Dai patti di Abramo agli accordi di Noè
La domanda “il popolo ebraico avrà un futuro?” echeggia spesso nei dibattiti su “dove va Israele? Dove va la Diaspora?” Non sono mancati studi e libri sull’argomento dopo i periodi in cui si sono verificati i maggiori massacri di ebrei. Solo per citare i più noti: deportazioni e massacri fatti dai Romani, i massacri delle comunità ebraiche fatti dai crociati, l’inquisizione, i roghi e la cacciata dai territori spagnoli, prodotti dalla Chiesa, le persecuzioni che hanno raggiunto il culmine con la Shoà più recente. In questa lista si pongono anche i tentativi di genocidio che i popoli arabi musulmani hanno fatto ripetutamente da oltre 100 anni. Ogni volta l’interrogativo è se il popolo ebraico (ovunque esso si trovi) avrà le forze e gli strumenti per superare questa nuova situazione con l’esplosione nel mondo dell’antisemitismo fomentato dall’Islam, nella sua versione Sciita.
Guardare alla storia ebraica significa sempre cercare di capire qual è stata la strategia che ha permesso al popolo ebraico di superare le tante prove che avrebbero potuto comportare la sua completa estinzione e trasformarlo in una sorta di reperto archeologico, come è accaduto a molti popoli antichi.
I momenti più problematici furono la distruzione del Tempio per mano romana e la deportazione della leadership nel primo secolo; la cacciata dalla Spagna e dai territori sotto il dominio Spagnolo nel 15° secolo; la conquista della Giudea (cui Adriano darà il nome Palestina) da parte degli arabi nel settimo – ottavo secolo, sostituiti successivamente dagli Ottomani, che la occuparono fino alla fine della prima guerra mondiale. Arrivarono quindi gli inglesi in per aver avuto il territorio come mandato dalla conferenza di Parigi seguita alla fine della I guerra mondiale. Gli abitanti della Terra Santa venivano chiamati palestinesi: mio bisnonno emigrò verso Gerusalemme, assieme a un folto gruppo di magrebini, dopo i massacri di Marrakesh alla fine dell’Ottocento.
Nel 1500 Dona Gracia Mendez, marana scampata alle persecuzioni spagnole, chiede e ottiene, con l’approvazione del Sultano ottomano, un territorio per creare il primo stato ebraico in Galilea. Gli investimenti economici di Donna Gracia produrranno un notevole afflusso di abitanti (ebrei e non ebrei) dalla Siria verso la Galilea. Intanto a Safed fiorisce la Kabbalà di Rabbi Izchak Luria e Rabbi Yosef Caro scrive il codice Shulchàn Arukh la guida per gli ebrei di tutto il mondo.
La conquista e colonizzazione dell’Islam arabo, spinge gli ebrei a tornare a Sion. L’intervento ottomano rafforzerà la presenza ebraica in Galilea nell’Ottocento. La Kabbalà luriana verrà usata per dare una interpretazione mistica all’espulsione, come spinta per rinnovare il proprio impegno verso i compiti messianici assegnati a Israele: i fenomeni dei “falsi Messia” e lo sviluppo del Movimento Chassidico (e perfino il rinnovamento della nostalgia per Sion, ispirato alla kabbalà luriana, caratterizzano i secoli successivi.
L’ebraismo ha una “riserva” di elementi che possono facilitare una resilienza insospettabile che permetterà agli ebrei di presentarsi nel periodo della nascita degli Stati nazionali con le carte in regola per reagire e puntare a un ritorno a Sion come era già avvenuto in passato dopo la distruzione del Primo Tempio e la Deportazione del popolo in Babilonia.
Da una parte era necessaria un’azione rivolta alle potenze del tempo perché riconoscessero il diritto degli ebrei a Tornare a Sion (come aveva fatto l’imperatore Ciro a suo tempo), dall’altra operare affinché agli ebrei perseguitati venisse concesso di tornare in patria. Se la dichiarazione Balfour concedeva questo diritto, di f atto esso andava a cozzare contro le resistenze degli arabi: Gli ebrei avevano contribuito in maniera notevole allo sviluppo di molti paesi arabi, fatto che avrebbe dovuto essere loro riconosciuto, sia prima che dopo la dichiarazione di indipendenza d’Israele. Ciò no avvenne e anzi mentre veniva riconosciuto agli arabi di Palestina lo status di rifugiati, agli oltre 800.000 ebrei dei paesi arabi costretti ad abbandonare i propri paesi, questo status non venne mai riconosciuto e dovettero arrangiarsi con le proprie forze. È urgente e necessario che l’ONU e gli Stati che ne sono membri facciano un atto di Giustizia e Verità sono le condizioni necessarie per modificare la situazione. Sarebbe necessaria a tal fine la creazione di una Class action verso l’ONU perché ha tradito il suo mandato privilegiando solo gli arabi.
La controversia tra arabi ed ebrei oltra da avere una base nazionale, ha anche una base religiosa. E’ necessario risolvere questa “contesa” e per farlo l’Islam deve riconoscere che ha avuto da parte ebraica (al tempo di Maometto) le basi per costruire la propria religione. Nel contempo, non può continuare a incitare i propri fedeli a fare la Giad (genicidio) degli ebrei e degli infedeli. L’Islam Sciita (IRAN e vari gruppi minori: Hamas, Hezbollah, Houti ecc) sostengono che sono loro i veri ebrei e che gli ebrei avendo peccato non sono più tali. Sarebbe necessario un incontro tra rappresentai delle due religioni per dirimere questa questione.
Gli sciiti (con Hamas, Iran Hezbollah) avevano come obiettivo quello di fare fallire i Patti di Abramo, pensando che questo li avrebbe esclusi dallo sviluppo e dai riconoscimenti che ne potevano derivare. Dimenticando che la pace quando parte tenderà sempre ad ampliarsi e non a ridurre i propri confini.
Il contributo che il popolo ebraico può dare a questo progetto va molto oltre: una volta stabiliti i patti di Abramo, sarà necessario fare gli Accordi di Noè: tutti gli esseri umani sono discendenti di Noè e quindi fratelli e nessuno si può considerare superiore all’altro. Questo stabilisce la Bibbia e poi confermato dal Talmud: Verità e giustizia sono un binomio inscindibile per realizzare la pace tra i popoli. I musulmani dovranno rinunciare ad applicare la Takia (la menzogna) per difendere la nazione araba musulmana. Perché dovranno invece difendere la pace.
Solo allora la profezia di Isaia potrà davvero avverarsi e le spade saranno trasformate in vomeri.
Rav Scialom Bahbout