Tommaso Dell’Era (Ricercatore di Filosofia della Politica presso l’Università degli studi della Tuscia, si è formato in Italia e in Russia e Israele) ha curato il volume e scritto l’introduzione di “A noi vecchi non faranno niente. Dal diario di Giuseppina Piperno Grego“, per i tipi di Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2021. Collana Fogli di vita, 28, diretta da Gabriella Norcia, pp. 159, euro 15,00.
Ne siamo venuti a conoscenza in ritardo, e più precisamente per via della presentazione del volume il 13 luglio 2023, a cura del figlio dell’autrice, il Prof. Stefano Grego, del quale leggiamo nel c.v. : “è nato a Roma il 4 marzo 1944”, e con ciò avremmo la possibilità di chiedere rifugio nel fragile bastione del non detto. La madre, Giuseppina Grego, era nata a Marino nel 1914 ed è mancata a Roma nel 2007. Ha avuto la sventura di assistere alla cattura dei genitori il fatidico 16 Ottobre 1943, mentre lei, in modo avventuroso e casuale, era stata invitata a nascondersi in casa di condòmini non ebrei. Una vicenda tutt’altro che rara, potremmo pure dire ricorrente, in quel maledetto giorno. A proposito del quale, negli appunti dell’autrice, si legge “La sera prima Enrica era venuta a dirci che presto ci sarebbe stata una retata e che bisognava lasciare assolutamente le nostre case! “A noi vecchi non faranno niente”. D-o acceca chi vuole perdere” (p.63). Rimane sospesa nell’aria, nel resoconto dell’autrice, la possibilità di salvezza attraverso il vero e proprio mistero di qualcosa di intermedio fra un’annunciazione e un avvertimento a cura della richiamata Enrica, una sorta di messaggio dall’aldilà, molto più vicino allo sgomento che alla speranza. La prosa di Giuseppina si aggiunge involontariamente e in modo tragicamente originale a quella dei diversi manoscritti sulla Shoah, non è Suite Française, ma il capolinea è sempre Auschwitz e gli ebrei altro non sono (o siamo) che mesta e orribile selvaggina, uccisa sul posto come nell’attentato alla Sinagoga di Roma del 1982 oppure, in modo non meno lugubre, inserita nell’irreversibile ingranaggio della morte industriale, che postulava il lunghissimo trasporto verso il mattatoio mediante un onesto carro bestiame. Di questo si discorre nel colloquio più volte riportato fra Arminio Wachsberger e Josef Mengele. La tecnica è ideologia così come la forma finisce non solo per avvolgere le parole, ma (anche) per convogliare un messaggio: la prosa intessuta a più riprese ci racconta di una Giuseppina, figlia di un periodo in cui l’italiano era diverso e più armonioso del traballante e contraddittorio linguaggio col quale comunichiamo oggi giorno. Al contempo, rivela anche la classe sociale di provenienza, e qui la citata armonia del linguaggio – chissà perché – finisce per svelare pure l’armonia delle varie esistenze. Gli ebrei dell’epoca (ne abbiamo disquisito in “La questione ebraica nella società postmoderna“, Esi, Napoli, 2023) furono avvantaggiati al momento dell’uscita dai ghetti non da misteriosi percorsi dell’acido desossiribonucleico, ma piuttosto dall’aver avuto un rapporto quasi carnale con la scrittura, rapporto che spesso latitava nella società circostante. Il volume reca diverse testimonianze; Miriam Grego scrive: “...In questa occasione ho scoperto, con incredibile sollievo, che (i nonni n.d.a.) sono stati assassinati appena arrivati ad Auschwitz e non avevano sofferto quelle atrocità indicibili” (p.111). Scoprire che per gli ebrei potesse essere una fortuna (ed è vero) essere gasati nudi assiepati e avvinghiati a decine di altri sventurati, per poi essere depredati e condotti ai forni dai Sonderkommando, anziché subire il calvario indicibile della prigionia, la conta lunga sull’itinerario di un popolo e, segnatamente, su qualche autore straniero (diciamo) allorquando dimostra eccessiva disinvoltura nell’accostarvisi. Infine, conviene spendere qualche parola sull’opera sempre discreta, ma invariabilmente sapiente e preziosa, di Tommaso Dell’Era, autore non solo di pregevoli lavori, ma pure di importanti riflessioni intrise di rispetto e saggezza, che ci sentiamo di consigliare vivamente.