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RICHIESTA AL MONDO ARABO E ALL’ONU

Gli arabi palestinesi e tutti gli arabi dichiarino che rinunciano al progetto di Giad: allora pace e convivenza saranno possibili

Gli ebrei non hanno mai attaccato per primi arabi e musulmani. Si sono solo difesi. Una popolazione di milioni di arabi e musulmani non hanno mai voluto risolvere il problema dei “profughi”palestinesi. Noi un milione di ebrei arabi profughi dai paesi arabi chiediamo ora anche anche se in ritardo chiediamo di essere ripagati delle sofferenze e dei beni che gli arabi musulmani hanno confiscato in tutti i paesi in cui noi ci eravamo stanziati molti secoli prima dei musulmani.  Tutte le sinagoghe e i beni confiscati devono essere restituiti o ripagati. La responsabilità di quanto accaduto è di Maometto che per primo massacrò la tribù ebraica dei Banu Qurayza a Medina che lo aveva accolto con favore: gli ebrei furono traditi perché si rifiutarono di accettare Maometto come profeta e rimasero fedeli al profeta Mosè. Dal 1948, anno in ci fu fondato lo Stato d’Israele gli arabi di Palestina ricevettero fondi perché ritenuti “ profughi”. Noi profughi dai Paesi arabi, in numero assai maggiore dei profughi arabi di Palestina non abbiamo ricevuto nulla: siamo stati defraudati pubblicamente e non ci è mai stato restituito nulla. Sinagoghe e cimiteri storici cancellati senza che nessuno dei paesi occidentali abbia alzato un dito a nostra difesa.  Chiediamo oggi i risarcimenti e anche gli arretrati in maniera proporzionale di quanto i profughi arabi di Palestina hanno ricevuto. Il Segretario generale dell’ONU Gutierez deve impegnarsi in prima persona per ottenere questo obiettivo (con gli arretrati di almeno 80 anni) per riparare il fatto di non avere fatto nulla negli otto anni del suo mandato.

Sottomissione o morte

La narrazione che fanno oggi gli arabi musulmani e coloro che l’accettano senza fare un’analisi critica, dimenticano che già prima del 1948, i musulmani hanno fatto una vera e propria politica per eliminare gli ebrei dai paesi a maggioranza musulmana: gli ebrei di Libia, Giordania, Libano, Siria, Irak, Marocco, e Algeria furono costretti ad abbandonare il paese d’origine per trovare riparo altrove. A Tripoli, mia città natale, vi furono due massacri nel 1945 e nel 1948. Massacro reiterato nel 1967.  Ricordiamo che il primo a massacrare la tribù di ebrei che si trovava a Medina fu proprio Maometto che ringraziò in questo modo gli ebrei che gli avevano insegnato molte cose del monoteismo ebraico. Ad oggi non mi risulta che sia mai stato chiesto da nessun musulmano perdono per quanto fatto.

I massacri a Tripoli mi furono raccontati da mia madre, che lavorava come crocerossina all’ospedale di Tripoli: uomini fatti a pezzi con l’accetta, donne stuprate gravide ecc.  Un vero e proprio tentativo di genocidio fatto nei confronti di una minoranza che abitava i paesi colonizzati da Maometto e musulmani molti secoli prima della conquista violenta fatta dagli arabi musulmani. Circa un milione di ebrei dei paesi arabi musulmani (siamo nel 1948 …) dovettero lasciare le loro case, un’ennesima pulizia etnica inaugurata a suo tempo da Maometto e imitata dai suoi seguaci nei secoli successivi: in IRAK, la comunità ebraica che risaliva al tempo dei babilonesi – 1.200 anni prima della conquista musulmana – dopo i massacri del Farhud, capì che, se voleva continuare a vivere, doveva abbandonare tutto e lasciare il paese.  In effetti gli ebrei avrebbero potuto continuare a vivere in paesi musulmani ma solo se avessero accettato la sottomissione ai musulmani (questa la traduzione di Islam), come esseri inferiori sottomessi (cioè Dhimmi), alla mercè del potere islamico.  Un buon musulmano dovrebbe seguire l’esempio di Maometto e quindi è difficile vivere in sicurezza in un paese governato dall’Islam. Questa semplice constatazione indusse mia madre a togliere le tende in silenzio e a lasciare la Libya. Gli ebrei secondo i musulmani avrebbero la colpa di non avere accettato la proposta di Maometto di convertirsi all’Islam: questo il motivo per cui  Maometto cancellò la tribù ebraica dei Banu Qurayza a Medina.

Ora, l’attacco degli arabi musulmani di Hamas perpetrato il 7 ottobre 2023 aveva come scopo l’eliminazione totale di Israele, secondo quanto dichiarato apertamente da loro stessi nello Statuto di Hamas: l’attacco di sorpresa aveva fatto le prime vittime e le truppe palestinesi erano già alla periferia di Tel Aviv, dove il massacro – un vero e proprio genocidio secondo le modalità documentate il 7 ottobre con stupri, uccisioni ecc – avrebbe assunto proporzioni bene diverse.  Non parliamo di una dichiarazione degli ebrei o di Israele, ma delle dichiarazioni fatte dai palestinesi di Hamas! L’obiettivo era chiaro: né più né meno di quanto hanno tentato di fare i nazisti nella Shoà. Anche i nazisti lo avevano dichiarato apertamente e nessuno credette loro. Il Giad, cioè il massacro genocida sacro era iniziato il 7 ottobre e con un attacco concentrico (Hamas a sud – ovest, Hezbollà a nord, Iran fornitore di armi a oriente, Houti a sud) Israele e gli ebrei sarebbero stati cancellati.  Questo non ci deve stupire anche perché il Gran Mufti di Gerusalemme Hajj Amin al-Husseini (1895–1974) era stato un alleato di Hitler e contava nella vittoria di Rommel in Africa in modo che arrivato in Terra Santa avrebbe sgozzato tutti gli ebrei (con il consenso e l’aiuto dei musulmani).

Come già in passato (si pensi alla guerra di Kippur) Israele ha reagito e il Giad – Genocidio accompagnato da conversioni forzate – è stato fermato. E’ chiaro che quanto accaduto ieri potrà ripetersi domani se non si verificheranno almeno le seguenti condizioni.

  1. Gli arabi della Palestina e i loro capi Rinuncino apertamente all’idea del Giad e quindi alla cancellazione degli ebrei e di Israele;
  2. I capi salvino i bambini musulmani, iniziando un processo di educazione delle giovani generazioni arabo palestinesi all’amore e non all’odio verso gli ebrei: i miliziani di Hamas di oggi sono i bambini indottrinati in passato (si faccia la ricerca su internet).
  3. I capi spirituali di tutto il mondo islamico facciano una dichiarazione chiara e netta con cui affermano che il Giad appartiene al passato e non può più essere applicato oggi e in futuro e chiedano perdono per quanto da loro fatto.
  4. I capi spirituali affermino che gli ebrei non sono dhimmi e che gli arabi che dimorano nello Stato d’Israele hanno diritto alla cittadinanza nella misura in cui rinunciano a fare atti di violenza nei confronti dello Stato e della sua popolazione: hanno una rappresentanza nel parlamento!
  5. Rinuncia a raccontare menzogne e dire solo ed esclusivamente la verità (confermata dalle fonti)
  6. Così come la Chiesa cattolica ha chiesto perdono per tutte le violenze fatte agli ebrei nella storia, così devono fare oggi i più alti rappresentanti dell’Islam nei confronti degli ebrei e di Israele: una lunga lettera con gli attentati e le vittime è disponibile (superiore a quella del 7 ottobre)
  7. L’idea del Giad (Genocidio e conversione all’Islam) non è in nessun modo applicabile oggi verso gli ebrei, ma neanche verso gli altri popoli. I popoli cristiani si sentono oggi al sicuro, ma il rapido aumento della popolazione araba musulmana finirà per mettere in minoranza quella cristiana, già oggi evidente.

Se verranno accettate e realizzate per un congruo periodo questi principi si potrà parlare di pace – non solo tra mondo arabo e mondo ebraico e Israele, ma anche tra mondo musulmano e mondo cristiano. La situazione in diversi paesi è già oggi molto critica e sarebbe sciocco far finta che tutto proceda per il meglio. È opportuno non farsi false illusioni.

Se si guarda indietro dalla fine del primo conflitto mondiale, si noterà che gli ebrei generalmente hanno reagito alle provocazioni arabe ai loro attacchi: il setteottobre è l’ennesima volta in cui sono stati gli arabi ad attaccare.

Il popolo ebraico ha insegnato all’umanità l’idea dell’amore per il prossimo e per lo straniero (si veda Levitico 19): solo se gli arabi palestinesi e tutti gli arabi accetteranno questa idea, pace e convivenza saranno possibili.

Rav Scialom Bahbout