Nel leggere le notizie sull’aumento dell’antisemitismo anche nel nostro paese, non si può evitare di interrogarsi sul ruolo del mondo dell’istruzione. Davvero, pur nel rispetto del pluralismo e della libertà di insegnamento, non si può fare di più?
Le linee guida dell’IHRA, tanto per cominciare, furono formalmente recepite e burocraticamente diffuse per i canali ufficiali del sistema scolastico, ma sono poi state promosse e valorizzate in qualche modo?
Prima ancora, è in qualche modo tollerabile che nella scuola pubblica si faccia, sia pure in buona fede, disinformazione e propaganda d’odio?
Il 27 gennaio al proposito avevo diffuso il racconto di piccole ma forse esemplari recenti esperienze scolastiche. Le riprese anche questo Osservatorio, col titolo Il 7 ottobre svela le ipocrisie del 27 gennaio. Ricevetti allora qualche attestato di solidarietà, assai prezioso, per cui ringrazio. Non si potrebbe tuttavia pensare invece, al di là dei casi spiccioli, a una risposta generale di una qualche efficacia da parte del Ministero?
Le vicende da me riferite riguardano un istituto scolastico sotto molti aspetti privilegiato. A maggior ragione non si può non chiedersi con inquietudine che cosa accada altrove. Esiste almeno un monitoraggio del fenomeno?
Ora che quest’anno scolastico volge al termine e già si guarda al prossimo, forse può essere utile riflettere pacatamente sulla questione.
1.
Testo del messaggio di una ex alunna dell’istituto recapitato tramite posta scolastica istituzionale a tutti gli studenti e i docenti pochi giorni dopo la strage del sette ottobre. La scuola non ha replicato in alcun modo: nessuna spiegazione, nessuna condanna, nessuna seppur minima presa di distanza.
2.
Pubblicità dell’ISPI che, fra ottobre e novembre, proponeva a tutte le scuole superiori un paio di incontri on line per “Capire il conflitto in Medio Oriente”. L’iniziativa fu promossa persino dall’Ufficio scolastico regionale della Lombardia con apposita circolare. A detta degli stessi organizzatori è stata poi seguita in diretta da centosettantamila studenti, da altri ancora in differita. Per chi volesse valutarne il livello di faziosità sono sempre liberamente accessibili on line le registrazioni. Pare non ci siano state pubbliche critiche né dissociazioni di sorta.
3.
Locandina del convegno “La vita offesa: che fine ha fatto il diritto internazionale?”, diramata tramite i soliti canali ufficiali della scuola. Il convegno, organizzato da un sedicente Coordinamento delle Scuole Milanesi per la Legalità e la Cittadinanza, si è tenuto a dicembre presso un pubblico istituto superiore milanese, davanti a scolaresche provenienti da varie scuole superiori. Purtroppo non risulta disponibile la registrazione. Potrebbe non essere un caso. In Rete si può ancora visionare lo sconcertante filmato dell’analogo convegno del precedente anno scolastico, dal titolo “Le ragioni della pace”. Anche stavolta l’assortimento di relatori è stato del tutto unilaterale, da Luisa Morgantini al prof. Luigi Ferrajoli. Si può ben immaginare quali siano stati i contenuti.
4.
Articolo comparso sul nuovo numero del giornalino scolastico del liceo, a fine dicembre. Il testo equipara Israele a Hamas, riesce a sbagliare strumentalmente tutto, persino la densità di popolazione della Striscia di Gaza, e arriva a giustificare il terrorismo genocida islamista. L’autore è uno studente ma redazione, stampa e diffusione del periodico sono a cura dalla scuola.
5.
Qui sarebbero utili le trascrizioni delle discussioni negli organi scolastici, oltre che delle farneticazioni del secondo relatore. Infatti, nonostante i tentativi di rimetterla in discussione anche dopo l’approvazione, a scuola ha avuto luogo una prima conferenza telematica di uno storico e statistico col torto, evidentemente, di essere ebreo israeliano. Quindi, violando tutte le procedure e le scadenze previste, ci si è inventati che “tenendo conto della tematica estremamente delicata, si individua anche un altro relatore che possa dare seguito a un confronto con una visione storica di più ampio respiro”. Costui non si è peritato di sommergere gli studenti di odiose falsità a senso unico. Evidentemente era stato invitato per questo. Come ho segnalato anche altrove, il repertorio era quasi al completo: da Israele imposto dal colonialismo occidentale con capitale Tel Aviv e non Gerusalemme, fino alla strage per fame e sete dei civili palestinesi con la comprensibile “resistenza” di Hamas.
6.
Due articoli dal secondo e ultimo numero del giornalino scolastico, uscito a giugno, a fine anno scolastico. L’Editoriale apparentemente parla d’altro ma conclude col “ruolo delle… università nel conflitto”, che “finanziano e supportano le istituzioni israeliane”, e col conflitto stesso che “da Intifada si è trasformato in genocidio, con attacchi ingiustificati da parte di Israele nei territori Palestinesi”. A p. 15 invece, a titolo di svagato esempio, si vaneggia di un tedesco “ariano” vittima delle trame di un malvagio “israelita” da stereotipo antigiudaico preconciliare, cui vengono pure attribuite razzisticamente tesi razziste.
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Al Leonardo Da Vinci, durante l’assemblea per le liste, è stata alzata la bandiera dell’Israele insieme a quella dell’Ucraina. Israele insieme all’Ucraina! Ipocrisia!
Al Leonardo viene fatta propaganda di terrorismo? Si TERRORISMO. Perché terrorista è colui che supporta i massacri e i genocidi che stanno accadendo in Palestina, i bombardamenti di case, scuole e ospedali Palestinesi. Il prof che ha alzato la bandiera sostiene un regime condannato dall’ONU per crimini contro l’umanità e il “paese” più sanzionato al mondo per violazione dei diritti umani. Stupore o vergogna? Se guardate solo il finale, cioè ciò che sta accadendo questi giorni a partire dell’attacco dell’Hamas, è ovvio che non potete giudicare. L’Hamas rappresenta una piccola parte della popolazione Palestinese, la parte che ha deciso di ribellarsi a ciò che sta succedendo in Palestina da più di 70 anni. L’altra parte invece reagisce agli spari e alle bombe con sassi e sorrisi. Come vi aspettate che reagiscano? Perché definite questi terroristi e l’esercito israeliano no? I partigiani quando si sono ribellati hanno usato pistole d’acqua o come hanno reagito?
Perché nessuno studia a Gaza? Perché tutti i bambini sono morti. cit. una famosa canzone
israeliana.
Gaza ormai viene bombardata almeno una volta all’anno. In questi due giorni 2.000.000 di palestinesi sono stati privati della propria casa perché israele sta bombardando, usando fosforo bianco, città densamente abitate. israele ha dichiarato LA RASA AL SUOLO DI GAZA, infatti in questo momento non hanno elettricità, gas e acqua. Frasi e numeri che si dovrebbero leggere solo sui libri di storia, e invece no, gli stiamo vivendo nel 2023. Il mondo non ha più
notizie direttamente dai cittadini Palestinesi. Ieri il 10/10 è stata bombardata dall’esercito israeliano la terza chiesa più antica al mondo, la Chiesa di San Porfirio a Gaza, 1616 anni.
Quindi i palestinesi sono anche cristiani? Sì. Signora Preside inviti i prof di storia a spiegare e a dire la verità. Vorrei capire perché al Leonardo Da Vinci non si parla sulla questione, perché quando si tratta d’Oriente state in silenzio? Vorrei evidenziare che questa non è una questione politica o religiosa come
potrebbero dire alcuni, ma è una questione di umanità, di una popolazione che ogni giorno piano piano sparisce. Non si parla più di una guerra Arabo-israeliana. Infatti non è guerra se da una parte c’è un esercito finanziato dai più grandi stati al mondo e dall’altra abbiamo uomini disarmati.
Ragioniamo insieme ragazzi. Riflettete su come nacque questo “paese”. Un giorno l’Inghilterra, senza alcun diritto, decise di costruire su TERRITORIO PALESTINESE la nazione israeliana.
Immaginiamoci la Svizzera settimana prossima che ha voglia di costruire un’altra nazione francese su territorio italiano. Bello? Non penso!
Sono inoltre curiosa di sapere su cosa è basata la scelta di coloro che supportano l’apartheid. Persino gli ebrei ( da notare la differenza tra ebrei e israeliani) non riconoscono l’esistenza di israele. E tante volte abbiamo visto sui social video di ex soldati israeliani e di ebrei (soprattutto figli di genitori sopravvissuti all’olocausto) che raccontano della brutalità del regime israeliano.
Chi non condanna tutto questo è complice del terrorismo israeliano. Non vi chiedo di agire, perché tanto non abbiamo il potere in mano. Però almeno siate coscienti di ciò che sta succedendo oggi nel mondo. Non fatevi ingannare dal giornalismo occidentale, ragionate con la vostra mente e giustificate la vostra posizione. I grandi non sempre sono un esempio da seguire. Se credete in Dio, e quindi in Paradiso ed Inferno, vi dovete fare due domande.
Guardate i video postati su Instagram da questi profili (eye.on.palestine e karem_from_haifa). Potete vedere e capire ciò che stanno vivendo ogni giorno i Palestinesi. Vedrete genitori tenere in mano i corpi dei propri figli morti, bambini uccisi mentre giocano, urla di adolescenti che ogni giorno perdono i propri famigliari e mille altre
situazioni. https://www.instagram.com/reel/CyOX0nctITx/?igshid=MzRlODBiNWFlZA== htt
ps://www.instagram.com/reel/Cwe6478IVD0/?igshid=MzRlODBiNWFlZA==
Davanti a ciò che vediamo accadere in Palestina l’intera umanità dovrebbe stare in silenzio
per tutta la vita, non per un minuto.
Vi augurerò una buona giornata e buone lezioni solo quando la Palestina sarà libera e verranno ricostruite le scuole Palestinesi.
ORE 9.30 – 12.30 PRESSO L’AULA MAGNA DELL’I.I.S “SEVERI-CORRENTI. VIA
ALCUINO, 4 – MILANO (MM LILLA e FNM fermata Domodossola Fiera – Tram 1,11,12, 14, 19, 27)
Il Coordinamento delle Scuole Milanesi per la Legalità e la Cittadinanza Attiva, La Scuola di Formazione
Antonino Caponnetto, Il Centro per la Legalità di Milano e Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
presentano il convegno
LA VITA OFFESA: Che fine ha fatto il diritto internazionale?
Il convegno, che ogni anno in occasione della promulgazione della Dichiarazione universale dei diritti umani (10 dicembre
1948) viene promosso dalle nostre scuole, nasce dallo sforzo di generare la consapevolezza che solo un’azione globale
dei cittadini e dei popoli possano contrastare i pericoli che l’abbandono e la crisi del diritto internazionale comportano.
Per questo viene proposta una riflessione sui diritti umani e sulla loro totale negazione, causa di conflitti, al fine di
affrontare il problema del ricorso alla guerra da una prospettiva rinnovata. Da sempre le guerre, come quella appena
tornata alla ribalta tra israeliani e palestinesi, calpestano i diritti umani e le norme del diritto internazionale avvalendosi di
discutibili e fallaci motivazioni (intervento umanitario, guerra giusta contro un nemico sempre disumanizzato, aggressione
armata come diritto alla difesa). La vita è offesa in continuazione anche quando si tratta di politiche rivolte ai migranti,
ultimi della terra che ormai rischiano di non godere di nessuna delle protezioni assicurate dalle leggi e convenzioni
internazionali, quando si arriva persino all’esclusione del diritto di asilo e al mancato soccorso in mare. È sempre più
evidente che gli Stati vedono nei diritti umani e nel diritto internazionale un ostacolo all’uso brutale della forza. Una
riflessione su questi fenomeni è oggi quanto mai rara ma necessaria, in una realtà in cui prende il suo posto un
atteggiamento di cinico “realismo”, secondo cui la guerra, l’uso della violenza, la morte di decine di migliaia di persone
sono considerati una condizione ineliminabile. Così l’aspirazione a lavorare per la pace è svalutata, squalificata come
debolezza e illusione. Riteniamo invece necessaria una rivoluzione culturale che investa e trasformi gli organismi
internazionali, costituiti dopo la Seconda guerra mondiale, per assicurare pace e benessere. Per questo auspichiamo che
gli spunti che emergeranno dal nostro incontro offrano ai giovani un orizzonte di senso e una speranza che spinga a
battersi per l’eliminazione di tutti i conflitti e per il rispetto dei diritti umani. Vogliamo unirci alla voce di chi invoca:
“Cessate il fuoco, tacciano le armi”. Riflettere su questi temi da questa prospettiva è un esercizio fondamentale che rientra
tra le attività finalizzate all’educazione civica e alla cittadinanza, compito primario della comunità scolastica.
Presentano e moderano: Cristina Tarzia Venturini (L.S. Bottoni) – Chiara Paganuzzi (IIS Severi-Correnti)
Introduce Giuseppe Teri
Interventi:
• Luigi Ferrajoli, Professore Emerito di Filosofia del Diritto Università degli Studi Roma Tre, giurista ed ex magistrato
• Luisa Morgantini, già parlamentare europeo, tra le fondatrici del movimento pacifista “Donne in Nero contro la guerra e la
violenza” e “AssoPace Palestina”
• Yasmen Al Jarba, attivista per i diritti delle donne palestinesi, “Casa internazionale delle donne di Gaza City”
• Guy Butavia, attivista israeliano dell’Associazione pacifista Ta’ Ayush (Vivere Insieme)
• Giovanni Rossi, Gala Ivkovic, studentessa della World House e Veronica Origgi, “Rondine, Cittadella
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ISPI Una bussola per il mondo
Gli incontri nell’ambito dell’iniziativa “Il mondo in classe” sono organizzati periodicamente e sono accessibili online e senza costi sia per studenti sia per docenti.
Durante gli incontri, ricercatori ISPI, giornalisti ed esperti discutono di eventi e tematiche attuali nel panorama internazionale, utilizzando un approccio interdisciplinare e un linguaggio chiaro e semplice per facilitare la comprensione e catturare l’interesse dei partecipanti.
Questi incontri offrono agli studenti l’opportunità di ampliare la loro conoscenza sul mondo, affinare la capacità di considerare diversi punti di vista e sviluppare un’analisi critica più acuta delle questioni internazionali, in un contesto globale caratterizzato da divisioni, cambiamenti continui e complessità.
Gli incontri già realizzati vengono registrati, permettendo così a chiunque sia interessato di poterli visionare in un secondo momento.
Informazione e formazione continua
Da sempre ISPI si occupa non solo di fornire analisi e strumenti per una comprensione approfondita degli eventi globali, ma anche dell’importante compito di educare e formare attraverso una vasta gamma di attività didattiche. L’istituto offre diversi programmi formativi tra cui corsi intensivi, della durata di due giorni, della Winter e Summer School, aperti a tutti coloro che desiderano acquisire una maggiore conoscenza e comprensione delle dinamiche geopolitiche e delle questioni internazionali.
I corsi offrono approfondimenti preziosi su vari argomenti, dalla politica estera alla sicurezza globale, dall’economia internazionale alle questioni ambientali, fornendo ai partecipanti una visione olistica dei temi che plasmano il nostro mondo.
L’obiettivo è quello di creare una comunità di apprendimento dinamica e informata, capace di interpretare e reagire in modo consapevole alle sfide e alle opportunità del panorama internazionale in continua evoluzione.
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… E come evitare di diventare un burattino senza cervello
Fonti:
[1]: Bibbia cristiana. Deuteronomio 7:6
[2]: Bill & Melinda Gates Foundation. Gates Foundation values
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La libertà è inutile se non si è in grado di prendere decisioni coscientemente. Come può qualcuno essere considerato
libero se il suo pensiero è forgiato da qualcun altro? La psicologia e la sociologia giocano un ruolo importante nello
studio di come gruppi di persone possano essere spinti ad agire in un determinato modo o a diffondere una credenza
particolare. È fondamentale per la nostra libertà non accettare ciecamente ciò che ci viene presentato e non seguire sconsideratamente la massa. In questo articolo analizzeremo vari modi in cui la gente può essere persuasa e manipolata. Inoltre,
vedremo come evitare di cadere vittima di fallacie logiche e dell’influenza della massa.
Immagina di assistere a una lezione di storia moderna tenuta dal tuo professore preferito. A un certo punto il professore menziona brevemente come le ragioni della recente
guerra in Ucraina siano fortemente radicate nell’intervento
dell’America durante la seconda guerra mondiale. Un secondo dopo il professore cambia argomento senza fornire
ulteriori spiegazioni.
In quanto studente pieno di ammirazione verso il professore, sei più propenso ad accettare ciecamente la sua nozione sia come atto di fiducia, sia perché consideri i suoi insegnamenti preziosi e fondati. Senza ulteriore ricerca potresti
finire per credergli sulla parola e, in caso la sua opinione
fosse sbagliata, rischieresti di diffondere a tua volta disinformazione senza rendertene conto.
L’espressione latina “ipse dixit”, tradotta con “[lo] ha detto
proprio lui”, è usata per descrivere come le parole di un’autorità (per esempio uno scienziato o un autore famoso)
sembrino possedere un valore intrinseco nella mente delle persone. Quando abbiamo grande stima verso qualcuno
tendiamo ad associarlo a pensieri e sentimenti positivi, che
a loro volta ci influenzano e ci portano ad accettare più facilmente le sue parole senza il bisogno di una prova razionale.
CITAZIONI AD HOC E IMPERSONAZIONE
Immagina un dibattito sulla superiorità razziale tra un israelita e un tedesco ariano. L’israelita sa bene che l’ariano è
un pio cristiano, quindi decide di presentare come argomento il fatto che il popolo ebraico fosse stato scelto dallo stesso
Dio e dunque superiore a qualunque altra razza.
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In questa situazione puoi notare come l’ebreo abbia coscientemente manipolato un concetto proveniente dalla
Bibbia cristiana per supportare la propria posizione, ben a conoscenza di quanto l’ariano sia suscettibile della propria
fede.
Ora considera questo esempio simile: hai letto un articolo che sostiene esperimenti controversi su soggetti umani
come parte degli ideali di innovazione necessaria promossi da Bill Gates.² In quanto ammiratore di Bill Gates e dei suoi
valori, sei più propenso ad associare sentimenti positivi agli esperimenti proposti a causa della tua stima verso Bill Gates
nonostante quest’ultimo non abbia mai promosso tali metodi di ricerca. L’autore dell’articolo ha forgiato le idee e i valori
di un personaggio influente in modo che sostenessero le sue proposte ed essere più persuasivo.