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Non siamo la Rai TV: ma nemmeno un grande editore

  • Opinioni

Su Pagine Ebraiche – Attualità di oggi, leggiamo  “Mi sento come un sasso rotolato fin qui dalla guerra”, racconta la giornalista ed ex parlamentare Fiamma Nirenstein presentando il suo ultimo libro 7 ottobre 2023. Israele brucia (….) davanti alla platea del Maxxi di Roma. All’ingresso della struttura un piccolo gruppo di persone brandisce cartelli in cui si leggono frasi come “Free Palestine” e “Stop genocide”, slogan spesso ricorrenti nelle piazze italiane della contestazione contro Israele e talvolta anche in più elevati contesti. La sala è comunque gremita. “Il 7 ottobre abbiamo visto il ripresentarsi della Shoah. Non è una questione di numeri, ma di fatti: è stata una esibizione in cinemascope di quella che può essere la crudeltà umana, la volontà di sterminio degli ebrei, l’attacco all’Occidente”, sottolinea Nirenstein. “È stata inoltre una chiara rappresentazione di ciò che ci è stato promesso in quanto ebrei. Il 7 ottobre abbiamo scoperto che ‘never again’ era una favola”.  Nirenstein presenta un suo pregevole libro, avendo alle spalle un ottimo editore, di notevolissimo valore e prestigio. Però non appartiene alla schiera dei grandi editori, e questa è ormai una costante di tutti coloro i quali pubblicano libri che difendono Israele. Non ci credete? Andate a guardare. C’era una volta (Once upon a time) “Non è la Rai“, copyright di Gianni Boncompagni, un titolo che ha avuto successo nelle sue perifrasi e parafrasi, ad esempio, “Non è l’Arena“, di e con Massimo Giletti. Potremmo scrivere: “Non è la M……..i”. oppure qualche altro grande marchio editoriale. Quando un libro difende Israele, non è un grande editore ad accoglierti.  E’ stranoto il caso di Karl Popper, l’antistoricista per eccellenza, pubblicato da un meraviglioso editore romano, che però non è un grande editore.  Solo anni più tardi un suo libro fu edito da un ‘grande’. E tutti pensiamo: se lo fanno a Popper, figurati a me.