Contro l’antisemitismo l’Italia fa un passo avanti. Ma la divisione del Senato resta un segnale grave
L’approvazione al Senato della legge contro l’antisemitismo rappresenta senza dubbio un passo importante per l’Italia. In un tempo in cui l’odio antiebraico riemerge con forza in molte società occidentali, il Parlamento italiano ha scelto di affermare un principio fondamentale: la difesa degli ebrei e la lotta contro l’antisemitismo fanno parte dei valori irrinunciabili della democrazia.
Questo è un segnale positivo e necessario.
Ma proprio per la gravità del fenomeno e per il significato storico che l’antisemitismo ha avuto in Europa, il voto del Senato lascia anche un elemento di profonda inquietudine. Una legge che combatte l’antisemitismo avrebbe dovuto raccogliere un consenso unanime. Avrebbe dovuto unire il Parlamento, non dividerlo.
Il fatto che su questo tema vi siano stati voti contrari e numerose astensioni dimostra che in Italia esiste ancora un problema politico e culturale nel riconoscere pienamente le forme contemporanee dell’antisemitismo.
Oggi l’antisemitismo non si presenta più soltanto con i simboli e le parole del passato. Sempre più spesso assume la forma della delegittimazione sistematica dello Stato di Israele, della negazione del diritto del popolo ebraico ad avere una patria e a difendersi.
È proprio per questo che il riferimento alla definizione di antisemitismo dell’IHRA è così importante. Questa definizione, adottata da numerose democrazie occidentali, permette di riconoscere quando la critica diventa odio, discriminazione o negazione del diritto all’esistenza dello Stato ebraico.
Israele non è soltanto uno Stato come gli altri. È la patria del popolo ebraico e’ anche l’unica democrazia stabile del Medio Oriente, un Paese che difende i valori di libertà, pluralismo e stato di diritto in una regione attraversata da regimi autoritari e da movimenti estremisti.
Per questo difendere la legittimità di Israele non significa schierarsi in un conflitto geopolitico. Significa difendere un principio fondamentale: il diritto di un popolo a vivere libero e sicuro nella propria terra.
La decisione del Senato italiano va dunque nella direzione giusta. Ma la divisione politica emersa su questo voto dimostra che la battaglia culturale contro il nuovo antisemitismo è tutt’altro che conclusa.
Perché su un punto dovrebbe esserci chiarezza assoluta: la lotta contro l’antisemitismo non può essere oggetto di ambiguità politiche. Deve essere un impegno comune di tutte le forze democratiche.
Quando si tratta di difendere la dignità del popolo ebraico e la legittimità dello Stato di Israele, la democrazia non dovrebbe conoscere divisioni.