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Spazi pubblici

Lo spazio pubblico è concepito come “quello spazio dotato di permanenza che produce in chi lo fruisce la doppia e profonda impressione di appartenere alla città, ma anche che essa appartenga a chi la abita. In effetti è proprio sull’esistenza dello s. p. che si sostiene, per ciò che riguarda la struttura fisica dell’organismo urbano, il concetto di cittadinanza” (Treccani).  Lo spazio pubblico “è palestra di democrazia, occasione per creare e mantenere nel tempo il sentimento di cittadinanza e di consapevolezza del ruolo che ciascuno di noi ha e può avere, con il proprio stile di vita quotidiano e per l’ambiente in cui vive” (Carta dello spazio pubblico).

Vedendo Public spaces in the occupied Palestinian territories by Zahraa Zawawi, Eric Corijn & Bas Van Heur, GeoJournal
Spatially Integrated Social Sciences and Humanities,  ISSN 0343-2521 Volume 78, Number 4, GeoJournal (2013) 78:743-758
DOI 10.1007/s10708-012-9463-9, vediamo che i “public spaces” sono collegati con i riferimenti ai “martiri”, intesi quali soggetti che esercitano la violenza politicamente motivata contro Israele.

Non entriamo nel merito, ma vorremmo domandarci se vi siano anche “public spaces”  nella West Bank, aventi queste connotazioni: “Ho detto che la sopravvivenza e l’estensione dello spazio pubblico è una questione politica. Voglio dire che è la questione che sta al cuore della democrazia”(Claude Lefort, “Human Rights and the Welfare State”, in:  Rosalyn Deutsche, “Art and Public Space: Questions of Democracy.” Social Text, no. 33, 1992, p. 34 ss.).

Le azioni umane dovrebbero seguire e conseguire al dibattito, agli spazi di democrazia. A questo riguardo, possiamo domandarci se le foto dei ‘martiri” ne costituiscano un surrogato? Su ciò che potrebbero/dovrebbero essere gli spazi pubblici, vedi: Monika Zalnieriute,  Protests and Public Space Surveillance: From Metadata Tracking to Facial Recognition Technologies (July 8, 2021). Submission to the Thematic Report to the 50th Session of the UN Human Rights Council. Lo spirito, diremmo, potrebbe essere quello indicato da Zalnieriute, quando invita “il Relatore speciale e il Consiglio per i diritti umani a chiedere ai governi di riformare le loro leggi nazionali in modo che i metadati siano accessibili solo con un mandato giudiziario e una segnalazione dettagliata dei requisiti. (Auspica la ) protezione dei dati con un sistema basato su un mandato giudiziario e rapporti di accesso basati su dettagliati requisiti (il che è) fondamentale per ogni democrazia, e (per) il futuro del diritto di riunione pacifica e (di)  associazione“. I linguisti, ma anche i glottologi, sanno che esistono i faux amis, termini che si somigliano in due o più lingue, il cui significato, tuttavia, è radicalmente diverso.  Quel che  potrebbero non sapere è che ciò non è necessariamente un bene.