Israele “blocca 37 ONG a Gaza”. Titolo perfetto.
Peccato che manca la verita: Dal 1° Gennaio 2026 Israele non “espelle” nessuno. Israele applica una regola elementare: la trasparenza.
Solo le ONG (Organizzazioni Non Governative) che si sono rifiutate di fornire l’elenco dei propri dipendenti palestinesi, per verificare l’assenza di legami con Hamas, vedranno revocata la licenza. Non tutte. Circa il 15%.
Il restante 85% continua a operare normalmente. Oltre il 90% degli aiuti umanitari continua ad arrivare a Gaza. Quindi NO: non è un blocco umanitario. È un filtro di sicurezza. E arriva dopo quasi 10 mesi di preavviso.
La domanda vera è un’altra: Perché alcune ONG rifiutano di dire chi lavora per loro?
Israele ha agito in base a precedenti documentati che mostrano molte organizzazioni umanitarie infiltrate, strutture civili usate come copertura, e aiuti deviati destinati a finanziare il Terrorismo. Chi conosce Gaza sa che il confine tra “civile” e “militante” è stato sistematicamente cancellato. E qui entra in gioco il grande elefante nella stanza: UNRWA. l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Medio Oriente. Secondo un rapporto dettagliato di UN Watch, dirigenti sindacali e scolastici legati a Hamas hanno influenzato per anni UNRWA dall’interno: pressioni politiche, reintegri di personale sospeso per violazioni di neutralità, rimozione di funzionari “scomodi”. Le stesse Nazioni Unite nel 2024 hanno ammesso con imbarazzo la politicizzazione dell’organizzazione. Ma, c’è un dettaglio cruciale: nessuna riforma sostanziale è stata mai attuata. E poi c’è stato il pogrom del 7 ottobre 2023, provocato da Hamas in Israele, che ha visto lo sterminio di circa 1200 israeliani ed il rapimento di 250 persone.
Un punto che molti fingono di non vedere. I filmati parlano chiaro: civili di Gaza che partecipano ai rapimenti, alle aggressioni, al saccheggio. Non casi isolati. Una collaborazione diffusa: logistica, copertura, nascondigli, casi dettagliati dove collaboratori dell’UNRWA hanno dato supporto diretto a Hamas. Davanti a tutto questo, Israele per proteggere fa una scelta semplice: Chi vuole operare a Gaza deve dimostrare di non avere legami e di non essere parte del problema. E ora il punto che nessuno vuole affrontare, ma che spiega tutto. Perché tutti i rifugiati del mondo sono gestiti dall’agenzia delle Nazioni Unite tramite l’UNHCR mentre solo i palestinesi hanno un’agenzia dedicata, appunto la UNRWA? La risposta è molto semplice, perché UNRWA non risolve, mantiene, questo carrozzone mangia-soldi!
Non integra, non reinsedia, non chiude il capitolo. Trasmette lo status di rifugiato per discendenza, all’infinito. E così, circa 700.000 rifugiati palestinesi del 1948 sono diventati oggi oltre 5 milioni. Inclusi cittadini giordani a pieno titolo. Inclusi palestinesi che vivono già sotto amministrazione palestinese. Questo non è aiuto. È perpetuazione del conflitto.
Ti do qualche numero:
UNWRA gestisce 5 milioni di rifugiati, mentre UNHCR 71 milioni.
UNWRA spende 220$ per rifugiato, UNHCR spende 121$ per rifugiato.
UNWRA ha circa 30.000 impiegati, UNHCR ne ha 16.800
L’obiettivo dell’UNWRA è mantenere ereditario lo Status di Rifugiato. L’UNHCR porta alla cessazione dello status di Rifugiato.
Il cosiddetto “diritto al ritorno” dei palestinesi, è esteso a figli, nipoti e pronipoti, ma questa non è una soluzione. È un’arma demografica. Perché applicarlo significa solo una cosa: Cancellare Israele come Stato ebraico.
Io anche sono figlio di profughi. Pensa che nel 1967, la mia famiglia, in quanto ebrea è stata cacciata a calci in culo dalla Libia, con una singola valigia, e questo destino è toccato a 800 mila ebrei che vivevano nei paesi arabi, cacciati solo perché erano ebrei.
Senza alcuna assistenza, hanno ricominciato da 0, ovunque nel mondo. La mia famiglia ha avuto la fortuna di essere accolta da uno splendido paese che è l’Italia, ma senza l’UNRWA del caso e solo rimboccandosi le maniche ha ricominciato a vivere. Ora hai capito che l’UNRWA, finanziato anche dai tuoi soldi, esiste perché rappresenta un non-accordo permanente? Israele oggi fa ciò che farebbe anche l’Italia, in quanto stato sovrano, difende la propria sicurezza. Senza fermare gli aiuti umanitari verso Gaza, chiede regole minime, affinché non si alimenti il terrorismo. Se questo viene definito “disumano”, allora la parola ha perso ogni significato. Il problema non è Israele.
Il problema è un sistema umanitario che, a Gaza, ha smesso da tempo di essere neutrale. Un sistema che curiosamente per 2 anni non ha mai visto gli ostaggi israeliani.