GAZA: REALTÀ E MITOLOGIA
L’Ebraismo si è incontrato e confrontato con molte culture nel corso dei secoli. Tra queste la cultura greca è forse la più importante e la più tenace.
In questi tre lunghissimi anni seguiti al 7 ottobre 2023, abbiamo avuto a che fare con il negazionismo del pogrom avvenuto nel sud di Israele e con una nuova religione: il palestinesimo, che genera ed integra tuttora un antisemitismo viscerale rinato dalle sue ceneri, rafforzato da questo nuovo credo che può accusare Israele di tutti i mali del mondo, avendo un credito illimitato.
Scettici o nemici si chiedono perché Israele accetti di liberare tanti terroristi in cambio di un solo ostaggio, domanda che trova risposta in due esempi tratti dalla mitologia greca: il mito di Sisifo e quello dell’Hydra di Lerna.
Il primo narra delle vicende del re di Efira e il secondo dell’animale ucciso da Heracle (Ercole) nella sua seconda fatica.
Sisifo era un uomo molto scaltro che rivelò agli uomini un segreto di Zeus (Giove) e per questo fu condannato a portare una grossa pietra sulla cima di una montagna dove all’ultimo passo gli sfuggiva di mano, costringendolo a ricominciare sempre da capo.
L’Hydra di Lerna era un animale femmina con l’aspetto di un serpente con nove teste, di cui una immortale; l’animale era sacro alla dea Era (Giunone) che odiava Ercole.
Ecco, Israele lotta da sempre con questi due mostri: veder morire dei soldati di vent’anni per catturare dei terroristi che saranno liberati prima o poi e tornare a dar loro la caccia per ucciderli e imprigionarli di nuovo rende perfettamente l’idea.
L’Islam, da quando è nato, ha avuto per nemica la Croce e ha sempre disprezzato gli Ebrei, descritti come maiali o scimmie; da quello che vediamo attualmente la croce si sta arrendendo, mentre le scimmie non ne vogliono sapere.
Fin qui il dominio tecnologico e militare è arriso ad Israele, ma il gap va riducendosi sempre di più.
L’acme è stato raggiunto con la guerra dei sei giorni (1967), ma poi Israele è stato preso da un complesso di superiorità e le cose hanno preso una pessima strada.
Stiamo assistendo a un rovesciamento di valori che evidenzia che l’occidente non ritiene meritevoli di pietà i bimbi ebrei rapiti da Hamas mentre tutto è dovuto ai “bambini di Gaza”.
La pietà, la misericordia, tanto invocate da tutti i Papi all’Angelus non hanno dimora nel Medio Oriente in fiamme…!
E Israele continuerà a fare la fatica di Sisifo e vivrà ancora, chissà per quanto, la lotta all’Hydra di Lerna.
Nel 2024 Bruno Dardani ha scritto un libro dal titolo “Noi che la morte l’abbiamo già uccisa”. Il libro è un “j’accuse” contro i propagandisti del genocidio e gli odiatori professionali; costringe a leggere anche quello che è scomodo, puntando a risvegliare qualche coscienza dal buio di una propaganda che, paradossalmente, dopo il 7 ottobre, sembra aver unificato la parte più deteriore della cosiddetta intellighenzia, con tutti quelli in prima linea per la democrazia, ma solo quella che piace all’opposizione di sinistra.
Per avere ragione dell’Hydra, Ercole ha avuto bisogno dell’aiuto di Perseo che bruciava ogni testa del mostro che veniva tagliata. Nello stesso modo Israele avrebbe bisogno dell’aiuto di qualcuno, aiuto che in questo momento neanche gli Usa riescono a dare.
La storia di Gaza è rimasta fissa e immutabile dal decimo secolo a.C. ed ha visto passare pastori e briganti, imperi in ascesa e in declino restando se stessa anche nel nome (‘aza, dove l’apostrofo sta per la lettera ‘ain dell’alfabeto ebraico che si pronuncia come una ngh gutturale).
Gaza è una terra la cui popolazione è incline a mancare di parola (anche per un motivo religioso come la taqyya, menzogna rituale), tanto che il Profeta Amos (vissuto al tempo dei due regni di Israele e di Giuda, cioè nell’ottavo secolo a.C.) ne auspicò la distruzione esattamente come Catone il Censore auspicava la distruzione di Cartagine da parte dei Romani (celebre il detto Carthago delenda est); oggi andrebbe distrutta solo la Gaza sotterranea, ma questo è quasi impossibile.
Marco Del Monte, Ingegnere