Sul Corriere della Sera del 26 maggio 2024, Paolo Guzzanti dice: “Mentimmo agli americani, sostenendo che sull’Achille Lauro non fosse morto nessuno. Ma io a Port Said avevo visto e fotografato la scia di sangue lasciata sull’Achille Lauro dall’ebreo americano Leon Klinghoffer, vilmente assassinato con un colpo alla nuca e gettato in mare con la sua sedia a rotelle. Sono convinto che quell’inganno sia costato caro a Craxi” (…) Perché Mani Pulite fu un’operazione avviata dagli USA, per liberarsi della vecchia classe dirigente democristiana e socialista, considerata inaffidabile“. In realtà, ci sono dei salti logici, perché sostenere che il pool di Mani Pulite avesse rapporti con gli USA, è davvero impossibile da credere. La sola certezza è che i terroristi palestinesi non avevano domandato alla vittima se fosse sionista o se fosse israeliano, ma si erano fatti bastare che fosse ebreo. Poi, se uno vuole credere a tutto, facesse, almeno sarà in sintonia con l’attualità e, poi, già Cesare scriveva in De Bello Gallico, che gli uomini credono in ciò che vogliono credere.
In ogni caso, sorprende che Craxi sia ricordato ed esaltato per le ombre e non per le luci, sulla base di equivoci marchiani e grossolani. Come si sa, un commando di terroristi palestinesi prese d’assalto la nave di crociera italiana Achille Lauro nell’ottobre 1985, uccidendo un invalido ebreo americano, Leon Klinghoffer e buttandolo in mare con la sua sedia a rotelle. Gli autori di quest’atto selvaggio riuscirono a fuggire e, saliti a bordo di un aereo della Egypt Air, furono fatti scendere da caccia americani nella base statunitense di Sigonella, dove vi fu un confronto tra forze italiane ed americane senza altra conseguenza che la fuga del capo del commando, Abbu Abbas, poi condannato all’ergastolo dal Tribunale di Genova. Nel corso del confronto di Sigonella, vi fu anche un drammatico colloquio telefonico fra Craxi ed il rappresentante di Reagan, Michel Ledeen, che conoscemmo durante il suo soggiorno romano, quale lettore di storia americana.
Resta da capire come la liberazione di un terrorista poi condannato in contumacia all’ergastolo, che dopo aver sequestrato una nave italiana aveva anche ucciso e buttato a mare un invalido ebreo, possa essere considerata un atto di difesa della sovranità italiana, solo perché segnava il contrasto con gli odiatissimi americani.
Certo, il terzomondismo di Craxi era funzionale ad una sua strategia, ambigua ma comprensibile, di collocazione ed affermazione del Paese come sub potenza mediterranea. Il che non toglie che la nave sequestrata fosse italiana e che, di conseguenza, proteggere chi ti dirotta una nave sia un modo ottimo di allacciare rapporti con quel mondo, ma al contempo un modo pessimo di affermare i principi di civiltà giuridica e di sovranità.
Non aiuta, però, ad inquadrare la figura storica di Bettino Craxi né la sopra richiamata ed esclusiva qualificazione come fuorilegge né l’abbondante demonizzazione che iniziò a colpirlo quasi subito, non certo a partire dallo stesso Congresso del Midas che nel 1976 lo elesse segretario del Partito Socialista, ma pressoché.