La speranza di Israele
Uno dei testi più noti ma meno compresi è ciò che dice il profeta Ezechiele nella profezia delle ossa secche (Ezechiele 37, 1- 14). Intanto teniamo presente che nessuna profezia è stata tramandata se non aveva un valore più ampio, cioè non legato solo al tempo in cui è stata detta. Leggiamo il testo del profeta:
La mano del SIGNORE fu sopra di me, e il SIGNORE mi trasportò mediante lo Spirito e mi depose in mezzo a una valle piena d’ossa. Mi fece passare presso di esse, tutto attorno; ecco, erano numerosissime sulla superficie della valle, ed erano anche molto secche. Mi disse: «Figlio d’uomo, queste ossa potrebbero rivivere?» E io risposi: «Signore, DIO, tu lo sai». Egli mi disse: «Profetizza su queste ossa e di’ loro: “Ossa secche, ascoltate la parola del SIGNORE!” Così dice il Signore, DIO, a queste ossa: “Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e voi rivivrete;… le ossa si accostarono le une alle altre. …. ma non c’era in esse nessuno spirito…. Allora egli mi disse: «Profetizza allo Spirito, profetizza figlio d’uomo, e di’ allo Spirito: Così parla il Signore, DIO: “Vieni dai quattro venti, o Spirito, soffia su questi uccisi, e fa’ che rivivano!”». Io profetizzai, come egli mi aveva comandato, e lo Spirito entrò in essi: tornarono alla vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, grandissimo. Egli mi disse: «Figlio d’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi dicono: “Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti!” Perciò, profetizza e di’ loro: Così parla il Signore, DIO: “Ecco, io aprirò le vostre tombe, vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi ricondurrò nel paese d’Israele. Voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando aprirò le vostre tombe e vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio! E metterò in voi il mio Spirito, e voi tornerete in vita; vi porrò sul vostro suolo, e conoscerete che io, il SIGNORE, ho parlato e ho messo la cosa in atto”, dice il SIGNORE».
Il significato anche attuale di questa profezia sembra ovvio: dopo la trasformazione del popolo d’Israele in ossa secche senza vita, come avvenne quasi in tutto il periodo della lunga Diaspora, il popolo è tornato da tutti gli angoli della terra ed è tornato a vivere. Non a caso le parole la nostra speranza è svanita sono le stesse che troviamo nell’Inno dello Stato d’Israele, ma precedute dalla negazione “non”. Perché la storia d’Israele nel passato aveva fatto capire che la speranza non può mai svanire. Non è facile percepire il senso di questa profezia e applicarla ai giorni nostri, perché anche gli ebrei hanno talvolta il dubbio che si tratti di una lotta senza speranza.
Chi ha invece percepito appieno il senso di questa profezia è Mark Twain, che nell’Ottocento guidò un gruppo di pellegrini cristiani in Terra Santa e che, pur vedendo lo stato di abbandono in cui si trova la terra non esitò a scrivere queste parole:
“Se le statistiche sono corrette, gli ebrei costituiscono solo l’uno per cento della razza umana. Ciò suggerisce una nebulosa e debole nuvola di polvere di stelle persa nello splendore della Via Lattea. In realtà, degli ebrei non si dovrebbe quasi mai sentire parlare, eppure se ne sente parlare, se ne è sempre sentito parlare. Sono importanti sul pianeta quanto qualsiasi altro popolo, e la loro importanza commerciale è sproporzionata rispetto alla loro esigua mole. Anche i loro contributi all’elenco mondiale dei grandi nomi della letteratura, della scienza, dell’arte, della musica, della finanza, della medicina e del sapere astratto sono sproporzionati rispetto alla loro debolezza numerica. Hanno combattuto una battaglia straordinaria nel mondo, in tutte le epoche; e l’hanno fatto con le mani legate dietro la schiena. Potrebbero essere vanitosi di se stessi, e ne sarebbero giustificati.
Gli egizi, i babilonesi e i persiani sorsero, riempirono il pianeta di suoni e splendore, poi svanirono come materia onirica e scomparvero; i greci e i romani li seguirono, e fecero un vasto rumore, e se ne sono andati; altri popoli sono sorti e hanno tenuto alta la loro fiaccola per un certo tempo, ma si è spenta, e ora siedono nel crepuscolo, o sono svaniti. L’ebreo li ha visti tutti, li ha sconfitti tutti, ed è ora ciò che è sempre stato, senza mostrare decadenza, né infermità dovute all’età, né indebolimento delle sue facoltà, né rallentamento delle sue energie, né ottundimento della sua mente vigile e aggressiva.
Tutto è mortale tranne l’ebreo; tutte le altre forze passano, ma lui rimane. Qual è il segreto della sua immortalità?
Queste parole scritte proprio da un gentile famoso e uno dei grandi della letteratura mondiale, in un’epoca in cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul futuro di Israele, sono importanti e in sostanza sono state validate proprio dalla rinascita dello Stato d’Israele, pur tra tutte le lotte che deve affrontare giorno e notte. Come implicitamente fa capire Mark Twain il segreto dell’eternità di Israele sta nel patto eterno (Berit ‘olam) che il Signore ha stabilito con Israele.
Rav Scialom Bahbout