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Nato con la camicia

  • Opinioni

Per mera e pressoché morbosa curiosità: come opera il rapporto UE/Nato? Saperlo non serve a nulla (a meno che il lettore sia titolare di un esercito particolare ma, a parte la vistosa illiceità, visti i precedenti, non lo consiglieremmo al nostro peggior nemico). Tornando dal faceto al reale: l’art. 42 (7) del Trattato sull’Unione europea dispone che “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa”. L’UE chiarisce che quest’obbligo di difesa reciproca non influisce sulla neutralità di alcuni paesi dell’UE né sull’appartenenza dei Paesi membri dell’UE alla Nato. Questa disposizione è integrata da una clausola di solidarietà, di cui all’art. 222 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE), che prevede l’obbligo per i paesi dell’UE di prestare assistenza a uno Stato membro sul suo territorio, su richiesta delle sue autorità politiche, in caso di attacco terroristico.

Dal canto suo, l’art. 5 del Trattato Nato (il cui contenuto è precisato nell’art. 6) dispone che “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”.

Euronews scrive che “La differenza tra le due politiche è che la NATO è un’alleanza militare solo con esercitazioni congiunte regolari, nonché gruppi tattici multinazionali e capacità importanti tra cui jet da combattimento e navi da guerra sotto il comando diretto della NATO già schierati in tutta Europa. L’UE, tuttavia, è stata creata come un’alleanza politica ed economica e solo adesso sta iniziando davvero a disegnare infrastrutture comuni di sicurezza e difesa.” Tant’è che il titolo dell’articolo è: “Come la NATO, l’UE ha una clausola di difesa reciproca ma (quasi) solo sulla carta“; sulla carta vi era anche il Protocollo di Budapest, ma questa è un’altra storia, così come lo è l’allargamento della Nato, che violerebbe delle rassicurazioni all’URSS, le quali però sarebbero state soltanto orali. Vediamo: sul sito della Nato si ribatte: “Affermazione: la NATO ha promesso alla Russia che non si sarebbe espansa dopo la Guerra Fredda Fatto: un accordo del genere non è mai stato stipulato”. E’ vero?  Se questa promessa vi è stata, non possiamo saperlo, ma in ogni caso, sembrerebbe che non sia mai stata messa per iscritto. Siamo andati sul sito de Il Manifesto, dove leggiamo: “Dimenticando di essersi impegnata con la Russia a «non allargarsi neppure di un pollice a Est», la Nato inizia la sua espansione ad Est”, ma su tale impegno (data, luogo, forma, ecc.) non dice nulla, e forse per quello oggi in TV un suo collaboratore ha dato per certa l’esistenza dell’impegno, senza che nessuno gli domandasse quali fossero le fonti di siffatta affermazione. Che fare e a chi credere? L’argomento andrebbe ulteriormente sviluppato.