L’ARCA DI NOE’
La piccola Arca di Noè nella quale hanno trovato riparo gli ebrei scampati alla Shoà e fuggiti dai Paesi arabi che li perseguitavano e ammazzavano sta cercando da oltre 100 anni di soppravvievre ai continui attacchi finalizzati all’ennesimo genocidio degli ebrei. Paesi enormi con popolazioni gigantesche sarebbero in pericolo per l’aggressività di Israele?! Fate il calcolo del territorio istraeliano e della popolazione e capirete quanto questa narrazione sia falsa e un’invenzione dettata solo dall’odio verso gli ebrei, iniziato con Maometto che ha massacrato tre tribù di ebrei perché non volevano convertirsi alla sua nuova religione. L’insegnamento e l’esempio di Maometto viene seguito ancora oggi. L’odio non è mai venuto meno. Dal Libano il 1° marzo del 1920 è partito l’attacco per il massacro organizzato dagli arabi del piccolo gruppo che abitava a Metula (esattamente a Tel Hai). Otto persone furono massacrate e in loro ricordo fu fondata la cittadina di Kiriàt Shmone (la città degli Otto eroi). Da molti anni la vita degli abitanti di quella cittadina viene presa di mira dai musulmani sciiti, senza alcuna ragione.
Il messaggio della Bibbia con Noè è molto chiaro: l’umanità tutta dovrebbe accettare i sette principi fondamentali universali dettati a Noè per la convivenza umana e non ci sarebbero più guerre e rivalità. Come disse il rabbino filosofo Eliahu Benamozegh al filosofo cristiano Aimè Pallier che aveva espresso il desiderio di convertirsi all’Ebraismo: non era necessario che si convertisse: bastava che rimanesse cristiano e accettasse i sette principi del Noachismo, una “religione” che precedette l’ebraismo, iniziato con Abramo. In questo modo si sarebbero potuto evitare tutte le guerre e i massacri fatti in seguito da due regioni che sono nate dall’Ebraismo (Cristiana e Musulmana). Il messaggio di pace più chiaro è dato dal racconto dell’Arca di Noè in cui il lupo e l’agnello poterono convivere senza il pericolo che il lupo mangiasse l’agnello; inoltre la fine del diluvio fu di fatto annunziato da una colomba che raccolse un ramoscello di ulivo e lo portò a Noè. Nessuno ha espresso meglio il concetto di pace come ha fatto Isaia nella sua profezia in cui annuncia che le spade verranno trasformate in aratri e le lance in falci, non si imparerà più a fare la guerra e nessun popolo alzerà la spada contro un altro popolo E il profeta conclude poi che tutti i popoli saliranno insieme sul Monte di Sion dove si rivelerà nuovamente l’Eterno.
Il nostro Giuseppe Verdi ha recepito questo messaggio e lo ha diffuso nel Nabucco con una melodia di grande nostalgia e attualità (che non a caso è stata scelta per concludere gli eventi in ricordo dell’Ottantesimo anniversario della Costituzione italiana:
Va, pensiero, sull’ali dorate;
va, ti posa sui clivi, sui colli,
ove olezzano tepide e molli
l’aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
di Sionne le torri atterrate.
O, mia patria, sì bella e perduta!
O, membranza, sì cara e fatal!
Arpa d’or dei fatidici vati,
perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
ci favella del tempo che fu!
Nostalgia per i tempi di pace in cui ogni popolo può vivere senza pensare a sottomettere gli altri o essere sottomesso, certo che salendo assieme sul Monte di Sion verrà finalmente rivelata la vera pace tra i popoli.
Rav Scialom Bahbout