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AL MIO FRATELLO PIU’ GIOVANE

Oggi saluto il mio fratello più giovane,
la cui nascita era stata tanto desiderata,
lo Stato di Israele,
generato da David Ben Gurion e dai suoi compagni,
tutti eroi.
È nato quando io avevo tre anni,
e tutto il giorno giocavo per terra
nella vecchia casa scura di via Pontedera,
con le ringhiere di ferro e le persiane verdi.
Mentre io cercavo qualcosa con cui giocare,
gli eroi riuniti intorno a un microfono
davano al mondo un annuncio clamoroso:
Proprio in quel momento era avvenuto il parto,
il movimento sionista aveva partorito il nuovo Stato.
Quando sono arrivato in Israele
a bordo di una nave cargo greca,
stavo per compiere diciotto anni,
ma Israele ne aveva solo quattordici,
e la giovane età si vedeva.
Era un affascinante paese di pionieri,
dove le pochissime automobili si fermavano per darmi un passaggio,
dove uno sconosciuto ha aperto le porte di casa
per la cena e per la notte,
dove l’Università ha aperto anch’essa le porte
per una notte a Gerusalemme,
dove un camion pieno di soldati mi ha portato fino al Mar Morto
e mi ha dato una tenda per la notte
nel loro accampamento presso l’oasi di Ein Gedi.
Il nemico era dappertutto.
Al di là della recinzione a Gerusalemme ,
al di là del Kinneret, o lago di Tiberiade,
dove c’era un villaggio israeliano con ristorante di pesce
sotto il minaccioso Golan siriano.
Dove ci alzavamo alle 4 del mattino
per lavorare agli alberi di pompelmo
prima che diventasse troppo caldo.
Ogni anno, con orgoglio e con apprensione,
abbiamo celebrato il compleanno della nuova patria,
che cresceva con coraggio e con saggezza
in mezzo a mille pericoli.
E ancora oggi che si avvicina agli ottanta,
per me è sempre il mio fratello piccolino,
quello che giocava con me sul pavimento.
Caro Israele,
ti auguro altri ottanta e altri ottanta
e così via per sempre,
sempre a testa alta
sulla via della giustizia, dell’inventiva e del coraggio,
per ospitare i nostri figli
e i figli dei nostri figli
e così via
per sempre.
Rudi Lichtner, artista