Vai al contenuto

PROPAL E AGITPROP

PROPAL E AGITPROP

Il 7 ottobre Israele ha commemorato le vittime del progrom avvenuto tre anni fa, Hamas ha festeggiato la carneficina. Fino a qui tutto nella norma, ma c’è qualcosa che non quadra: in Italia sono stati tenuti incontri commemorativi non autorizzati per festeggiare la ricorrenza e tra giovedì 9 e venerdì 10, ci saranno almeno cinquanta eventi pro Hamas, appoggiati e sostenuti da quasi tutte le associazioni di palestinesi in Italia e da quasi tutti i partiti di opposizione.

Le sigle italiane aderenti vanno dalla CGIL alla Flotilla, tutti interessati, con la scusa del genocidio, a far fuori Israele, per mettere il vecchio e conosciuto “kaos” al suo posto.

Ci si può domandare cosa significhi ripristinare il “kaos”: la risposta è molto semplice: vuole semplicemente dire che tutto tornerebbe in mano ai clan, ognuno dei quali controllerebbe una zona, senza alcuna struttura statale.

Sfido chiunque a dire che adesso c’è un governo qualsiasi in grado di  governare un Paese, eppure dopo la scoperta del giacimento di gas Gaza Marine, al largo di Gaza, tra il 1999 e il 2000, l’Autorità Nazionale Palestinese nel 1999 assegnò la licenza di esplorazione a un consorzio guidato dalla British Gas, insieme alla Consolidated Contractors Company e al Palestine Investment Fund. Nello stesso anno furono perforati due pozzi (Gaza Marine-1 e -2) e la presenza del gas fu annunciata nel 2000.

Questo fatto offre una chiave di lettura della situazione che nessuno sta usando: il motivo della guerra interna che c’è stata tra Hamas e l’Autorità Nazionale Palestinese sarebbe motivata principalmente dall’acquisizione del controllo sul giacimento di  gas.

Questo fatto, già da solo motiva lo stallo politico sui due territori, se fossero bandite delle elezioni, si potrebbero verificare due evenienze: una delle due entità controllerebbe tutto oppure verrebbe rinforzata l’attuale situazione.

Tra Gaza e Cisgiordania verrebbe a consolidarsi un’entità potenzialmente ricca ed una dipendente solo dall’agricoltura e dai pascoli.

Stante questo quadro, cerchiamo di capire perché in occidente e in particolare in Italia c’è tanta partecipazione ai problemi di Gaza, mentre viene completamente ignorata l’Ucraina dove, invece, secondo le stime dell’ONU, dal 24 febbraio 2022 fino all’agosto 2026 ci sarebbero stati più di 16.500 morti civili, di cui più di 800 bambini e più di 50.000 feriti, tra cui più di 3.000 bambini.

La risposta, alla luce di quanto detto finora appare più chiara. Infatti bisogna rifarsi all’asse di ferro che vede strettamente legati l’Iran (e i suoi proxies) e la Russia, asse che opera con il sostegno della Turchia.

Apparentemente in disparte opera la Cina, che però continua a comprare il greggio iraniano e continua anche a fornire supporto tecnologico ai due stati dell’asse.

A guardare bene in casa nostra scopriamo un fatto che, pur sotto gli occhi di tutti, non viene mai citato.

I partiti di riferimento dei movimenti che si agitano per la Palestina stanno chiedendo a gran voce di lasciare l’Ucraina al suo destino e contemporaneamente sanzionare e isolare Israele che è l’unico baluardo contro questa deriva.

Le cifre che dovrebbero sostenere l’accusa di genocidio non sono molto lontane dai morti civili provocati dai russi che, smaccatamente, da settimane ormai colpiscono solo i civili.

Per tornare ai giacimenti di gas contesi dalle due anime palestinesi, non possiamo non vedere che sono in antitesi con le possibilità energetiche della Russia, a sua volta colpita da sanzioni.

Ecco disvelata la grande attenzione delle piazze italiane al contesto palestinese: tutte le sigle, chi più chi meno, hanno dimostrato in più occasioni di sostenere apertamente la Russia nel conflitto attuale e in quello “futuribile” tra Russia e NATO, i cui componenti stanno andando in ordine sparso nei confronti di Israele.

I Romani dicevano “divide et impera” e questo stato di cose è a favore della Russia.

Tra i Paesi NATO avremmo  Francia, UK, Spagna e Turchia contro Israele, a favore del quale si schiererebbero gli Stati dell’ex URSS, con l’Italia nel mezzo.

L’Italia sta dimostrando, infatti, di essere il ventre molle del sistema, perché ormai è piena di musulmani che chiedendo il dito sono già al braccio, avendo perfino ottenuto il primo tribunale conformato alla sharìa.

Insomma il quadro non è confortante e sembra di essere tornati, grazie alle piazze propal al caro Agit Prop sovietico (Agitazione e Propaganda) e il gioco è fatto.