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IN THE SHADOW OF THE CAESARS 7. Religione, magia, stregoneria

IN THE SHADOW OF THE CAESARS 7. Religione, magia, stregoneria

 

Abbiamo scritto, nella scorsa puntata della nostra riflessione intorno al libro di Samuele Rocca, In the Shadow of the Caesars. Jewish Life in Roman Italy, che un significativo momento di maturazione della nascita, nell’impero romano-cristiano, dell’idea della ‘diversità’ ebraica può essere scorto nella cd. “Discussione tra San Silvestro e gli ebrei di Roma”, un evento leggendario riportato nel Liber pontificalis, ricordato e commentato da Rocca.

Dunque, secondo tale racconto, l’imperatore Costantino avrebbe ordinato che si svolgesse al suo cospetto (alla presenza anche di sua madre Elena e di molti altri cortigiani) una pubblica diatriba, volta a certificare quale, tra le due religioni, l’ebraismo e il cristianesimo, fosse quella vera. A rappresentare le ragioni del cristianesimo fu chiamato Silvestro, vescovo di Roma, poi santificato (il primo a cui sarebbe stato attribuito il titolo di ‘papa’), mentre la difesa dell’ebraismo fu affidata non già a un saggio rabbino, ma a un tale Zambres, un ebreo praticante stregoneria e magia nera. Messo facilmente a mal partito sul piano dottrinale, il mago avrebbe cercato di salvarsi in extremis ricorrendo ai suoi poteri occulti, ma Silvestro li avrebbe neutralizzati pronunciando il nome di Cristo. Costantino, perciò, dichiarò la vittoria di Silvestro, e Zambres, con tutti gli altri ebrei presenti, accettarono il verdetto al punto da farsi tutti immediatamente battezzare. Come dice la pubblicità, “ti piace vincere facile?”.

La leggenda è significativa perché aiuta a comprendere la trasformazione della percezione dell’ebraismo nella nuova temperie ideologica. Esso non è più considerato una semplice religione, ma qualcosa di sui generis, affine alla magia e alla stregoneria, proprio per il suo avere molti punti di contatto, ineliminabili, con la “vera religione”. Tutti i maghi, tutte le streghe del Medio Evo, com’è noto, avranno sempre una forte connotazione cristiana, proprio perché collegati al diavolo e alle altre forze infernali. I maghi e le streghe ‘atei’ non esistono.

Il rapporto tra religione, magia e stregoneria, com’è noto, è stato al lungo scandagliato da molti importanti pensatori. C’è chi (come Raffaele Pettazzoni) ha interpretato la magia come una forma di corruzione della religione, e chi (come James George Frazer), al contrario, ha considerato la nascita della religione successiva a quella della magia, determinata dalla necessità di trovare una scusa ai reiterati fallimenti dei maghi nei loro tentativi di piegare la realtà naturale con mezzi meccanici e coercitivi: se la magia non ha funzionato, non è colpa mia, ma è dipeso dal fatto che il dio, a cui ho chiesto di intervenire, non mi ha aiutato. Evidentemente è adirato, e siete stati voi – non io – a farlo arrabbiare.

Apuleio, nel secondo secolo, nel difendersi dall’accusa di avere provocato con un sortilegio la morte del figlio della sua ricca sposa, la vedova Pudentilla, che si opponeva alle nozze, rivendica con orgoglio la sua esperienza nel campo della magia, arte antica e nobile, che non è mai stata vietata, quando non volta a procurare il male. Solo la “magia nera” sarebbe stata proibita, non quella “bianca”.  Tale ragionamento, ovviamente, può valere solo nella cultura pagana, mentre non è accettabile nelle religioni monoteiste, nelle quali all’uomo è interdetto di piegare la natura alla propria volontà, se non attraverso apposita preghiera rivolta all’Onnipotente.

Lo scontro tra Silvestro e Zambres ricorda da vicino quello tra Mosè e i sacerdoti di Ramsete. Essi sono dei maghi, e la loro magia funziona, non è un trucco. I loro bastoni si trasformano davvero in serpenti. Ma il serpente che prende vita dal bastone di Mosè è più grande e forte, e li divora. Naturalmente, non sarebbe esatto dire che Mosè sia un mago più potente dei sacerdoti, perché la differenza fondamentale è che il suo non è un potere ‘magico’, in quanto gli deriva esclusivamente da Dio.

La diatriba raccontata nel Liber pontificalis esprime in modo emblematico la degradazione dell’ebraismo – nella visione del montante antisemitismo cristiano – a qualcosa di diverso da una semplice religione, così come non solo religioni le eresie, la magia e la stregoneria. Certo, la storia insegna che, nei secoli successivi, l’ebraismo non fu considerato sempre una forma di magia-stregoneria. A volte fu visto come qualcosa di meglio, altre volte come qualcosa di peggio. Ma sempre come qualcosa di vicino, di contiguo ad esse, proprio perché – esattamente come la magia e la stregoneria -, aveva a che fare col cristianesimo, ma senza comunque farne parte. Qualcosa di nascosto, incistato, insidioso, ambiguo. Qualcosa, appunto, di ‘strano’.

 

Francesco Lucrezi, storico