Nel luglio 1976, Israele, con un’operazione straordinaria, riuscì a liberare in Uganda gli ostaggi israeliani ed ebrei catturati in seguito ad un dirottamento aereo, dal Fronte Popolare per la liberazione della Palestina. L’unico militare israeliano caduto fu Jonathan Netanyahu, fratello dell’attuale Premier. In Italia, l’Unità, organo ufficiale del Partito Comunista Italiano, scrisse che l’operazione Entebbe costituiva un’aggressione ingiustificata ed una violazione della sovranità dell’Uganda, “un cinico atto di aggressione cui nessuna norma del consorzio dei popoli offre giustificazione”. Al riguardo, Fabio Nicolucci scrive che “un altro esempio di questo conservatore e sviante formalismo giuridico, che finisce per impantanare la sinistra in una posizione insostenibile dal punto di vista politico e umanitario, è il giudizio di condanna del raid di Entebbe del 1976” (….) con ciò scambiando formalismo giuridico per la sostanza della violazione e così danneggiando la vitalità della propria cultura politica” (Sinistra e Israele. La frontiera morale dell’Occidente, Salerno editore, Roma, 2013, p. 41). Che si trattasse di un problema di solo formalismo è qualcosa che non persuade, ma che rimandiamo ad un’eventuale ulteriore occasione.
All’epoca, era segretario del PCI Enrico Berlinguer, un leader storico di grande rilevanza, ancora ricordato con rimpianto da più parti. Costui, in un famoso articolo pubblicato su Rinascita del 12 ottobre 1973, varò la sua proposta di “compromesso storico” fra PCI e DC, articolo che intitolò “Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile“, nel quale sostenne che “Ovviamente, l’unità, la forza politica ed elettorale delle sinistre e la sempre più solida intesa tra le loro diverse e autonome espressioni, sono la condizione indispensabile per mantenere nel paese una crescente pressione per il cambiamento e per determinarlo. Ma sarebbe del tutto illusorio pensare che, anche se i partiti e le forze di sinistra riuscissero a raggiungere il 51 per cento dei voti e della rappresentanza parlamentare (cosa che segnerebbe, di per sé, un grande passo avanti nei rapporti di forza tra i partiti in Italia) questo fatto garantirebbe la sopravvivenza e l’opera di un governo che fosse l’espressione di tale 51 per cento“. Perno del suo pensiero era che solo la predetta alleanza fra DC e PCI potesse evitare sommovimenti reazionari perché, a suo parere, il golpe cileno di Pinochet contro il Presidente Salvador Allende, avvenuto l’11 settembre 1973, avrebbe insegnato che occorreva un consenso più largo del 51%. Sennonché, Allende aveva vinto le elezioni nel 1970 col 36.63% , perché non era previsto il ballottaggio, ma un sistema più complesso. Ne consegue che non avendo il candidato trionfante riportato la maggioranza assoluta bensì quella relativa, tutto il ragionamento di Berlinguer era interessante ma non inoppugnabile. Erano altri tempi, si potrebbe dire.