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Quiroga, Poe: americani di sotto (sud) e di sopra (nord)

Edgar Allan Poe (n. USA, 1809 – 1849); Horacio Quiroga (n. Uruguay, 1878- 1937); fra loro, un intervallo sufficiente a spiegare l’influenza del primo sul secondo, che viene descritto come la sua versione sudamericana. senza però negargli del valore. Nel suo utilissimo Decálogo del cuentista, Quiroga aveva scritto:”Resiste cuanto puedas a la imitación, pero imita si el influjo es demasiado fuerte. Más que cualquier otra cosa, el desarrollo de la personalidad es una larga paciencia” (Resisti quanto puoi all’imitazione, ma imita se l’influsso è troppo forte. Più di ogni altra cosa, lo sviluppo della personalità richiede una lunga pazienza). Pensava a Poe, visto che la prima norma del predetto decalogo era “Cree en un Maestro – Poe, Maupassant, Kipling, Cechov – come in D-s mismo” (credi in un Maestro – Poe, Maupassant, Kipling, Checov – come in D-o stesso).

Si è detto che “oggi è riconosciuto che il racconto ispano-americano con i suoi cultori di fama mondiale, Borges, García Márquez, Fuentes, Donoso… ha esaltato la forma e fissato nuovi standard. Fra quei cultori, non c’è dubbio che Horacio Quiroga abbia avviato il percorso di narratore (“cuentista” nda) professionista, che rifugge dalla disattenzione e dall’improvvisazione” (Gabriela Mora, Horacio Quiroga y Julio Cortázar: Teóricos Del CuentoRevista Canadiense de Estudios Hispánicos, vol. 11, no. 3, 1987, p. 559). Anche se le sfugge che Borges critica Quiroga quando dice nel decalogo che la frase “un viento frío sopla del lado del río” è autosufficiente (un vento freddo soffia dalla parte del fiume)  lungi da essere una mera presa d’atto, è una frase complicata,  una struttura (Siete Noches, México, 1996, p. 50 ss.); il quale Borges però cita ne  “L’advenimiento  de Ramón” il mistero che cova nelle viscere di Quiroga e finanche nei peli: “El renegrido secreto que ha emboscado en su barba renegrida Horacio Quiroga” (l’annerito segreto che ha imboscato nella sua barba annerita Horacio Quiroga). Borges a suo tempo, intervistato da Russell Salmon, aveva detto di non sentirsi attratto da Quiroga; ma di Proust aveva detto cose ben peggiori (Emanuele Calò, La questione ebraica nella società postmoderna, Esi, Napoli, 2023, nota 283).

Il più recente accenno: Francesca d’ Aloja, Eros e Thanatos nella giungla. Quiroga, lo scrittore arrivato dalla fine del mondo, Il Foglio, 23 luglio 2023, p. X.  Horacio Quiroga era attorniato dalla morte; quella del padre in un incidente di caccia, quella del patrigno, col suicidio, quella della prima moglie, anche suicida, quella propria, sempre dandosi la morte. Non basta; lui stesso uccide per sbaglio l’amico Federico Ferrando mentre lo addestra per un duello, l’ordalia consentita dalle leggi fino a non tanto tempo addietro: semmai è significativo che l’offesa ricevuta avesse assunto le forme di una recensione malevola. Per Andrée Collard “la morte assurge per lui ad un senso molto più profondo, fino a diventare un sentimento intimo” (La Muerte En Los Cuentos de Horacio Quiroga, Hispania, vol. 41, no. 3, 1958, p. 281).

La sua vita s’interseca con l’ebraismo. Nel carnevale del 1898 s’innamora di Mary Esther Jurkovski, che gli ispira, fra altro, il racconto Una estación de amor (1912; Una stagione d’amore) I genitori della ragazza non vogliono Quiroga, perché non era ebreo, e la coppia è costretta a separare le loro strade.   Nel cennato racconto, Mary diventa Lidia e, al posto della sinagoga, vi è la chiesa, fuori dalla quale la attende Quiroga, nelle vesti di un tal Nébel. Il quale si congeda da Lidia così: “No me juzgues peor de lo que soy” (non mi giudicare come se fossi peggiore di quanto sono). E noi non lo giudichiamo. E Poe? Steven Fink, Who Is Poe’s ‘Man of the Crowd’ Poe Studies, vol. 44, no. 1, 2011, p. 17, considera che L’uomo della folla altri non sia che l’Ebreo errante.  Vai a sapere.