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IHRA funesta? Solo per gli haters

La capillare diffusione dell’ignoranza dovrebbe diventare un’emergenza nazionale. Apprendiamo dai media che il d.d.l. Del Rio vieterebbe la critica del governo israeliano, sulla scorta della definizione IHRA di antisemitismo. Al riguardo, sarebbe da ricordare che il Consiglio UE aveva emanato il 2 Dicembre 2020 una dichiarazione sulla lotta all’antisemitismo mediante l’adozione di specifiche po­litiche, dove si asserisce che il ricorso coerente alla definizione operativa legalmente non vincolante di antisemitismo dell’Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto (IHRA) per identificare degli indicatori di pregiudizio può aiutare le agenzie governative e le organizzazioni non governative a rispondere in modo più sensibile e ad identificare e rivol­gersi in modo più affidabile all’antisemitismo. Prese atto con favore del fatto che diciotto Stati membri avessero dato seguito alla dichiarazione del Consiglio del 6 dicembre 2018 approvando la definizione operativa IHRA come utile guida nell’educazione e nella preparazione; gli Stati membri che non lo avessero fatto sono invitati a farlo quanto prima.

Risulta, quindi, che anche il Consiglio dell’Unione europea, dopo il Parlamento europeo, aderisce alla definizione IHRA di antisemitismo, ricorre al termine “endorse” (approvare pubblicamente), e considera che la definizione IHRA sia la base per l’elaborazione di indicatori di pregiudizio. La definizione IHRA è stata accolta ovunque ed è il solo paradigma valido per il contrasto all’antisemitismo.

La discussione sulla definizione IHRA di antisemitismo rivela che i nostri intellettuali, dopo aver conseguito siffatto titolo in qualche contrada prestigiosa ma ignota, hanno poi deciso di dismettere lo studio. Lo dico perché, da quanto asseriscono, emerge che non sono al corrente che tale definizione è stata accolta in Italia da cinque anni, come soft law. In questi cinque anni, né in Italia né (prima o dopo) nel resto del mondo, tale definizione ha impedito di criticare il governo israeliano. Non sanno nemmeno, i nostri intellettuali, che esiste la gerarchia delle fonti, per via della quale una norma che precludesse la critica, sarebbe contraria a norme di rango superiore, nel nostro caso, la Costituzione e (anche, ma non solo) la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

L’ostilità verso tale definizione ha una ragione assai banale, Il 27 settembre 2016, il Rabbino Lord Jonathan Sacks tenne un discorso al Parlamento europeo dove disse, fra l’altro, che L’Europa attuale non riconosce che il nuovo antisemitismo è diverso dal vecchio perché ciò che prima si diceva degli ebrei oggi si dice di Israele.

Come accade tutto ciò? Accade perché l’antisemitismo fa come fanno tutti i virus per attaccare l’uomo: lo fa mutando”.

L’odio verso gli ebrei trova una sede, a torto ritenuta legittima, attraverso non la critica bensì mediante la diffamazione e mediante gli inviti, diretti o indiretti, a far fuori lo Stato d’Israele. Peccato che da cinque anni sia così anche in Italia, resta soltanto da domandarsi perché nessuno (non faccio un elenco, perché sarebbe moralmente devastante) se ne sia accorto.