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Sostituzione etnica: iniziamo a sostituire il televisore

Il corrente dibattito suscitato dalle parole di un ministro sulla sostituzione etnica è stato affrontato dai mass media, suscitando ondate di indignazione. Figurarsi se non vada bene essere indignati, anch’io vorrei indignarmi, però tale reazione potrebbe essere appaiata nella scaletta temporale dalla pari indignazione per la scarsa preparazione di chi, in TV, è chiamato a porre le domande e da chi è chiamato a rispondere. Basterebbe una ricerca anche stolta e poverissima per trovare una lunga relazione dal titolo “Population Division Department of Economic and Social Affairs United Nations Secretariat  Replacement Migration: Is it A Solution to Declining and Ageing Populations?ESA/P/WP.160 21 March 2000”.

Naturalmente, non sono in grado non solo di pronunciarmi al riguardo, ma nemmeno di scegliere la bibliografia adeguata, ossia, chi scrive è consapevole, profondamente consapevole, della propria ignoranza, e ne è fiero. Perché? Perché chi ne strologa in TV (ma forse anche chi ne discorre dall’alto) non sembrerebbe essere sfiorato dal dubbio che per fare ricerche potrebbero essere utili due punti di partenza: un minimo di cultura e la conoscenza dell’inglese, perché il citato documento ricorre a diverse lingue, ma non all’italiano. Non sono nemmeno in grado di stabilire se il citato documento sia valido o se non lo sia: ribadisco la mia profonda e imperdonabile ignoranza. Alla luce della quale ignoranza domando: perché nessuno, oltre a indignarsi, non pensa a fare qualche ricerca prima di andare in TV? L’argomento non ha soltanto riscontri statistici, ma anche letterari (vedi nota 553 del mio ultimo libro sulla questione ebraica) : basterebbe cercare.  Naturalmente ho un certo pudore a scomodare il nome del nostro illustre Consigliere, il Prof. Sergio Della Pergola, che ha anche collaborato con l’ONU ed è il massimo esperto mondiale in materia, e mi vergognerei non poco ad interpellarlo perché so che viene sempre sollecitato e richiesto, e non mi entusiasma approfittare della sua generosità. Voglio soltanto dire che i nostri mass media, ma anche l’establishment, talvolta sembrano poco consapevoli dei doveri d’informazione che dovrebbero gravare su di loro.