Il viennese Ehud Avriel: “durante una conferenza stampa convocata a Warm Springs, Georgia, il 22 marzo 1938, Roosevelt aveva lanciato un ‘vigoroso piano d’azione’, invitando i governi di trentatré paesi a compiere uno sforzo congiunto per favorire l’espatrio dei perseguitati politici dalla Germana e dall’Austria” (Aprite le porte, Mondadori, Milano, 1976, p. 30); “era stato il sottosegretario di Stato, Sumner Welles, a escogitare l’idea della conferenza “; dal canto suo, il segretario di Stato, Cordel Hull, fece quanto in suo potere per evitare di rendere più elastiche le leggi sull’immigrazione (p. 33). Tant’è che la Conferenza in oggetto, convocata ad Evian, fu un sonoro fallimento; l’unico successo fu quello di evitare che potesse prendere la parola Chaim Weizmann, Presidente dell’Organizzazione Sionista Mondiale e dell’Agenzia Ebraica. Ad Evian, gli ebrei europei furono, non tanto metaforicamente, spediti nei forni dai loro presunti benefattori. Avriel, autore del libro citato, è stato un attivista sionista e politico di prima grandezza; sul sito del Quirinale campeggia la sua foto col Presidente Saragat il 2 marzo 1966 quando gli presenta le sue credenziali quale ambasciatore di Israele.
Quanto a Cordel Hull, il suo operato fu un incubo per gli ebrei, arrivando a chiudere loro tutte le porte e, ciliegina sulla torta, a rispedire in Europa la St. Louis, la famose nave dei disperati col suo carico di ebrei che chiedevano di sbarcare nel continente americano. La maggior angoscia per Hull derivava dal sangue ebraico della moglie, imparentata da tutte le parti ad ebrei credenti e praticanti. Più tardi, le accuse di omosessualità costarono il posto a Sumner Welles, per la gioia di Hull, che si era molto dato da fare per cacciarlo, e per disgrazia del Presidente, che fu privato di un suo prezioso consigliere, ben più bravo di Hull. Il quale Hull, malgrado il suo operato nefasto per gli ebrei d’Europa, fu premiato nel 1945 col Premio Nobel per il suo ruolo nella creazione dell’ONU.
Sumner Welles, però, non fu privo di macchie; notoriamente, quando la Gran Bretagna offrì agli USA di rinunciare alla sua quota di immigrati britannici negli USA (65.000 persone) a favore degli ebrei tedeschi, egli rifiutò l’offerta, forte dell’appoggio, fra altri, di Samuel Rosenman, Presidente dell’American Jewish Committee.
Un capitolo triste nella storia degli USA, che fecero poco o nulla per salvare gli ebrei, adducendo che la loro priorità era quella di vincere la guerra. Molto interessante però, come sempre, manca l’opinione dei morti.