STUDENTI
Lo studio rappresenta il migliore investimento per il futuro, tanto di un individuo quanto di un popolo o di una nazione. Un individuo che studia avrà molte più possibilità di affermarsi nella vita, e anche di portare beneficio alla società in cui vive.
I giovani, poi, sono essi stessi il futuro. A loro è affidato il compito di costruire un mondo migliore, e bisogna fare di tutto per aiutarli. È giusto stare sempre al loro fianco, sorreggerli, incoraggiarli, dare loro opportunità. Per questo, quando un giovane ci si rivolge, lo guardiamo in genere con maggiore simpatia di quanto facciamo con un anziano, i cui occhi, come scrisse tristemente Leopardi, diventano “muti all’altrui core”.
Bisogna fare di tutto, perciò, per aiutare i giovani a studiare, a impegnarsi, a crescere. Ed è molto bello che oggi ci siano tanti scambi tra le Università di molti Paesi, che permettono agli studenti di fare esperienza di altri luoghi e ambienti, arricchendo il loro bagaglio culturale e umano.
Ancora più bello quando vengono aiutati i giovani che, nel loro Paese di origine, hanno difficoltà a studiare, per ragioni di arretratezza, povertà, guerra, discriminazioni, persecuzioni ecc. E ce ne sono tanti.
Quando incontriamo nelle nostre città uno studente straniero, perciò, è istintivo, naturale e doveroso accoglierlo con amicizia, benevolenza, solidarietà.
Le cose sono, però, un po’ più complesse, perché non tutti gli studenti stranieri che vorrebbero venire in Italia possono farlo. Non tutti, poi, vengono aiutati nello stesso modo, e non tutti vengono trattati nello stesso modo. Gli studenti stranieri, come gli animali di Orwell, non sono tutti uguali.
Si dividono infatti in quattro categorie.
La prima è quella, tradizionale, degli Erasmus o Erasmus plus. Olandesi, francesi, turchi, tanti spagnoli (per via della lingua) eccetera. Ne ho avuti tanti come studenti. Tutti bravi ragazzi, anche se, in genere, vengono qua più in vacanza che per studiare davvero (così come, ovviamente, fanno i nostri). Ma va bene così, sono giovani.
Chiamiamo questo primo gruppo “i normali”.
Abbiamo appreso con piacere, poi, che il governo italiano ha stanziato notevoli somme per far venire in Italia un ingente numero di studenti palestinesi, a cui saranno interamente pagate (cosa che, com’è noto, non avviene con gli scambi Erasmus) tutte le spese di viaggio, studio e soggiorno. Benvenuti, e lo dico senza ironia. Riceveranno accoglienze calorosissime, saranno salutati come degli eroi, coccolati da tutti, certamente avranno sempre voti altissimi. Molti di loro verranno da Gaza, e, considerata l’altissima percentuale della popolazione civile fiancheggiatrice di Hamas, è statisticamente certo che molti di loro saranno stati coinvolti, in qualche modo, negli orrori dei terroristi. Ma molti saranno vittime incolpevoli. Nessuno ha voglia di verificare, caso per caso. Nel dubbio, quindi, benvenuti.
Chiamiamo questo secondo gruppo “gli amatissimi”.
Ho cercato se, per caso, il nostro governo abbia intrapreso qualche iniziativa analoga nei confronti di studenti ucraini, sudanesi, iraniani, afghani, nigeriani, del Bangla Dash… Anche loro hanno qualche piccolo problemino, mi sembra. Ma non ho trovato nulla. Non c’è nulla.
Chiamiamo questo terzo gruppo “gli invisibili”.
Ci sono poi – sia pure in numero sempre minore – gli studenti israeliani. In Israele, com’è noto, c’è un sistema accademico di altissimo livello, ma alcuni giovani vengono qui per vari motivi: o per compiere studi umanistici su percorsi non presenti nel loro Paese, o iniziare gli studi di medicina, per completarli poi nel loro Paese, o anche, semplicemente, per godere delle bellezze del nostro Paese. Questi giovani sono sempre più spesso insultati, aggrediti, verbalmente o fisicamente, offesi e criminalizzati non solo dai loro colleghi studenti, ma, spesso, anche dagli stessi professori. Hanno paura a uscire per strada, preferiscono stare sempre soli, devono guardarsi sempre le spalle. Sempre più spesso sono costretti a tornare a casa senza avere fatto gli esami, avendo sprecato tempo e soldi. Ricorderanno sempre il nostro Paese come una terra ostile, nemica, esattamente come i palestinesi la ricorderanno sempre come l’albero della cuccagna (se mai se ne andranno, perché è molto probabile che molti dei palestinesi resteranno qua per sempre). Come nessuno si sognerà mai di ritenere gli studenti palestinesi corresponsabili degli orrendi crimini di Hamas, o chiederà mai loro di dissociarsi pubblicamente da essi, tutti saranno graniticamente certi nel ritenere tutti i ragazzi israeliani personali perpetratori del “genocidio”, assassini, giovani vampiri assetati di sangue.
Chiamiamo il quarto gruppo, appunto, “i mostri”.
È facile prevedere che, col tempo, il numero dei normali resterà più o meno lo stesso, gli amatissimi saranno sempre di più, gli invisibili sempre gli stessi (cioè zero) e i mostri sempre di meno, fino a scomparire.
Ma niente di nuovo. Anche nel 1938 agli studenti ebrei fu impedito di iscriversi alle Università, che diventarono “judenrein”. Per ora a essere cacciati sono solo gli stranieri. Ma aspettiamo.
Francesco Lucrezi