LA QUESTONE EBRAICA 88 UNA COSA SERIA
Nel suo grande libro su La questione ebraica nella società postmoderna, Emanuele Calò cita questa osservazione tratta da un saggio scritto congiuntamente da Horkheimer e Adorno: “L’antisemitismo oggi è per taluni una questione che riguarda il destino umano e, per altri, è un mero pretesto. Per i fascisti gli ebrei non sono una minoranza ma l’antirazza, il principio negativo come tale, dal cui sterminio dipende la felicità del mondo”.
“Chiunque leggesse a caso o apprendesse a caso quanto si scrive e quanto si compie oggi a proposito d’Israele – scrive Calò, a commento di questa annotazione -, avrebbe un serio imbarazzo a negare che, nel corrente stato di cose, in quella frase la parola ebrei e la parola Israele non soltanto sono intercambiabili, ma che la seconda proposizione, che riguarda lo Stato ebraico, è quella più attuale per la maggior parte dell’umanità, restia ad abbandonare una sua pratica millenaria”.
La questione è di grande importanza. Non c’è dubbio alcuno sul fatto che oggi l’antisionismo, in spaventosa crescita in tutto il mondo, sia una espressone di purissimo antisemitismo, e di nient’altro. D’altra parte, anche l’antisemitismo, per così dire, “generico”, “senza pretesti”, conosce una crescita altrettanto esponenziale, e che si tratti della stessa cosa è di palmare evidenza. Chiunque attribuisca la responsabilità del fenomeno (o, diciamo anche, se si vuole, dei due fenomeni) alle scelte dell’attuale governo dello Stato d’Israele o è in mala fede o è di una assoluta ignoranza, dal momento che mostra di ignorare che l’antisemitismo non ha mai “cause”, ma solo pretesti. Cosa avevano fatto di male gli ebrei della Transilvania o della valle del Reno, nel Medio Evo, per far sì che quelli di Spagna o Portogallo venissero massacrati? E chi ha mai realizzato pogrom contro i cattolici del Regno di Spagna come vendetta per qualcuna delle infinite guerre fatte dallo Stato pontificio? Solo parlare di questo argomento è stucchevole e noioso.
C’è però, al riguardo, una cosa importante da dire, ossia che non è stato sempre così. Ossia, se l’antisionismo di oggi è chiaramente antisemitismo, e nient’altro, non è vero che anche l’antisionismo di ieri – quando lo Stato di Israele, se non come idea e progetto, ancora non esisteva – lo sia stato.
Richiamo, al riguardo, una osservazione molto importante fatta da Rav Alfonso Arbib, lo scorso 18 maggio 2026, in occasione di una presentazione, svoltasi presso la Sinagoga Maggiore di Milano, del libro di Calò, Della Pergola, Di Segni, Lucrezi e Tagliacozzo 2126. Il futuro degli ebrei. Una delle tragedie dei nostri giorni, ha detto Arbib, è che oggi l’antisionismo è diventato un fenomeno assolutamente antisemita, mentre, in passato, esso è anche stato (e qui metto le virgolette, perché ricordo bene le parole del Rav) “una cosa seria”.
L’importanza e la verità di queste parole trovano ampia dimostrazione, per esempio, nelle pagine dedicate da Calò al famoso Bund (espressione abbreviata per indicare l’Algemeiner Yidisher Arbeiter Bund in Lite, Polyn un Rusland, ossia “Unione Generale dei Lavoratori Ebrei in Lituania, Polonia e Russia), partito socialista ebraico fondato a Vilnius nel 1897, lo stesso anno del Primo Congresso Sionista Internazionale di Basilea. Come ricorda l’autore, esso “era connotato da pilastri come la lingua yiddish e la ‘doykeit’, indicativo di ‘qui’, in opposizione al sionismo, basato sulla emigrazione in Eretz Israel, anche detta ‘aliyà’, (‘ascensione’)”.
Il partito, molto influente e rappresentativo, si sciolse – tranne una piccola minoranza – nel 1920, per entrare a far parte del Partito Comunista Sovietico (che certamente non tollerava l’esistenza di gruppi rivoluzionari indipendenti e caratterizzati su base etnica). I bundisti combatterono fortemente il sionismo, ritenuto un nemico del proletariato, in quanto (in linea con l’ortodossia marxista), consideravano la questione ebraica un sottoprodotto della più generale questione sociale mondiale. Calò ricorda che i bundisti si batterono eroicamente assieme ai sionisti nell’insurrezione del Ghetto di Varsavia: “meritano tutto il rispetto possibile”, “omaggiarli è sacrosanto, e il migliore omaggio consiste nel riportare il loro pensiero e la loro azione in modo completo”, e nel contestualizzarlo.
Sulla questione torneremo la prossima puntata, ma anticipiamo una constatazione essenziale: se certamente quella del Bund, col senno di poi, era una posizione sbagliata, esso fu certamente, per usare le parole di Rav Arbib, “una cosa seria”, a cui guardare con rispetto, a differenza di alcuni loro patetici epigoni contemporanei.
Francesco Lucrezi, storico