando è il solo Stato che ha retto alla prova dei fatti, che ha consentito la convivenza pacifica fra ebrei e arabi e che, assieme alla Turchia, è uscito vincitore dalla duplice aggressione di Hamas ed Hezbollah.
Più stupefacente ancora è che tutta l’attenzione fosse concentrata su Israele, trascurando la triste condizione del Libano sotto Hezbollah e di Gaza sotto Hamas. La caduta della Siria non sembra una buona notizia per l’Iran e per la Russia. Per quest’ultima, il conflitto con l’Ucraina l’ha distolta dall’impiego della forza in Medio Oriente.
L’azione di forze turche e di irregolari inquietanti, che però vorrebbero apparire come rassicuranti, ha completamente rovesciato i rapporti di forza. Ciò che dovrebbe servire da ammaestramento è che nessuno fra gli Stati più potenti è riuscito a fare alcunché per evitare gli orribili e ingenti spargimenti di sangue, mentre tutte le possibilità di pace sembrerebbero dipendere da protagonisti inattesi come Erdogan e Netanyahu.
L’Italia è stata sommersa da iniziative velleitarie per la pace, una ragnatela di accordi fra atenei, proposte di enti di ricerca, attività para – religiose, tavoli di enti di ricerca, marce e manifestazioni che sprigionavano una rabbia inconsulta, reazioni scomposte dinanzi alla presenza ebraica in Medio Oriente, dove la civiltà è nata, manifesti con migliaia di firme di docenti e docenti e aspiranti docenti, il tutto per finire in una tristissima e inutile bolla, dinanzi agli strumenti del caso. “Non mi hanno vista venire” ripete una leader della sinistra. Sarà, ma nemmeno lei e nemmeno tutta la sinistra hanno capito che una società seria non può sostituire i fatti e la politica con una pervicacia parolaia.
Tutto è ammissibile e tutto è comprensibile, ma scordarsi dell’esistenza di una guerra atroce in Siria, senza mai farne parola, solo perché le viscere suggeriscono di puntare il dito contro gli ebrei è troppo anche per i soggetti più sprovveduti. Se proprio si volevano fare delle marce, si sarebbero dovute fare contro gli attacchi ultra ventennali di Hamas ed Hezbollah contro Israele. Sarebbe bastato capire che il contribuente stava pagando Unifil perché non facesse niente e, che se avesse davvero operato, non staremmo qui a piangere i morti.
Ci sono espressioni irriverenti per descrivere questo rovesciamento di forze accaduto all’insaputa dell’opinione pubblica, troppo occupata a maledire Israele. L’Italia è sempre stata un laboratorio politico, e la bandiera della retorica del regime fascista ha fatto scuola. Moltissime parole e nessuna visione del mondo. Anche al cospetto del fallimento di tutte le previsioni, da parte di chi non ha prestato alcuna attenzione alla Siria, di chi ha nascosto perfino il confine egiziano di Gaza e le codarde aggressioni di Hezbollah non solo alla Galilea, ma addirittura a Buenos Aires (sorpresa?) si staglia il profilo degli odiatori dei media, che a furia di ingannare il prossimo hanno soprattutto ingannato se stessi.