Nel film di Alfred Hitchcock “La Signora Scompare” (The Lady vanishes) completato prima dell’accordo di Monaco del 1938 (James Chapman, Hitchcock and the spy film, Tauris, London – N.Y., 2018, p. 118) quando un treno che portava una spia inglese è assediato dall’esercito in uno Stato fascista dell’Europa centrale, troviamo questo dialogo:
“Mr.Todhunter: non sarà una festa, non credo nel combattimento. Caldicott: Pacifista, eh? I primi cristiani ci provarono e vennero buttati ai leoni” (I won’t be a party to this sort of thing. l don’t believe in fighting. Pacifist? Won’t work. Christians tried it and got thrown to the lions). Dopodiché, Todhunter, coerentemente con le sue idee, scende dal vagone sventolando un fazzoletto bianco e viene colpito mortalmente, mentre mormora “non capite”. Si consideri che siccome fino al settembre 1939, la censura britannica non consentiva la diffusione di film apertamente anti nazisti, Hitchcock fece largo ricorso a nomi di fantasia, inventandosi un inesistente Paese chiamato Bandrika; così, Wendy Webster, Europe against the Germans: The British Resistance Narrative, 1940-1950.” Journal of British Studies, vol. 48, no. 4, 2009, pp. 963 ss. E’ da decidere se “art imitates life” oppure viceversa.
Matthew Sweet (The Guardian, 29 dicembre 2007) annota che “The Lady Vanishes è uno dei film meno analizzati nel canone di Hitchcock; i critici hanno sempre preferito prendere di mira il freudismo da edicola ferroviaria dei suoi film americani. Quando Eric Rohmer e Claude Chabrol hanno scritto il loro studio pionieristico sul regista, hanno concluso che il film “richiede pochi commenti”. Il critico Geoffrey O’Brien ha affermato: ” The Lady Vanishes è il film che esemplifica al meglio il desiderio spesso affermato di Hitchcock di offrire al pubblico non una tranche de vie ma a slice of cake”. (..) The Lady Vanishes è il film più politico che Hitchcock abbia mai realizzato. È una parabola sulla Gran Bretagna durante gli anni dell’appeasement”.
Peter Bradshaw (The Guardian, 11 gennaio 2008) scrive che “come il treno su cui sono a bordo i protagonisti, il film di Hitchcock procede sferragliando senza mai perdere slancio, e l’immagine finale del pacifista codardo di Cecil Parker, ripreso mentre tenta di sventolare la sua bandiera bianca, recava un messaggio irresistibile alla Gran Bretagna degli anni ’30 e agli USA del medesimo periodo . E’ come se Hitchcock avesse spruzzato un poco di western nel suo mix generico. Un piacere”.
Siamo tutti pacifisti; forse vogliamo morire/essere ammazzati? Il solo requisito decente, quando si invoca la pace, è quello di essere chiari & onesti sulle alternative. E’ questa la parte più difficile, perché i meccanismi di rimozione, che sono impossibili da staccare dalla disonestà cruda e pura, sono, saranno, furono, parte inscindibile dall’umana natura. Questo fummo, siamo, saremo.
Giuseppe Herrera, giurista