Attinto da FB
Ieri mattina la nostra è stata la prima delegazione di politici italiani (e una delle prime europee) ammessa a visitare il CMCC (Civil Military Coordination Center), l’organismo stabilito a fine ottobre scorso, in seguito ad una risoluzione ONU, dopo il cessate il fuoco tra Israel e Hamas, a pochi chilometri dalla Striscia di Gaza.
Nessuno parla mai di cos’è questo organismo, cosa fa, come funziona.
Ci sono 28 paesi, inclusi quelli arabi e Israele.
E, tutti insieme, lavorano alla ricostruzione di Gaza.
C’è il team che si sta occupando di rimuovere le macerie (68 milioni di tonnellate); quello che si occupa di far entrare gli aiuti umanitari e assicurarsi che arrivino alla popolazione e non a quei macellai di Hamas; quello che si occupa di bonificare i tunnel che quei macellai avevano costruito per seminare morte e distruzione; quello che si occupa della governance civile; quello che si occupa di monitorare i movimenti sospetti; quello – guidato in particolare dagli Emirati Arabi – che si occupa di costruire le case in cui andranno a vivere i palestinesi; quello che si occupa di interrompere il flusso finanziario interno a favore di Hamas. E tanti altri ancora.
Ogni team è composto da militari e civili delle 28 nazioni (in prima fila l’Italia), è lontano dal clamore mediatico stanno cercando di ricostruire in concreto.
Di far sì che Gaza, una volta eliminato Hamas, possa essere gestito dai palestinesi per i palestinesi. In autodeterminazione e senza più odio, terrore, guerre, fanatismo, ideologie di morte.
Certo, mancano ancora tasselli fondamentali: in primis la Forza di Stabilizzazione Internazionale, che dovrà gestire il disarmo di quei macellai terroristi. Indubbiamente il punto più debole di tutta l’equazione.
Ma intanto le cose procedono, senza che in Occidente praticamente nessuno ne parli.
E c’è una ragione precisa: sporcherebbe la narrazione sensazionalistica, polarizzata, “commerciale” che tanto ha funzionato. Quella della “Riviera Gaza”, e tutte le sciocchezze di cui il dibattito pubblico si nutre quotidianamente.
E che a così tanti fa comodo.
Grazie ai nostri diplomatici e militari che, come in ogni parte del mondo, fanno il loro lavoro in maniera esemplare. Viva Israele, viva la Palestina libera (da Hamas), viva la libertà e la democrazia.