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L’Alzheimer dell’ Occidente e del Mondo musulmano sciita

L’Alzheimer dell’ Occidente e del Mondo musulmano sciita

Il mondo occidentale e quello islamico orientale soffre della malattia dell’Alzheimer.  Massacri di ebrei sono stati all’ordine del giorno nell’ultimo secolo e oggi ci accorgiamo che sono stati quasi del tutto cancellati dalla memoria dei popoli che li hanno prodotti. L’antisemitismo (travestito a secondo delle esigenze con antisionismo) è tornato florido e diffuso in tutto il Mondo e chi ne fa le spese per il momento sono soprattutto gli ebrei. Musulmani e cristiani accusano gli ebrei di avere una memoria troppo lunga e di ricordare sempre il passato: la verità è che non è passato e la situazione è addirittura peggiore di quanto fu negli anni trenta del secolo scorso. E’ vero gli ebrei hanno una memoria lunga e questo solo perché gli altri popoli continuano imperterriti a massacrarli ora con le persecuzioni ora con le parole che usano solo e soprattutto per gli ebrei: i leader sono spesso i primi a dare il via questo festival di accuse e di linciaggio: Hezbollah, Hamas, Houti, Pasdaran non vengono quasi mai accusati di nulla: è facile passare dalla violenza delle parole alla violenza delle armi.

Ora qualsiasi persona che legge la storia degli ultimi cento anni si chiede: ma perché agli arabi di Palestina è stato attribuito il “titolo” di profugo, mentre agli ebrei dei paesi arabi, costretti a fuggire e a riparare altrove, no? Perché gli stupri e i massacri recenti del sette ottobre non vengono quasi mai menzionati quando si parla degli attacchi di Israele? Perché nessuno ricorda che in realtà italiani, francesi, inglesi, spagnoli portoghesi ed arabi hanno prima occupato e poi colonizzato molte terre di Africa, America ed Asia dove hanno compiuto massacri che sono stati subito archiviati. Gli arabi che si trovano in Libano, in Siria e in Terra santa sono colonizzatori che hanno fatto massacri di ebrei e non solo. E’ vero gli ebrei hanno una memoria lunga e ancora aspettano che i popoli che li hanno massacrati chiedano perdono e, soprattutto, si impegnino a non ripetere i crimini e le offese del passato.
Persecuzioni e massacri di ebrei sono stati fatti dai popoli occidentali, ma anche gli arabi musulmani non sono stati molto gentili con le comunità ebraiche: di questo ho una memoria familiare dei massacri fatti in Libia nel 1945 e dei massacri fatti a Hevron (e non solo) ancora prima nel 1929. Persone di origine ebraica si trovano nel mondo musulmano come in quello cristiano. Nel corso della storia centinaia e migliaia di ebrei sono stati costretti a convertirsi forzatamente all’Islam e al Cristianesimo: i loro discendenti meriterebbero oggi di essere nuovamente reinseriti in un percorso che li reintegri nelle società ebraiche, sia in Israele che nelle Diaspore. Ricerche approfondite sono state fatte negli ultimi anni e si tratta di migliaia di persone desiderose di tornare a unirsi al popolo ebraico e alle sue Comunità. Per includere tutti coloro che, pur essendo di matrice ebraica, difficilmente trovano spazio nelle comunità diasporiche, bisogna restituire loro i diritti che gli sono stati tolti con le conversioni forzate. Bisognerà organizzare strutture pronte ad accogliere e a inserire in un percorso serio di ritorno all’ebraismo o anche solo di vicinanza alle Comunità ebraiche coloro che lo desiderano.  In Africa, in Asia, In America ci sono tribù intere – probabilmente discendenti delle Dieci tribù disperse dagli Assiri, ma non solo- che dichiarano di essere ebrei o discendenti degli ebrei. La nascita dello Stato d’Israele in queste generazioni è un atto di giustizia e di verità: il processo di ritorno può essere realizzato soprattutto nel luogo dal quale gli ebrei sono stati deportati e dove la cultura ebraica è parte viva della vita di tutti i giorni.

Nel corso degli anni trascorsi come rabbino capo di Napoli incontrai molte persone che erano chiaramente di origine ebraicheTra le tante, ricordo che un sabato mattino si presentò in Sinagoga un gruppo di nigeriani, dotati di Tallet, lo scialle che gli ebrei usano durante le preghiere, che dichiararono di essere ebrei. Non ero al corrente della Comunità degli Igbu che vivono in Nigeria. Fummo sorpresi, ma li accogliemmo e li coinvolgemmo, per quanto possibile, nella preghiera.  Non è un evento casuale che lo Stato di Israele sia stato creato in questa epoca, dopo le persecuzioni e i massacri di duemila anni: la possibilità di comunicazione è molto più facile e sviluppata e dobbiamo solo farne uso.

Il governo d’Israele, su una idea espressa da Itzhak Ben-Zvi, secondo presidente di Israele, attivò anni fa una commissione cui fu affidato il compito di fare una ricerca a tutto campo, assegnandole il compito di individuare che fine avevano fatto i tanti ebrei che avevano calcato le terre di Europa, Africa, Asia, America. L’obiettivo non era solo quello formale di individuare che fine avessero fatto quegli ebrei, ma di creare poi un rapporto e una relazione continuativa.  Dopo la morte di Ben Zvì sono intervenute altre urgenze e questo programma ambizioso è stato messo da parte. Le cose nel frattempo sono andate avanti e si sono manifestati molti gruppi e molti singoli che hanno dichiarato di essere di origine ebraica e hanno dimostrato di seguire molti riti ebraici. Ricordo anche il racconto che mi fece rav Elio Toaff (di b.m.) sulla storia degli Ebrei di Calabria che, arrivati come minatori in Belgio, si palesarono al rabbino di Liegi come ebrei. Qual è l’approccio che è opportuno avere nel rapporto con queste comunità e singoli ritrovati? In una società che si è fatta sempre più aggressiva nei confronti degli ebrei, quali sfide e quali strategie bisogna mettere in campo perché tutto ciò non venga dimenticato.

Il popolo ebraico ha affrontato molte sfide nella propria storia: riuscirà a vincere anche questa se saprà agire con chiarezza, unità e visione.

Le nuove sfide del popolo ebraico

Per rispondere alle nuove sfide il popolo ebraico dovrà muoversi in maniera diversa dal passato, perché è in gioco il futuro stesso del popolo ebraico. Vediamo alcuni aspetti del problema.

Accoglienza

Tutti coloro che sono di origine ebraica o sono vicini al mondo ebraico e a Israele in particolare devono essere accolti con favore:

1)     La “Legge del ritorno” in Israele. A chi può essere applicata? Chi ha il diritto – dovere di interpretare le leggi in questo caso? I colonizzatori arabi che hanno conquistato la terra d’Israele nel corso della storia cacciando gli ebrei e i loro discendenti? E i discendenti dei conversos spagnoli, portoghesi, siciliani, calabresi come vanno considerati?

2)     Le tribù disperse: che decisione prendere per le centinaia di migliaia di membri di gruppi e tribù che dichiarano di essere ebrei? Solo per fare un esempio allo stato attuale si tratta di: Falashà, Falashmura (Etiopia), Abayudaya (Ugana), Igbu (Nigeria), Lemba (Sudafrica), Benè Menashè e Beta Israel (India – Asia), Benè Moshè (Perù) e tanti altri gruppi in Colombia, in Argentina e in Messico, a Maiorca ….

Lo Stato d’Israele e il Congresso Mondiale ebraico dovranno mettere in atto un progetto ampio che disponga anche delle risorse necessarie per fare una ricerca approfondita guidata da esperti nei vari campi (Storici, antropologi, studiosi delle religioni, rabbini ecc.) affinché i risultati possano essere per quanto possibile credibili e rafforzare l’unità del popolo ebraico.

Campagna contro la disinformazione

Diffondere cos’è l’ebraismo per combattere i messaggi devastanti e antisemiti sul popolo ebraico e su Israele. E’ estremamente importante diffondere quanto il popolo ebraico ha donato al Mondo e quanto Il Mondo sia allontanato dai suoi principi. In passato gli ebrei non si sono curati molto di diffondere al di fuori del mondo ebraico informazioni sulla propria cultura e religione e sui principi dell’ebraismo. In questa era è necessario occupare spazi nel mondo della comunicazione, non certo per fare opera di proselitismo attivo, ma per evitare che una immagine distorta possa incrementare l’antisemitismo.

Raccogliere e coordinare le informazioni relative a queste comunità, creare e coltivare legami continui con queste comunità e fornire una risposta adeguata alle richieste e alle domande relative al loro desiderio di identificarsi con il popolo ebraico: questo produrrà un rafforzamento del popolo ebraico in Israele e nelle Diaspore.

E’ necessario organizzare l’accoglienza: E’ arrivato il momento di includere tutti coloro che, pur essendo di matrice ebraica, difficilmente trovano spazio nelle comunità diasporiche; bisogna preparare persone e strutture pronte ad accogliere e a inserire in un percorso serio di adesione all’ebraismo o anche solo di vicinanza alle Comunità ebraiche coloro che lo desiderano.  Questo comprende: i discendenti di coloro che sono stati convertiti forzatamente al cristianesimo e all’Islam, ai membri di gruppi e tribù che in vari paesi africani, asiatici e americani dichiarano di essere discendenti degli ebrei. L’accoglienza dei Falasha e dei Benè Menashè può essere un ottimo esempio di come va affrontato il problema e come risolverlo. Ricordo che l’Italia ebraica è stata la prima Comunità che ha scoperto e accolto i Falasha come bene documentato da Carlo Alberto Viterbo nel suo libro.

Questo processo può essere realizzato soprattutto in Israele, dove la cultura ebraica è parte viva della vita di tutti i giorni.  Nel corso della storia centinaia e migliaia di ebrei sono stati costretti a convertirsi forzatamente all’Islam e al Cristianesimo: i loro discendenti meriterebbero oggi di essere nuovamente reinseriti in un percorso che li reintegri nelle società ebraiche, sia in Israele che nelle Diaspore. Ricordiamo che il popolo ebraico non ha mai legittimato la politica delle conversioni forzate, perché prevede per chi lo desidera collegarsi al progetto Noachide, cioè accettare le sette leggi di Noè, senza dover cambiare la propria religione

Rafforzare l’unità del popolo ebraico in Israele e tra Israele e le Diaspore.

Abbiamo visto quanto sia stato deleterio lo spettacolo fornito da Israele sia prima che dopo l’aggressione arabo palestinese del Setteottobre (che è ancora in corso). Gli antisemiti e anche gli estremisti musulmani non fanno alcuna distinzione tra un ebreo e un altro: per questo motivo Rabbi Avraham di Zanz, scampato alla Shoà, diceva che tutti coloro che sono stati perseguitati in quanto ebrei hanno diritto di essere considerati come ebrei.

Lo Stato d’Israele e il Congresso Mondiale ebraico dovranno mettere in atto un progetto ampio che disponga anche delle risorse necessarie per fare una ricerca approfondita guidata da esperti nei vari campi (Storici, antropologi, studiosi delle religioni, rabbini ecc.) affinché i risultati possano essere per quanto possibile credibili.

 Una campagna contro la disinformazione

Parallelamente al progetto di accoglienza, è necessario diffondere cosa è veramente l’ebraismo: non come tentano di dipingerlo i nemici del popolo ebraico con messaggi devastanti e antisemiti, senza neanche avere tentato di studiarne tutte le sue manifestazioni.  E’ estremamente importante diffondere quanto il popolo ebraico ha donato al Mondo e quanto il Mondo si sia allontanato dai suoi principi. In passato gli ebrei non si sono curati molto di diffondere al di fuori del mondo ebraico informazioni sulla propria cultura e religione e sui principi dell’ebraismo. Il popolo ebraico non ha fatto proselitismo e non lo farà in futuro, ma deve diffondere nel mondo l’idea biblica del Noachismo con le sue Sette leggi universali. Ne parla diffusamente Maimonide nel suo codice che viene rispettato sia nel mondo cristiano (Valga per tutti cosa dice San Tommaso) e in quello musulmano. La Chiesa e l’Islam, pur provenendo dall’ebraismo, hanno tradito questo messaggio e hanno costretto milioni di persone a convertirsi alla loro religione, anche a fil di spada: l’adesione al Noachismo ci avrebbe liberato dalle stragi ispirate alle religioni.

Raccogliere e coordinare le informazioni relative a queste comunità, creare e coltivare legami continui con queste comunità e fornire una risposta adeguata alle richieste e alle domande relative al loro desiderio di identificarsi con il popolo ebraico: queste produrrà un rafforzamento del popolo ebraico in Israele e nelle Diaspore e, per la caratteristica della cultura ebraica sempre impegnata nella ricerca delle innovazioni, potrebbe dare un contributo importante per modificare l’umanità tutta. Qualcuno potrebbe pensare che in fondo il contributo di una singola persona sarebbe poca cosa e non varrebbe neanche la pena impegnarsi.

Ci viene in questo caso in soccorso un’antica favola africana che racconta del giorno in cui scoppiò un grande incendio nella foresta. Tutti gli animali abbandonarono le loro tane e fuggirono spaventati. Mentre fuggiva veloce come un lampo il leone vide un colibrì che stava volando nella direzione opposta. “ Dove credi di andare?” Chiese il Re della foresta. “C’è un incendio dobbiamo scappare!”

 Il colibrì rispose: “vado al lago per raccogliere acqua nel becco da buttare sull’incendio”

Il leone sbottò: “Sei impazzito? No crederai di poter spegnere un incendio con quattro gocce d’acqua?”?!

Il colibrì ripose: “io faccio la mia parte”

Nella situazione di confusione attuale si è tentati di lasciare andare tutto e non impegnarsi in niente, perché sembra che tutto vada a rotoli. Due cose ci possono far cambiare idea: la risposta del Colibrì e la storia del popolo d’Israele, fatta di speranza e nostalgia per un futuro che sarà migliore del passato.

In chiusura, vorrei terminare citando l’inno del Nabucco di Giuseppe Verdi che, ispirandosi al salmo 137, ha espresso ed esprime tuttora la nostalgia del popolo ebraico per Sion, perché è li, che secondo le profezie, l’Umanità dovrà incontrarsi, salendo insieme quel monte. Nostalgia ancora viva, associata anche a una visione, iniziata 2600 anni or sono dopo l’esilio in Babilonia, nostalgia che non può essere espressione di una idea meramente nazionalista, ma esprime qualcosa di più profondo che alberga nel cuore e nella mente degli ebrei lungo tutta la storia ebraica.

VA PENSIERO

Va, pensiero, sull’ali dorate;
va, ti posa sui clivi, sui colli,
ove olezzano tepide e molli
l’aure dolci del suolo natal!

Del Giordano le rive saluta,
di Sionne le torri atterrate.
O, mia patria, sì bella e perduta!
O, membranza, sì cara e fatal!

Arpa d’or dei fatidici vati,
perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
ci favella del tempo che fu!

O simile di Sòlima ai fati
traggi un suono di crudo lamento,
o t’ispiri il Signore un concento
che ne infonda al patire virtù!

Va’, Pensiero, sulle tue ali d’oro
Va’ e posati sui pendii e sulle colline,
Dove profuma tiepida e deliziosa
L’aria della nostra terra natale.

Saluta le rive del Giordano,
E le torri distrutte di Sion!
Oh mia Patria, così bella ma perduta,
Oh ricordo, così caro, ma così doloroso.

Arpa d’oro dei profeti del fato,
Perché pendi silenziosa dal salice?
Riaccendi nel nostro cuore i ricordi,
Parlaci ancora della nostra Storia gloriosa!

Memore della sorte di Gerusalemme,
Fai risuonare un canto di cocente dolore,
Oppure il Signore ti ispiri una musica,
Che ci infonda la forza contro i patimenti.

Rav Scialom Bahbout