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GIORNO DELLA MEMORIA 8 LE COLPE DEI FIGLI

GIORNO DELLA MEMORIA 8 LE COLPE DEI FIGLI

(da HaKol 20/1/2026)

Stiamo arrivando quindi alla fine della nostra riflessione sulla perdurante utilità della manifestazione per il Giorno della Memoria. Abbiamo espresso i motivi che rendono (o, soprattutto, in passato, hanno reso) utile ed encomiabile l’iniziativa e quelli che la possono fare apparire, dopo 26 anni, ormai superata, o controproducente. Abbiamo esposto i vari argomenti a favore e alcuni di quelli (purtroppo, a mio avviso, prevalenti) contrari.

Resta quindi da esaminare l’ultimo argomento contrario, dopo di che, nell’ultima puntata di queste mie note, indicherò quelle che, a mio modesto avviso, dovrebbero essere le condizioni minime e imprescindibili per potere ancora organizzare o partecipare a manifestazioni per il Giorno della Memoria.

Abbiamo anticipato che il sesto e ultimo argomento contrario può essere definito “profanazione e insulto della memoria”.

Diversamente dalle puntate precedenti, stavolta esprimerò il mio pensiero attraverso un esempio.

Mettiamo che ci sia una persona che, 80 o 90 anni fa, è morta per un atto violento (per esempio, per mano della mafia, o dei terroristi). Nell’anniversario della morte, l’amministrazione municipale della città del defunto organizza, ogni anno, una cerimonia civile o religiosa, per onorare la memoria del defunto, e vengono sempre invitati, naturalmente, anche gli eredi.

Alla cerimonia partecipano parenti dei discendenti, autorità civili e religiose, semplici cittadini. Tutti osservano, come sempre in queste occasioni, un atteggiamento contrito e rispettoso, anche se, come è umano che accada, non tutti sono particolarmente coinvolti nella cerimonia. Per molti è una mera formalità, ma questo, ripetiamo, è assolutamente normale.

Mettiamo, però, che, ogni anno, nella sala della manifestazione entrino sempre degli intrusi, il cui unico scopo è quello di vilipendere la memoria del defunto, o attaccando direttamente lui, o, magari, i suoi discendenti. Dicono, o urlano, le cose più diverse: non è vero che è stato ucciso; se lo meritava, era un essere spregevole; oppure: mi dispiace per lui, ma i suoi nipoti o pronipoti sono degli assassini, dei mostri, che fanno dei crimini molto peggiori di quello perpetrato da coloro che lo uccisero; non dobbiamo commemorare lui, ma le vittime dei suoi nipoti o pronipoti. Sono solo quelle le vere vittime. Eccetera eccetera.

Qualcuno dei discendenti del defunto obietta loro, cortesemente: Signori, potete sollevare tutte le proteste e le accuse che volete, nei confronti di chiunque, quanto volete, dove volete, quando volete. Siete liberi di farlo, anche subito, nella sala qui accanto. Ma, per favore, non disturbate questa manifestazione, che è pur sempre la commemorazione di un lutto. Perché volete profanarla?

Ma quelli non demordono: No! Vogliamo protestare qui, ora. La memoria di quel defunto non vi appartiene, perché noi siamo i legittimi accusatori di quei mostri dei suoi discendenti, e abbiamo il diritto e il dovere di farlo qui. Nella Bibbia è scritto che le colpe dei padri ricadono sui figli, fino alla settima generazione, e ciò vale anche al contrario: le colpe dei figli ricadono sui padri. Quindi non ce ne andiamo, restiamo qui. Quel morto è colpevole.

Con gli anni, la folla dei contestatori si allarga sempre di più, finché la cerimonia diventa un pubblico processo contro la progenie maledetta del defunto.

Ebbene, cosa dovrebbero fare gli eredi?

Vi dico solo cosa farei io. Chiamerei gli amici, i conoscenti e le autorità e direi loro: Signori, grazie della vostra sensibilità, ma quest’anno io la messa in memoria di mio nonno non lo organizzo più, e, se la organizza qualcun altro, non ci andrò. Resterò a casa mia, da solo, e da lì rivolgerò, in silenzio e in solitudine, un pensiero alla sua memoria.

 

Francesco Lucrezi