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Il dernier cri delle conversioni

Nelle famiglie ebraiche c’è stato da sempre un argomento tabù, che riguarda le conversioni al cristianesimo. Detto così, conoscendo la follia del mondo in cui viviamo, e in particolar modo il gusto morboso per il linciaggio degli ebrei, chiarisco subito, pur sapendo che la mala fede vince sempre, che vi è massimo rispetto per qualsiasi altra fede. Il che significa che una conversione dettata da spontanea e libera decisione non solleva alcuna obiezione.

Tant’è che, nella vigenza delle leggi razziali, Elio Toaff (1915-2015) non fece in tempo a scendere dal treno che lo aveva portato alla sua nuova destinazione come rabbino di Ancora, che gli chiesero di dissuadere il professore C. un personaggio assai in vista, che stava andando a battezzarsi con tutta la famiglia. Toaff fu molto schietto con lui: «Se è spinto a questo atto dalla fede nella religione cristiana, ché allora me ne vado subito, oppure da vigliaccheria e opportunismo, e allora dovremmo parlare un po’ insieme con calma». Tanto bastò per far cambiare idea al professore (Perfidi ebrei, fratelli maggiori, Mondadori, Milano, 1987, p. 24 ss.).

La conversione al cristianesimo liberava e libera gli ebrei dal peso eterno che grava sugli ebrei che mantengono la loro fede. Si potrà pure sostenere che sugli ebrei non grava alcun peso, però questo assunto è assolutamente falso. È bastato il conflitto di Gaza per far comparire l’elogio del massacro degli ebrei avvenuto il 7 ottobre 2023 in Israele. Sul Corriere dell’11 ottobre u.s., si informa che per i manifestanti in tutta Italia il 7 ottobre è come il 25 aprile: forse rivelando che in quella data si uccidevano i neonati e si violentavano le donne fino a farle crepare, per poi portarle in trionfo per le strade perché la folla sputasse addosso a quelle sventurate morte o agonizzanti? Alla fine dell’articolo, poche parole, giusto per dire che si tratta di «frasi e slogan che hanno già portato a diverse reazioni e condanne da parte della politica» senza dedicare un rigo a dire di chi si tratta. Nefasta notizia, che buona parte del Paese sia sfilata per esaltare una giornata in cui, come riferiva il segretario di Stato USA Antony Blinken, si è assistito a: «L’occhio del padre cavato davanti ai suoi figli, il seno della madre tagliato, il piede della ragazza amputato, le dita del ragazzo tagliate prima che fossero giustiziati, e poi i loro carnefici si sedettero e fecero un pasto. Questo è ciò di cui si occupa questa società».

In passato, dicevamo, la via maestra per liberarsi dal peso dell’ebraismo era la conversione. Come disse il compianto Rav Lord Jonathan Sacks, «Gli ebrei sono stati odiati prima per la loro religione, poi per la loro razza, ora per il loro Stato-nazione». Ne consegue che gli ebrei non sono più tenuti a convertirsi al cristianesimo, per liberarsi dell’odio in negativo e, in positivo, per poter accedere a posizioni sociali di rilievo. Ora si chiede loro non di rinnegare la Torah, ma Israele, che secondo autorevole persona dovrebbe “diventare altra cosa”, e posso pure immaginare quale cosa e con quali mezzi civili di persuasione.

Nel Ghetto, gli ebrei convertiti si prestavano a prediche coatte, nei riguardi dei loro infelici ex correligionari. Ora gli ebrei illuminati da fede democratica offendono noi tapini privi di sensibilità, dalle pagine di libri di editori prestigiosi, da quotidiani altrettanto prestigiosi, da prediche televisive senza contraddittorio. Loro, esattamente come sotto il ghetto, hanno una corsia privilegiata nella cultura italiana, mentre chi non sottoscrive un impegno virtuale antisionista è destinato a vita grama. Chi come me ama i paradossi, non può che rilevare questo bizzarro parallelismo, fra la risalente fuga dall’ebraismo attraverso il battesimo e l’attuale fuga dall’ebraismo attraverso la conversione al cumulo di menzogne e di diffamazione di ogni tipo che si abbatte su Israele con l’intenzione, ormai dichiarata, non di distruggere Netanyahu ma Israele. È una grande differenza che prima si tentasse la conversione al cristianesimo e ora la conversione alla fede antisionista? Almeno, prima si sapeva cosa fosse il cristianesimo, mentre ora non si sa cosa sia l’antisionismo. Vi è, in comune, che in ambedue i casi, come si dice a Roma, si svolta.