IL SUDARIO
da HaKol 3/6/2026
Un enorme sudario bianco, con sopra incisi i nomi dei “quasi 20.000 bambini palestinesi uccisi a Gaza”, è stato fatto sfilare, in religioso silenzio, per le strade di diverse città italiane, in manifestazioni che hanno visto la presenza di grandi moltitudini di persone, e di importanti esponenti del mondo della politica e delle istituzioni.
In un libro di recente pubblicazione, che ho avuto l’onore di scrivere insieme a Emanuele Calò, Sergio Della Pergola, Riccardo Di Segni e Luciano Baruch Tagliacozzo (2126. Il futuro degli ebrei, Ed. Sopher) ho avuto modo di spiegare come l’antisemitismo possa essere considerato una vera e propria forma di religione. Delle religioni, infatti, esso ha tutti i requisiti essenziali: durata, popolo di fedeli, verità di fede, sacerdoti, riti, cerimonie. Ho notato che può essere considerato una religione tanto teista quanto ateista, ossia con o senza un dio di riferimento, anche se è evidente che un dio c’è, sia pure non nominato, che è il dio dell’odio. E questo, indubbiamente, la distingue da tutte le altre forme di religione, che, se possono (e ben sappiamo, purtroppo, quanto spesso lo abbiano fatto) incitare all’odio, sono sempre volte, almeno in teoria, anche, o soprattutto, a promuovere forme di solidarietà, soccorso, giustizia, misericordia. La religione antisemita aborre tutte queste cose, in quanto il suo dio vuole solo una cosa, sempre la stessa: solo odio, odio purissimo, e da veicolare sempre verso gli stessi dèmoni, che, da quasi duemila anni, non fanno altro che uccidere bambini.
Questa vicenda del sudario non è che l’ennesima, macabra cerimonia voluta dai sacerdoti della religione malefica in onore del loro dio, per ribadire, davanti alla massa dei fedeli, una delle loro principali verità di fede, ossia il dogma che i dèmoni sono assetati di sangue di bambini (ieri cristiani, oggi islamici).
Ho messo la frase “quasi 20.000 bambini palestinesi uccisi a Gaza” tra virgolette, perché essa, in quanto epifania del dogma, deve essere interpretata.
In genere, quando si tratta di quantificare un danno, è umano che la parte lesa tenda ad aumentarne l’entità, mentre il presunto colpevole tenda a ridimensionarlo. Nel caso di danni a seguito di un incidente, per esempio, se la vittima dirà che essi corrispondono a una certa cifra, certamente il responsabile dirà che la cifra è più bassa, per poi, magari, giungere a una quantificazione intermedia.
Ma, nel caso in questione, tale meccanismo non mi interessa. Il dato dei “quasi 20.000 bambini uccisi”, così come quello dei “70.000 civili uccisi”, proviene da quella fonte, estremamente seria, equilibrata, imparziale e verificabile che è il cd. Ministero della Salute di Gaza. Immagino le discussioni che, nelle autorevoli stanze di quell’autorevolissimo Ministero, si saranno svolte prima di pervenire a quella cifra. Come raggiungere il numero più alto possibile, che possa però apparire, almeno a un ascoltatore non particolarmente informato, non palesemente inverosimile. 10.000? No, troppo poco. Un milione? No, troppo, e via dicendo.
In un articolo scientifico di prossima pubblicazione, scritto sulla base di criteri scientifici leggermente diversi da quelli del Ministero della Salute di Gaza, Sergio Della Pergola, probabilmente il più grande demografo del mondo, fornisce quelli che possono essere considerati i veri dati delle vittime civili del conflitto di Gaza.
Ma, in questa sede, non mi interessa la guerra delle cifre, e voglio solo dire qualcosa ai sacerdoti della religione antisemita, a proposito di questa loro ultima cerimonia. Voi avete interesse a fare crescere il più possibile il numero dei bambini palestinesi uccisi? Io, per rispetto, alle vittime, vorrei cercare invece la verità dei fatti, e francamente non considero (diversamente dal Ministero della Salute di Gaza) un bambino innocente un giovane di 18 anni armato di Kalashnikov. Ma non avrei nessuna remora ideologica ad accettare le vostre cifre, che, per me, potrebbero anche essere sbagliate per difetto. Non avrei difficoltà a dire che a Gaza siano morti non 20.000, ma duecentomila bambini, o due milioni. Per me non solo la morte, ma il semplice ferimento di un bambino innocente (così come anche di un anziano) è un dolore insopportabile, una ferita insanabile. Senza ombra di dubbio a Gaza sono morti degli innocenti, e molti di questi erano bambini. Per me – diversamente da voi – questa è una cosa terribile, e il numero conta relativamente. Se gli ebrei vittime della Shoah fossero stati, invece di sei, sessanta milioni, non penso che piangerei dieci volte di più.
Ma la responsabilità di ognuna di queste morti, sacerdoti, nessuna esclusa, ricade interamente su coloro che hanno obbligato Israele a reagire all’atroce attacco subito, per liberare gli ostaggi e smantellare l’organizzazione del terrore che voi, direttamente o meno, mostrate di appoggiare. Su coloro che hanno fatto di tutto per sacrificare, nella misura più ampia possibile, la popolazione civile, annidandosi tra di essa, costruendo i loro covi sotto gli asili e gli ospedali. È esclusivamente contro di loro che dovreste stendere il vostro sudario. Nel puntare il vostro dito accusatore nella direzione sbagliata, voi confermate semplicemente di essere corresponsabili di tutte quelle morti, come sacerdoti del vostro dio nero, che ha voluto quel tributo di sangue.
Francesco Lucrezi