Dai patti di Abramo agli accordi di Noè
La domanda “il popolo ebraico avrà un futuro?” echeggia spesso nei dibattiti su “dove va Israele? Dove va la Diaspora?”. Non sono mancati studi e libri sull’argomento, specie dopo i periodi in cui si sono verificati i maggiori massacri di ebrei. Solo per citare i più noti: deportazioni e massacri fatti dai Romani, i massacri delle comunità ebraiche fatti dai crociati, l’inquisizione e i roghi che terminano con la cacciata degli ebrei dai territori spagnoli, le persecuzioni che hanno raggiunto il culmine con la Shoà più recente. In questa lista si pongono anche i tentativi di genocidio di comunità ebraiche fatte dai popoli arabi musulmani fin dalla comparsa dell’Islam 1600 anni or sono. La situazione è peggiorata negli ultimi 100 anni, specialmente dopo l’azione di propaganda creata dal Mufti Amin al-Husseini di Gerusalemme, orientata chiaramente alla cancellazione degli ebrei e di Israele: fan di Hitler, si allea con i nazisti e partecipa al progetto di cancellare gli ebrei di Palestina, quando Rommel avesse superato la resistenza britannica in Egitto.
Questa volta l’interrogativo è se il popolo ebraico (ovunque esso si trovi) avrà le forze e gli strumenti per superare la nuova situazione con l’esplosione nel mondo dell’antisemitismo fomentato dall’Islam, nella sua versione Sciita.
Guardare alla storia ebraica significa sempre cercare di capire qual è stata la strategia che ha permesso al popolo ebraico di superare le tante prove che avrebbero potuto comportare la sua completa estinzione e trasformarlo in una sorta di reperto archeologico, come è accaduto a molti popoli antichi.
I momenti più problematici furono la distruzione del Tempio per mano romana e la deportazione della leadership nel primo secolo; la cacciata dalla Spagna e dai territori sotto il dominio Spagnolo nel 15° secolo; la conquista della Giudea (cui Adriano darà il nome Palestina) da parte degli arabi nel settimo – ottavo secolo, che furono infine sostituiti dagli Ottomani, che la occuparono fino alla fine della prima guerra mondiale. Arrivarono quindi gli inglesi in per aver avuto il territorio come mandato dalla conferenza di Parigi seguita alla fine della I guerra mondiale. Gli abitanti della Terra Santa venivano chiamati palestinesi: mio bisnonno alla fine dell’Ottocento emigrò ancora giovane verso Gerusalemme, assieme a un folto gruppo di magrebini, dopo i massacri di Marrakesh. L’intervento ottomano rafforzerà la presenza ebraica in Galilea nell’Ottocento. La conquista e la colonizzazione dell’Islam arabo, spinge gli ebrei a tornare a Sion.
L’ebraismo ha una “riserva” di elementi che possono facilitare una resilienza insospettabile: il periodo della nascita degli Stati nazionali permette anche agli ebrei di puntare a un ritorno a Sion, come era già avvenuto in passato dopo la distruzione del Primo Tempio e la Deportazione del popolo in Babilonia.
Da una parte era necessaria un’azione rivolta alle potenze del tempo perché riconoscessero il diritto degli ebrei di Tornare a Sion (come aveva fatto l’imperatore Ciro a suo tempo), dall’altra operare affinché agli ebrei perseguitati venisse concesso di tornare in patria. La dichiarazione Balfour concedeva questo diritto, ma di fatto esso andava a cozzare contro le resistenze degli arabi. Gli ebrei avevano contribuito in maniera notevole allo sviluppo di molti paesi arabi, cosa che avrebbe dovuto essere loro riconosciuta, sia prima che dopo la dichiarazione di indipendenza d’Israele. Ciò non avvenne e anzi mentre veniva riconosciuto agli arabi di Palestina lo status di rifugiati, agli oltre 800.000 ebrei “arabi” costretti ad abbandonare i propri paesi, questo status non venne mai riconosciuto e dovettero arrangiarsi con le proprie forze. E’ urgente e necessario che l’ONU e gli Stati che ne sono membri facciano un atto di Giustizia e Verità per modificare la situazione. Sarebbe necessaria a tal fine la creazione di una Class action verso l’ONU perché ha tradito il suo mandato privilegiando solo gli arabi.
La controversia tra arabi ed ebrei oltra da avere una base nazionale, ha anche una base religiosa. E’ necessario risolvere questa “contesa” e per farlo l’Islam deve riconoscere che al tempo di Maometto ha ricevuto da parte ebraica importanti basi per costruire la propria religione. Nel contempo, non può continuare a incitare i propri fedeli a fare la Giad (genicidio) degli ebrei e degli infedeli. L’Islam Sciita (IRAN e vari gruppi minori: Hamas, Hezbollah, Houti ecc) sostengono che, poiché gli ebrei hanno peccato, loro sono i veri ebrei. Sarebbe necessario un incontro tra rappresentati delle due religioni per dirimere questa questione.
Gli sciiti (con Hamas, Iran Hezbollah) avevano come obiettivo quello di fare fallire i Patti di Abramo, pensando che questo li avrebbe esclusi dallo sviluppo e dai riconoscimenti che ne potevano derivare. Essi dimenticavano che la pace quando parte tenderà sempre ad ampliarsi e non a ridurre i propri confini. Intanto per rendere impossibile qualsiasi accordo fanno uso della Jihad met tendo incinta gli infedeli
Il contributo che il popolo ebraico può dare a questo progetto va molto oltre: una volta stabiliti e ampliati i patti di Abramo, sarà necessario fare gli Accordi di Noè: tutti gli esseri umani sono discendenti di Noè e quindi fratelli e nessuno si può considerare superiore all’altro. Questo stabilisce la Bibbia e poi confermano i Maestri del Talmud: Verità e giustizia sono un binomio inscindibile per realizzare la pace tra i popoli. I musulmani dovranno rinunciare ad applicare la Takia (la menzogna) per difendere la nazione araba musulmana. Perché dovranno invece difendere la pace. Dovranno ufficialmente rinunciare a tutte le forme di Jihad compresa quella di ingravidare le infedeli che stanno utilizzando oggi in Europa(vedi: https://www.raymondibrahim.com/03/25/2024/impregnating-infidels-another-form-of-jihad),
Solo allora la profezia di Isaia potrà davvero avverarsi e le spade saranno trasformate in vomeri.
Rav Scialom Bahbout