Le ultime vicende della guerra russo-ucraina (ma anche, come vedremo, l’altra guerra) ed il suo impatto sull’opinione pubblica mondiale richiamano l’opera teatrale “Children of a Lesser God” di Mark Medoff, da cui nel 1986 fu tratto il film “Figli di un dio minore” diretto da Randa Haines.
La vicenda si svolge in una scuola per sordi, con due personaggi principali, Sarah e James Leeds; la prima è sorda, l’insegnante no; se pensiamo alla situazione la sorda è la Russia, che non sente né l’insegnante, né tutti gli altri.
Quello che sta accadendo tra Russia e Ucraina sfiora l’orrore, in quanto i due si parlano a colpi di missili e droni, con la Russia che ha imboccato decisamente la via di colpire i civili in tutti i modi, sia distruggendo i siti dell’energia, sia quelli della difesa ed ora, massicciamente, scuole, ospedali, condomini.
L’ONU, sempre attenta alle “malefatte” di Israele, lo appare meno nel conflitto “europeo”; tuttavia ha dato dei numeri che suscitano perplessità. Infatti riporta 1.396 morti nei primi sei mesi del 2026 e un totale di 16.431 dal febbraio 2022.
Anche se l’ONU (e il mondo) non è molto loquace quando serve, la guerra russo-ucraina ha prodotto una quantità di morti dell’ordine di grandezza valutabile in centinaia di migliaia, senza che un propal (dico uno) abbia sventolato un solo fazzolettino di carta per stigmatizzare quanto sta facendo la Russia.
Sul fronte iraniano, nel frattempo, continua la mattanza degli oppositori (almeno due o tre impiccati al giorno); con questo ritmo in due anni sarebbero morte più di 1.500 persone.
Anche questa seconda vicenda sembra che esca dal camino di un forno infatti la nuvola nera vola nell’aria senza lasciare traccia.
Stando così le cose verrebbe a mancare la materia prima per molti giornali e per gli innumerevoli talk show
Ma, per fortuna, c’è il governo di Israele, guidato dall’emulo di Silvan (Netanyahu) che fa miracoli, avendo inventato un meraviglioso gioco: come trasformare 70.000 morti civili nemici salvati e riforniti di viveri, acqua ed elettricità in morti vittime di genocidio.
Si può parlare di genocidio pensando allo sterminio di due milioni di armeni, su una popolazione di circa sei milioni, operato dagli ottomani tra il 1915 e il 1916, cha quasi dimezzato la popolazione, oppure nel caso dei Tutsi (gruppo etnico che viveva in Burundi) sterminati dagli Hutu nel 1994 e che persero 800.000 persone.
A Gaza, poi, come documenta anche il docu-film “Naza”, non è in essere uno sterminio indiscriminato, ma omicidi mirati, che spesso provocano “danni collaterali.
È un grande errore, poi, pensare che il conflitto in essere riguardi il possesso della terra, perché è una guerra di religione vera e propria.
L’occidente sta facendo la sua scelta a grandi passi e, ovviamente, sta scegliendo il più forte o, almeno, quello che crede tale.
Questo è incontrovertibile, basta rifletterci sopra. Non si spiegano altrimenti le vicende che stanno avvenendo: non avrebbero un minimo di senso logico.
Il fatto dirimente, come detto, è rappresentato da quello che a me sembra non un documentario, ma una “docu-fiction, Naza” che, di questo passo rischia di diventare il sacro testo del palestinesimo, la religione del futuro.
Gli ingredienti ci sono tutti: i co-registi sono due israeliani autoproclamatisi ebrei che svelano i segreti dell’Idf, con un approccio critico e scandalizzato.
Proclamarsi “ebrei” è il lasciapassare per essere proclamati “santi” della nuova fede, è la garanzia, la patente che quello che dicono è vero e il controdocumentario non lo vedrà nessuno, perché è ritenuto un falso a priori.
Mentre scuole, università, cinema, media televisivi si stanno adoperando per offrire a “Naza” un proscenio valutabile in giorni e mesi (e anni), al controdocumento è stata concessa la visione in ventesima serata e, per di più, nel giorno in cui la rinata nazionale di calcio si gioca la permanenza della squadra in prima fascia.
Tutto ciò sembra studiato a tavolino, così come la rocambolesca avventura del volo Dubai-Tel Aviv.
La prima notizia è stata che i due piloti si erano azzuffati per le loro idee divergenti sul calcio: una rissa da bar, insomma; domenica, invece, è spuntata la notizia che anche parte dell’equipaggio era costituita da martiri della nuova fede, che sta dimostrando di avere dalla sua parte un “dio maggiore”.
Marco Del Monte