La cecità e l’indifferenza dell’Europa
A partire dall’aggressione del Sette Ottobre, il popolo ebraico, e tutti coloro che hanno condiviso la gravità dell’aggressione e dei massacri fatti dai palestinesi, dovranno affrontare le sfide che il nuovo corso della storia ebraica (e non solo) impone. Tutti sanno che non è prudente essere sottoposto a ripetute radiazioni perché le radiazioni si cumulano e vengono assorbite e col tempo producono anche danni irreversibili. I membri di Hezbollah (movimento sciita musulmano) hanno lanciato dal Libano per anni migliaia di missili contro la popolazione civile di Israele e il Governo non avrebbe dovuto reagire. Le armi di Hezbollah sono sempre fornite dall’IRAN che ha posto in una piazza centrale di Teheran un mega orologio che segna quanti giorni, ore e secondi mancano alla distruzione e cancellazione di Israele. La reazione di Israele è contro le leggi internazionali, ma non i missili di Hezbollah forniti dall’Iran che è uno stato membro dell’ONU che dichiara pubblicamente che vuole distruggere un altro Stato dell’ONU. Nessuno ha sentito, nessuno ha letto e nessuno ha intuito quali sarebbero state le conseguenze. Tutti i paesi europei che hanno sentito e visto cosa accadeva non hanno mosso un dito e sono quindi corresponsabili: la cancellazione di Israele per l’Europa sarebbe un fatto auspicabile visto che crea dei problemi alla vendita del petrolio e quindi all’economia europea. Anche negli anni precedenti la II guerra Mondiale tutti vedevano, ma nessuno intervenne. Anche gli USA non intervennero immediatamente per diffendere i perseguitati (ebrei, zingari ecc), ma solo in seguito alle pressioni di Churchill. Questa volta gli ebrei e israeliani hanno deciso di difendersi di fronte al pericolo di una eliminazione totale con armi nucleari.
L’ideale ebraico è sempre stato bene espresso dalle parole dei profeti di Israele (Isaia, 2: 2-4; Michà 4: 1 -3) “: Il monte della casa del Signore si ergerà sopra la sommità dei monti …. ad esso affluiranno tutte le nazioni … e diranno: “venite che saliremo sul monte del Signore affinché ci ammaestri sulle sue vie, affinché procediamo nei suoi sentieri, perché da Sion uscirà l’insegnamento e la parola del Signore, nessun popolo alzerà la spada contro l’atro e non impareranno a fare la guerra.
I profeti di Israele hanno segnato la direzione in cui si deve muovere l’Umanità per riconoscere che, al di là delle differenze, gli uomini appartengono alla specie umana erede del Noachismo, il pensiero universale non richiede l’adesione a nessuna religione. Questo il ruolo assegnato al popolo ebraico: i profeti descrivono nella profezia che tutti i popoli saliranno al Monte di Sion non per convertirsi, ma per riconoscere la concezione ebraica del Dio unico che ripudia le guerre: anche tra i popoli che hanno riconosciuto nella Bibbia una fonte di ispirazione, nessuno ha espresso questo concetto in una forma così chiara. Il paradosso è che proprio a Sion viene contestata questa missione, mentre viene aggredito in tutti i modi anche con missili, che costringono Israele e gli ebrei a difendersi. Dal primo marzo 2009 i musulmani hanno aggredito a più riprese gli ebrei che si trovavano in Terra Santa. La città di Kiriàt Shmòne in Galilea (oggi bombardata da Hezbollah) fu fondata proprio per ricordare quell’evento.
Ricordiamo le parole di Golda Mier, primo ministro di Israele: “Agli arabi potremo perdonare tutto, ma non di averci costretto a uccidere i loro figli”.
Le azioni che dovremo fare si devono proporre due obiettivi: uno rivolto a interventi per salvaguardare il popolo ebraico, l’altro rivolto all’azione da fare verso gli altri popoli perché si avvicinino a quello che affermano i profeti di Israele (Isaia, 2: 2-4; Michà 4: 1 -3) “: Il monte della casa del Signore si ergerà sopra la sommità dei monti …. ad esso affluiranno tutte le nazioni … e diranno: “venite che saliremo sul monte del Signore affinché ci ammaestri sulle sue vie, affinché procediamo nei suoi sentieri, perché da Sion uscirà l’insegnamento e la parola del Signor, nessun popolo alzerà la spada contro l’atro e non impareranno a fare la guerra.
Mentre la Chiesa con Papa Woyita ha intrapreso una strada nuova, non può essere più rinviata la strategia per modificare l’atteggiamento dei paesi arabi e del mondo musulmano verso ali ebrei e il popolo ebraico.
Giustizia e verità sono le condizioni necessarie per modificare la situazione.
La prima azione è la creazione di una Class action verso l’ONU perché ha tradito il suo mandato e ha trascurato il danno creato a oltre 800.000 ebrei (del 1948) costretti ad abbandonare i paesi arabi nei quali erano cresciuti senza ricevere nulla. La maggior parte si trasferì in Israele e una parte minore nei paesi europei vicini. Molte di queste persone avevano delle aziende e delle attività avviate e avevano contribuito allo sviluppo dei paesi in cui si erano insediati molto prima che l’Islam li conquistasse e colonizzasse (molti di loro provenivano proprio dalla Terra Santa). Al di là del fatto che questa Class action possa produrre i suoi frutti, si tratta di un’operazione di principio, di verità. Bisogna nominare dei comitati composti da discendenti di ogni paese di origine che avranno il compito di attivarsi e di seguire tutte le procedure necessarie per chiedere le riparazioni e il rispetto dei luoghi di culto e i cimiteri ebraici in quei paesi se non sono stati distrutti. Nel caso di cimiteri profanati dovrà essere studiata, Comunità per Comunità, una forma di riparazione morale. Gli ebrei di origine “araba” sono stati troppo tempo in silenzio: il numero assai inferiore di arabi palestinesi, che hanno perso le loro case, ha occupato gli spazi mediatici, nonostante non si siano allontanato molto dal perimetro di terra in cui abitavano. Si pensi solo al viaggio di un ebreo marocchino o tunisino per arrivare In Israele o nel paese che li ha accolti. Per creare la pace innanzi tutto bisogna fare giustizia.
La seconda azione: avviare dei colloqui tra un Consesso di maestri ebrei e imam mussulmani. E’ necessario che l’Islam si esprima in maniera chiara e unitaria se permangono le norme per cui gli infedeli (ebrei, cristiani ecc.) devono essere perseguitati e decapitati oppure se queste norme sono annullate: il dialogo sarà possibile solo se l’Islam rinuncerà definitivamente di fare azioni aggressive per islamizzare il Mondo. E’ necessario che il mondo musulmano faccia i conti su come ha gestito i suoi rapporti con gli ebrei e l’ebraismo: la pace si può fare solo tra “pari” e soprattutto il Mondo musulmano deve riconoscere la gravità delle aggressioni e delle morti causate alle comunità ebraiche nel mondo. E’ necessario che venga divulgato un progetto che richiami il fatto che tutti gli esseri umani sono discendenti di Noè e quindi fratelli: nessuno si può considerare superiore all’altro. Verità e giustizia sono un binomio che va realizzato assieme alla pace. Alla fine dei conti quando si parla della necessità della pace, non si chiamano le cose con il loro nome: gli stati arabi e i palestinesi arabi non hanno mai accettato la presenza ebraica nella terra in cui ha vissuto per secoli e lo hanno aggredito da oltre 100 anni (la prima aggressione è del 1° marzo 2009, seguita da massacri a Giaffa, Hevron, ecc.). Gli arabi hanno conquistato e colonizzato quelle terre ed eliminato, convertito o costrette a emigrare le popolazioni che le abitavano. Questa pace deve coinvolgere tutti i paesi musulmani (sunniti e sciiti): nel firmare un accordo i musulmani devo dichiarare che non faranno uso della Takia, cioè la menzogna per il bene della Umma, la nazione araba musulmana. Qualcuno dirà che il progetto è utopistico, ma senza questa pace non si potrà costruire un nuovo mondo: il popolo ebraico è nel mondo per realizzare il progetto dei profeti.
L’azione rivolta al popolo ebraico (in Israele e nella Diaspora) deve tendere a creare una società ebraica unita e in un rapporto positivo e creativo con la società non ebraica. Tutte le risorse che oggi vengono usate per fare la guerra (le spade nel linguaggio profetico) dovranno essere utilizzate per migliorare la vita delle persone con progetti che creino nuovi lavori e opportunità. Israele ha dimostrato capacità di inventiva e creativa e gli altri popoli potranno prendere a modello proprio quanto fatto da Israele e cercare di fare meglio. Sarà opportuno fare un referendum tra la popolazione per capire se vogliono continuare a odiare gli ebrei o a creare assieme a loro una società migliore per tutti. Educare i giovani ad amare gli ebrei e gli ebrei ad amare i musulmani. Educare all’amore e non all’odio come è stato fatto fino ad ora. Il collegamento deve essere tramite la figura di Abramo e quella di Noè. Il primo tassello sarà quello di convincere gli ebrei ad applicare la mitzvà di ahavat Israel, amare ogni ebreo, quale che sia il suo modo di porsi davanti alla realtà e alla tradizione: Si possono avere opinioni diverse, ma non per negare il diritto degli altri ebrei ad esprimersi nel modo che risponde meglio al loro carattere.
Molti popoli sono scomparsi perché non hanno avuto una continuità linguistica. I Maestri hanno detto che gli ebrei si sono salvati in Egitto e sono quindi usciti perché hanno conservato la propria lingua. Questo è accaduto lungo tutta la storia ebraica. La lingua è sempre stata il veicolo più importante per trasmettere la cultura. Lo Stato di Israele ha svolto bene questa missione ampliando occasioni e strumenti per l’insegnamento della lingua ebraica. Potrà certamente fare di più oggi con i mezzi digitali ed elettronici che la tecnologia moderna ha sviluppato.
Diffondere la lingua ebraica all’interno del mondo ebraico: non essedo stati popolo colonizzatore (come gli arabi, gli inglesi, i francesi, gli italiani e gli spagnoli) gli ebrei non hanno mai imposto la propria lingua, fatto che ha comportato la traduzione della Bibbia in quasi tutte le lingue del mondo. L’uso della lingua ebraica era in sostanza rimasto relegato alla preghiera, alla cultura, ai contratti e ai libri di storia e di giurisprudenza. Gli ebrei non sono mai stati colonizzatori: cacciati e deportati dalla loro terra sono infine tornati alla propria terra, come profetizzato nella Bibbia.
Incrementare lo studio dei testi sacri. Israele sono state create università e Accademie di studi rabbinici, Centri di Studio aperti per ricevere ebrei e non ebrei: studenti della diaspora fanno corsi di perfezionamento in Israele, cosa che non avveniva in questa misura prima della fondazione. Molte comunità hanno creato dei propri centri di studio proprio in Israele. Anche l’Italia in ogni comunità di media grandezza dovrebbe aprire una Yeshivà ketanà, stabilendo nei propri programmi periodi di studio per i propri allievi in Israele (utilizzando varie sedi create dall’Agenzia ebraica a questo scopo)
- Raggiungere il maggior numero di persone che sono di origine ebraica, i conversos, convertiti forzatamente al cristianesimo o all’Islam, affinché i loro ascendenti possano godere del fatto che i loro discendenti possano infine tornare a seguire in una forma più chiara e palese le tradizioni ebraiche. Esistono molti modi per raggiungere queste persone e in un certo senso dovrebbe far parte dei doveri di ogni ebreo.
Raccogliere tutte le tribù ebraiche disperse (Falashmura, Igbu, Lemba ecc): esistono delle ricerche in merito a tutti i gruppi che sostengono di essere di origine ebraica e di essere proprio ebrei. Per inciso, quando ero rabbino di Napoli, è successo a me di accogliere dei nigeriani appartenenti agli Igbu che si erano presentanti in Sinagoga, dotati di tallet e che volevano prendere parte alle preghiere pubbliche. Non ero al corrente della Comunità degli Igbu che vivono in Nigeria. Nella sorpresa generale li abbiamo accolti e messi a loro agio: li coinvolgemmo in qualche modo nella Tefillà. Non è un evento casuale che lo Stato di Israele sia stato creato in questa epoca, dopo le persecuzioni e i massacri di duemila anni.
Questo è un campo in cui si è fatto poco o niente: una commissione del Governo di Israele ha analizzato la situazione oggi ed ha ottenuto dei risultati molto interessanti: milioni di persone sono di origine ebraica e molte potrebbero essere interessate a trasferirsi in Israele o in altre Comunità ebraiche del Mondo. Questa azione deve essere fatta di comune accordo tra Diaspora e Israele. Molte di queste persone non hanno mai rinunciato al loro diritto di ritorno alla terra dei padri. Lo Stato di Israele è l’unico stato che riconosce questo diritto: d’altra parte gli ebrei del mondo arabo sarebbero rimasti volentieri nei loro paesi natii se non fossero stati perseguitati. Lo stesso valga per le centinaia di migliaia di ebrei spagnoli cacciati a varie riprese dalla Spagna, dove hanno lasciato vestigia molto importanti. Quindi è giusto che Israele ne tenga conto. Non dimentichiamo che i paesi europei (Spagna, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Italia hanno colonizzato paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina trasferendo una parte della propria popolazione nei paesi conquisati.
Il fatto più importante è trasmettere una immagine vera di ciò che ha realizzato nella storia il popolo ebraico e oggi in particolare in Israele, nonostante le aggressioni continue sia nei confoni dello Stato sia all’estero. La sensazione con cui un bambino va a dormire in Israele è che non sa se vedrà la luce del sole il giorno dopo.
Gli aggressori del Setteottobre hanno ricevuto una educazione all’odio fin dai tempi delle scuole primarie: educare i bambini ad amare e non a odiare è la condicio sine qua non per risolvere il conflitto.
Organizzare l’accoglienza per includere tutti coloro che, pur essendo di matrice ebraica, difficilmente trovano spazio nelle comunità diasporiche; bisogna preparare persone e strutture pronte ad accogliere e a inserire in un percorso serio di adesione all’ebraismo o anche solo di vicinanza alle Comunità ebraiche coloro che lo desiderano. Questo comprende: i discendenti di coloro che sono stati convertiti forzatamente al cristianesimo e all’Islam, ai membri di gruppi e tribù che in vari paesi africani, asiatici e americani dichiarano di essere discendenti degli ebrei. Questo processo può essere realizzato soprattutto in Israele, dove la cultura ebraica è parte viva della vita di tutti i giorni. Nel corso della storia centinaia e migliaia di ebrei sono stati costretti a convertirsi forzatamente all’Islam e al Cristianesimo: i loro discendenti meriterebbero oggi di essere nuovamente reinseriti in un percorso che li reintegri nelle società ebraiche, sia in Israele che nelle Diaspore. Ricerche approfondite sono state fatte negli ultimi anni e si tratta di migliaia di persone desiderose di unirsi al popolo ebraico e alle sue Comunità.
Accanto a questo ruolo che può essere svolto dallo Stato d’Israele, il governo d’Israele ha attivato recentemente una commissione cui è stato affidato il compito di fare una ricerca a tutto campo per individuare che fine avevano fatto i tanti ebrei che pure avevano calcato le terre di Europa, Africa, Asia, America. L’obiettivo di Itzhak Ben-Zvi, secondo presidente di Israele, che lanciò il progetto, non era solo quello formale di individuare che fine avessero fatto quegli ebrei, ma di creare poi un rapporto e una relazione continuativa. Dopo la morte di Ben Zvì questo programma ambizioso è stato messo da parte. Le cose nel frattempo sono andate avanti e si sono manifestati molti gruppi e molti singoli che hanno dichiarato di essere di origine ebraica e hanno dimostrato di seguire molti riti ebraici. Qual è l’approccio che è opportuno avere nel rapporto con queste comunità ritrovate? In una società che si è fatta sempre più aggressiva nei confronti degli ebrei, quali sfide e quali strategia mettere in campo per non essere eliminati dal discorso culturale, religioso e politico?
Per rispondere a queste sfide il popolo ebraico deve muoversi in maniera diversa dal passato, deve affrontare molte sfide e tra le altre in particolare:
La prima sfida: l’accoglienza.
Tutti coloro che sono di origine ebraica o sono vicini al mondo ebraico e a Israele in particolare devono essere accolti con favore: a chi può essere applicata la “legge del ritorno”? Chi ha il diritto – dovere di interpretare le leggi in questo caso? I colonizzatori arabi che hanno conquistato la terra d’Israele ne medioevo e i loro discendenti hanno più diritto degli ebrei deportati e sottoposti a conversione forzata nei paesi musulmani e in altri paesi? E i discendenti dei conversos come vanno considerati?
La domanda è più critica e complessa quando si tratta di intere “Tribù” che dichiarano di essere ebrei (Falashà, Falashmura (Etiopia), Abayudaya (Ugana), Igbu (Nigeria), Lemba (Sudafrica), Benè Menashè e Beta Israel (India – Asia), Benè Moshè (Perù) e tanti altri gruppi in Colombia, in Argentina e in Messico, a Maiorca ….
Lo Stato d’Israele e il Congresso Mondiale ebraico dovranno mettere in atto un progetto ampio che disponga anche delle risorse necessarie per fare una ricerca approfondita guidata da esperti nei vari campi (Storici, antropologi, studiosi delle religioni, rabbini ecc.) affinché i risultati possano essere per quanto possibile credibili.
Una campagna contro la disinformazione.
Diffondere cos’è l’ebraismo per combattere i messaggi devastanti e antisemiti sul popolo ebraico e su Israele. E’ estremamente importante diffondere quanto il popolo ebraico ha donato al Mondo e quando Il Mondo sia allontanato dai suoi principi. In passato gli ebrei non si sono curati molto di diffondere al di fuori del mondo ebraico informazioni sulla propria cultura e religione e sui principi dell’ebraismo. In questa era è necessario occupare spazi nel mondo della comunicazione, non certo per fare opera di proselitismo, ma per evitare che una immagine distorta possa incrementare l’antisemitismo.
Raccogliere e coordinare le informazioni relative a queste comunità, creare e coltivare legami continui con queste comunità e fornire una risposta adeguata alle richieste e alle domande relative al loro desiderio di identificarsi con il popolo ebraico: queste produrrà un rafforzamento del popolo ebraico in Israele e nelle Diaspore.
Rafforzare l’unità del popolo ebraico in Israele e tra Israele e le Diaspore: vista la tendenza ebraica di dividersi non sarà semplice: questo è un fatto importante sempre, ma specie in questa fase. Abbiamo visto quanto sia stato deleterio lo spettacolo fornito da Israele sia prima che dopo l’aggressione palestinese del Sette Ottobre (che in verità non è ancora terminata). Gli antisemiti non fanno alcuna distinzione tra un ebreo e un altro: anche gli estremisti musulmani. Per questo motivo il Rav di Zanz diceva che tutti coloro che sono stati perseguitati in quanto ebrei hanno diritto di essere considerati come ebrei, al fine della loro accoglienza in Israele. Il Tempio di Gerusalemme è stato distrutto a causa dell’odio gratuito tra i membri del popolo ebraico: le nostre generazioni devono fare tesoro di questo insegnamento.
Rav Scialom Bahbout