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PIO XII (sapeva?)

La Lettura del Corriere della Sera del 17 Settembre 2023 pubblica una lettera del 14 dicembre 1942 del gesuita tedesco Lothar Konig a Robert Leiber, segretario del Papa, nel contesto di un articolo di Massimo Franco dal titolo “Pio XII Sapeva“, dove si commenta il volume di Giovanni Coco (a cura di) “Le carte di Pio XII oltre il mito. Eugenio Pacelli nelle sue carte personali. Cenni storici e Inventario, Archivio Apostolico Vaticano, Città del Vaticano”, da ieri in libreria. Nella predetta lettera vi si legge, evidenziata in verde, la frase: “Die letzten Angeben uber “Rawa Russka” mit seinem  SS-Hochofen. wo taglich bis zu 6000 menschen. vor allem Polen und Juden umgelegt werden, habe ich erneut uber andere Quellen bestatigt gefunden. Auch der Bericht uber Oschwitz (Auschwitz) bei Rattowitz stimmt.” (Le ultime informazioni sulla “Rava Russka” con il suo altoforno SS, dove (si inceneriscono ndt) fino a 6000 persone ogni giorno. Furono assassinati soprattutto polacchi ed ebrei, cosa che trovai confermata anche da altre fonti anche la notizia su Oschwitz (Auschwitz) vicino a Rattowitz è corretta).

In un testo risalente (Michael Pfayer, The Catholic Church and the Holocaust,  1930-1965, 2000, p. 57) leggiamo: “Anni dopo la fine della guerra, Robert Leiber, il gesuita tedesco che era uno dei più stretti confidenti di Pio, ha chiarito la connessione tra il silenzio del papa sull’Olocausto e la sua diplomazia. La ragione per la quale Pio XII non ha parlato apertamente dell’assassinio degli ebrei, Leiber confidò allo storico olandese Ger van Roon, era che voleva svolgere il ruolo di pacificatore durante la guerra. Per salvaguardare le sue credenziali nei riguardi di tale ruolo, la Santa Sede doveva preservare lo status della Città del Vaticano come istituzione Stato indipendente e governo neutrale. Il modello di Pio XII in questo senso è stato Papa Benedetto XV, i cui sforzi per negoziare in Europa la pace durante la prima guerra mondiale avevano impressionato un giovane Eugenio Pacelli”.  A p. 41  si legge: “Nel 1942 e nel 1943, il mondo venne a conoscenza di un altro genocidio che divenne noto come Olocausto. Tutti sapevano che i principali autori erano nazisti e che le vittime erano ebrei”.  Era ed è difficile concepire che un’organizzazione vastissima come la Chiesa potesse non sapere, tanto più che capitava che anche dei preti ne fossero vittime. 

Quanto ai moventi, sì, Pio XII potrebbe aver avuto quello di preservarsi un ruolo di prestigioso pacificatore, ma sarebbe realistico considerare, fra altro: il suo timore per una vittoria bolscevica, il senso d’impotenza se non addirittura di terrore nei riguardi di Adolf Hitler, il quale sarebbe stato capace di annientare fisicamente il papato. Non si può neanche trascurare il particolare rapporto di Pio XII con la Germania,  che risale ai tempi dei suoi dodici anni di Nunzio apostolico in Germania, al Concordato con la Germania, alla scomunica dei comunisti (e non dei nazisti). Infine, anche se non risulta che Pio XII avesse un particolare trasporto per gli ebrei, bisogna ricordare che tanti ebrei furono salvati nei conventi. L’ipotesi di Pfayer può essere considerata, ma ipotesi rimane, in mezzo a una congerie aperta di moventi e spinte di ogni tipo.

Ora la Santa Sede apre le sue porte ed i suoi archivi e organizza convegni. Quando si studierà il papato in corso, questo potrebbe essere un punto (non minuscolo) da inserire all’attivo.  Perché un conto è presumere, altro è documentare. A p. XVV op. ult. cit. si dice: “Sebbene fosse uno storico, Robert Leiber, S.J., uno stretto confidente di Papa Pio durante l’Olocausto scelse di distruggere le sue carte piuttosto che lasciarle ai posteri”; ora vediamo che qualcosa è rimasto.