IN THE SHADOW OF THE CAESARS 8. Il supermarket.
Tra i vari pregi del volume di Samuele Rocca In the Shadows of the Caesars. Jewish Life in Roman Italy, i cui contenuti stanno dando spunto a questa nostra ricognizione, c’è certamente quello di una grande ampiezza di vedute, dal momento che l’autore passa in rassegna una nutrita serie di problematiche oggetto, in vario modo, del dibattito dottrinario tra gli studiosi delle antichità ebraiche e romane. In quanto tale, come sempre accade per le opere di ampio respiro, il libro non rappresenta solo un’ipotesi di ricostruzione della realtà del mondo antico, effettuata sulla base delle varie fonti a nostra disposizione, ma anche una ricognizione dell’attenzione a tale realtà riservata dai ricercatori moderni e contemporanei, e del modo in cui gli stessi si sono con essa confrontati.
Studiare la storia, ovviamente, significa sempre confrontarsi anche con la storiografia, che è sempre il nostro primo strumento di conoscenza. Già da bambini, sui banchi di scuola, noi apprendiamo i primi rudimenti della storia sulla base di quello che ci dicono i sussidiari a noi consigliati dagli insegnanti. Sono quelli i latori delle prime ‘verità’ con cui veniamo a contatto. Solo molto tempo dopo ci spiegheranno che di uno stesso fatto si possono offrire ricostruzioni diverse, e che la ‘verità’ assoluta non esiste. E solo quei pochi che avranno poi in sorte l’opportunità di diventare, a loro volta, storici, saranno chiamati a proporre delle proprie interpretazioni, distaccandosi da quelle preesistenti (perché, ovviamente, se uno non ha niente di nuovo da dire, non si mette a fare lo storico).
Ma anche lo storico più colto e creativo non può non partire, nella propria opera di studio e illustrazione del passato, da ciò che è stato scritto, prima di lui, dagli studiosi moderni, anziché dalle fonti antiche. È praticamente impossibile che qualcuno si metta a leggere, per esempio, Erodoto o Tucidide senza mai avere letto un rigo di libri moderni sulla storia greca. E, se mai lo facesse, capirebbe ben poco di quello che legge. Chi sono Erodoto e Tucidide? Di cosa parlano? Perché scrivono quello che scrivono?
È la storiografia moderna e contemporanea che, sempre, ci guida, ci indirizza, ci condiziona. Non solo dandoci alcune rappresentazioni di talune vicende del passato, ma anche e soprattutto dicendoci cosa, e perché, dobbiamo studiare. Se entriamo in un supermarket, abbiamo totale libertà di scelta di acquistare ciò che desideriamo, nessun commesso ci dirà mai: “compra questo, non comprare quello”. Ma, ovviamente, siamo condizionati dai suggerimenti che ci forniscono la pubblicità, il “passa parola”, l’esperienza o, semplicemente, l’abitudine. Difficilmente compriamo qualcosa, pur esposto in vetrina, di cui non sappiamo niente. E, soprattutto, la scelta è limitata ai soli articoli che sono presenti nell’esercizio commerciale. Ciò che non c’è non lo possiamo comprare, e neanche vedere.
Con la storia è lo stesso. Nel ‘supermarket’ ci sono degli articoli in sovrabbondanza (per esempio, la Roma di Augusto, la Rivoluzione Francese, la Seconda Guerra Mondiale…), altri un po’ più rari (le civiltà precolombiane, le migrazioni indoeuropee, la Cina del Medio Evo…), altri del tutto assenti (l’Africa precoloniale, il nomadismo delle steppe asiatiche, le civiltà dell’Oceania…). E, a differenza dei supermarket alimentari, non si potrà mai dire che gli articoli più presenti nelle corsie siano quelli ‘migliori’, perché nella storia non esiste, per definizione, qualcosa di ‘cattivo’, ossia che non vale la pena studiare. Esiste solo ciò che è possibile conoscere, e ciò su cui non si ‘può’ o non si ‘vuole’ investigare. Mai ciò su cui non si ‘deve’.
I meccanismi che portano alla “selezione naturale” dei vari ‘prodotti’ sono molteplici e complessi. Tradizioni culturali, mode, tendenze, disponibilità di accesso alle informazioni, facilità di lettura delle fonti, presunti collegamenti tra il passato e il presente, ipotetica utilità di un certo studio sul piano della comprensione dell’attualità, comodità… È certo più facile scrivere qualcosa su cui c’è già molto materiale disponibile, piuttosto che cercare di ricostruire qualcosa di cui si sa poco o niente, e per cui non si sa neanche da dove cominciare l’indagine. In ogni caso, un’interrogazione su tali meccanismi è essenziale, e dovrebbe essere preliminare alla stessa idea di ricerca storica. Dovremmo sempre chiederci “come” e “perché” quel dato oggetto di conoscenza è arrivato fino a noi. Chi ce lo ha consegnato? Perché ha superato la dura e difficile “selezione naturale”? L’ha superata rimanendo ‘integro’, o è stato alterato durante il ‘viaggio’?
Queste riflessioni sono sollecitate dalla presenza, tra gli ‘scaffali’ dell’elegante ‘supermarket’ di In the Shadow of the Caesars, di un ‘prodotto’ decisamente particolare, che, secondo ogni verosimiglianza, non dovrebbe essere là, in quanto non dovrebbe avere superato la ‘selezione’, non meritando tale ‘promozione’.
Ma c’è, e siamo contenti che ci sia, soprattutto perché lo stesso Rocca ci dice delle parole nuove e importanti sul suo significato, e sul suo valore di testimonianza della Jewish Life in Roman Italy.
Si tratta della Collatio legum Mosaicarum et Romanarum, su cui diremo qualcosa nelle prossime puntate (anche se, tranquillizziamo il lettore, non ci imbarcheremo in una erudita discussione accademica).
Francesco Lucrezi, storico